Diversi

Belluno - 20/06/2020 : 01/08/2020

Dopo la chiusura conseguente alle norme per il contenimento del Covid-19, Museo Burel riapre le porte con il quarto atto del ciclo “Hai paura dell’uomo nero?”.

Informazioni

  • Luogo: MUSEO BUREL
  • Indirizzo: Via mezzaterra 49 - Belluno - Veneto
  • Quando: dal 20/06/2020 - al 01/08/2020
  • Vernissage: 20/06/2020 ore 16
  • Curatori: Daniela Zangrando
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: su appuntamento

Comunicato stampa

Dopo la chiusura conseguente alle norme per il contenimento del Covid-19, Museo Burel riapre le porte con il quarto atto del ciclo “Hai paura dell’uomo nero?”.
La mostra, intitolata DIVERSI, a cura di Daniela Zangrando, sarà visitabile da sabato 20 giugno a sabato 1 agosto negli spazi di via Mezzaterra 49 a Belluno.

DIVERSI si focalizza su quattro figure: Jan Fabre, Alberto Tadiello, Mungo Thomson e Gianni Secco.
Prende avvio da una successione di tanti piccoli tasselli

Si incunea sulle mostre precedenti, indagando ancora una volta il quadro concettuale complesso e stratificato che l’Om Selvarech ha rappresentato per questo primo anno di programmazione del Museo.
Fa proprio il movimento pulsante di un’umanità in marcia, forte di un’alterità che più che fisica è psicologica, intima e mentale, in grado di plasmare e formare l’idea stessa di comunità (Luca De Leva); l’affondare in pensieri caustici e sottilissimi sulla diversità (“Ci sono tanti modi di esseri umani” è frase simbolo del video di Nathaniel Mellors); il faticoso percorso di guarigione e salvezza affidato al flusso metabolico di una differenza che si fa canto, grido di giudizio e orazione, appena meno che preghiera (Francesco Fonassi).

Nelle sale del Museo, DIVERSI ha quattro fuochi. L’opera di Jan Fabre è uno spillo, quasi un tarlo, che porta avanti indisturbato e indifferente il suo compito di sconvolgimento insolitamente garbato e all’apparenza innocuo. Se i lavori di Alberto Tadiello rimbombano nello spazio ponendo l’aria sotto pressione, al limite di una rottura, Mungo Thomson sembra risolvere e diluire la densità, con la leggerezza e la noncuranza di un mago. Chi i diversi? Cosa i diversi? Quanti i diversi? Per un istante non importa. Si ha l’impressione che l’atmosfera sia incrinata. Che il centro della questione si sia già mosso. Ma c’è anche il quarto fuoco. Gianni Secco non è un artista: è un collezionista, uno studioso. Con lui la faccenda si complica ulteriormente. O forse giunge a destinazione. I pezzi scelti dalla sua collezione spostano di continuo gli sguardi. Pur stando completamente immobili, liberano la tensione. Si son piantati lì, come viventi, come superstiti. Hanno l’acutezza e la precisione di chi è impegnato in incombenze essenziali per la sopravvivenza. Nei loro occhi, però, il cenno a una rigenerazione piena di potenza e bellezza, possibile, o almeno sognabile.




DIVERSI viene completata da un apparato di approfondimento che si presenta come strumento di lettura, sintesi e apertura della mostra stessa.


Anche per questo quarto atto di “Hai paura dell’uomo nero?”, come per le precedenti mostre, Museo Burel si avvale della collaborazione di un gruppo di studenti dei Licei Renier di Belluno.