Dionisio Gonzales

Milano - 16/11/2011 : 13/01/2012

In mostra una serie di light box che sono un omaggio alla città di Venezia, luogo senza tempo intriso di contrasti che la rendono unica e allo stesso tempo immobile. Il lavoro dell’artista spagnolo è un incontro tra fotografia e architettura.

Informazioni

  • Luogo: PROJECT B GALLERY
  • Indirizzo: via Maroncelli, 7 20154 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 16/11/2011 - al 13/01/2012
  • Vernissage: 16/11/2011 ore 19-21
  • Autori: Dionisio Gonzalez
  • Generi: fotografia, arte contemporanea, personale
  • Uffici stampa: SILVIA MACCHETTO

Comunicato stampa

La galleria ProjectB presenta nel suo spazio di via Borgonuovo 3, LAS HORAS CLARAS, personale dell’artista spagnolo Dionisio Gonzalez.
In mostra a Milano una serie di light boxes che rappresentano un omaggio alla città di Venezia come archetipo del luogo senza tempo intriso di contrasti che la rendono unica e allo stesso tempo immobile.
Il lavoro di Dionisio Gonzales vuole essere un punto d’incontro tra fotografia e architettura. L’artista stampa in c-print sovrapponendo digitalmente allo scatto reale di un luogo, un progetto architettonico virtuale intimamente connesso


Il progetto Venezia nasce dall'analisi delle costruzioni proposte per la città dai più grandi architetti del '900 e mai realizzate: un omaggio postumo a quei tentativi di cambiare l'aspetto di un luogo invariato da secoli che non videro mai la luce. Dionisio Gonzalez fotografa con impressionante oggettività gli spazi che avrebbero dovuto ospitarle e con l'uso delle moderne tecniche di ritocco fotografico inserisce i rendering degli edifici ri-creandoli attraverso i disegni e i progetti originali di Le Corbusier, Frank Lloyd Wright e Louis Khan, un omaggio a Palladio e una reinterpretazione del Condominio Cicogna di Ignazio Gardella.

“Le fotografie che ho scattato sono il risultato di un grande lavoro di ricerca per individuare l'esatta collocazione di queste architetture assenti. All'inizio ho scattato semplici foto degli spazi a cui ho poi aggiunto gli edifici in tre dimensioni utilizzando non i primi progetti proposti, ma quelli che gli architetti avevano già modificato percependo le direttive della prima revisione con i committenti. In questo modo ho ovviato alla loro assenza creando una Venezia possibile, quella che Venezia avrebbe potuto essere”.