Donna 2.0 – Le cattive ragazze non vogliono il paradiso

Milano - 14/03/2013 : 04/04/2013

Debutta Arena Art Gallery, una galleria nel cuore di Milano che ospiterà le migliori esposizioni d’arte moderna e contemporanea. Si apre con la mostra “Donna 2.0 – Le cattive ragazze non vogliono il paradiso”, dedicata al mondo della donna, con 5 artiste che con diverse tecniche espressive, ognuna con la propria esperienza, interpretano il tema della femminilità.

Informazioni

Comunicato stampa

Il 14 marzo 2013 debutta Arena Art Gallery, una galleria nel cuore di Milano che ospiterà le migliori esposizioni d’arte moderna e contemporanea.
Si apre con la mostra “Donna 2.0 – Le cattive ragazze non vogliono il paradiso”, dedicata al mondo della donna, con 5 artiste che con diverse tecniche espressive, ognuna con la propria esperienza, interpretano il tema della femminilità: Regina Galindo, Christiane Coppe, Francesca De Pieri, Donia Maaoui e Oriella Montin


“…un approfondimento tematico, l’analisi di ottiche visive che trattano il tema femminile in chiave contemporanea, con impertinenza e disincanto, con distacco e disillusione, con lucidità e desiderio di cambiare il mondo, insinuando dubbi sul modo di essere e di pensare, lasciando aperte questioni che ognuno di noi potrà affrontare.” (M.Vanni)



REGINA JOSÈ GALINDO
Regina José Galindo nata in Guatemala nel 1974, artista e scrittrice, una delle più giovani e audaci artiste del suo paese, usa il suo corpo come mezzo di espressione per criticare una società conservatrice e spesso ipocrita. Realizza performance che nascono dall’esigenza di amplificare il malessere del popolo nei confronti di un regime dittatoriale e ostile, che limita oltre alla libertà di espressione anche il normale svolgersi della vita quotidiana. Autrice di intense poesie che, oltre a tracciare una memoria intima e personale, denunciano la condizione femminile nel suo paese.


CHRISTIANE COPPE
Nasce a Gap in Francia nel 1961 dove frequenta il liceo artistico per poi trasferirsi a Parigi dove vive parecchi anni fino a laurearsi in marketing. Da alcuni anni si occupa di fotografia, trasmettendo nelle sue immagini il suo carattere inquieto e sempre contro corrente. Ricerca continuamente realtà e drammi nascosti dove dietro l’immagine lo spettatore vede frame di vita, di speranze e di delusioni, sempre pervase da una poetica tristezza di fondo, a volte inconsapevole, che porta il soggetto al vivere passivamente, subendo gli avvenimenti intorno a sè.


FRANCESCA DE PIERI
Francesca De Pieri nasce a Mestre, nel 1977. Per lei realizzare scatti in interni o in esterni significa muoversi in ambiti circoscritti ma sottoposti al cambiamento come i soggetti che li occupano: in continua evoluzione. Evoluzione che si subisce attraverso snaturalizzazioni, violazioni, separazioni, abbandoni. Circostanze che provocano disorientamento, frustrazione, angoscia, paura. Scopo della sua ricerca è indagare il senso di mistero che emana l’atmosfera dello spazio occupato dall’uomo in determinati momenti della sua esistenza, che avvolge anche la natura, relegata ad essere elemento ornamentale di un paesaggio in costante metamorfosi.


DONIA MAAOUI
Donia Maaoui è nata a Bruxelles (Belgio) nel 1967 da madre belga e padre tunisino.
Donia è profondamente europea nella sua vita, ma ha la Tunisia nel cuore. Nella sua opera affronta il tema della situazione delle donne musulmane, paragonate con ironia alle donne occidentali.Molto preoccupata per la condizione della donna nel mondo arabo, ha preso posizione per il caso di Sakineh in Iran, sostiene la ” Revolution del Jasmino” a Tunisi e fa parte del gruppo “Tutela della condizione delle donne tunisine” sotto il nuovo regime.
 Donia vorrebbe che il suo personaggio chiamato Lola diventasse il simbolo della donna libera e rispettata.


ORIELLA MONTIN
Nasce a Rovigo nel 1978, vive e lavora a Milano.
Si è diplomata in pittura presso la (NABA), Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Seguendo un indirizzo concettuale la sua ricerca è in bilico tra linguaggio fotografico e pittorico. Attratta dal valore simbolico degli oggetti di uso comune, l’artista lavora sull’effetto straniante, enigmatico e surreale della rappresentazione.
A ciò si aggiunge la forza di un linguaggio, in parte autobiografico, teso a scandagliare in profondità l’essenza della condizione umana.