Dino Catalano

Cisterna Di Latina - 13/01/2012 : 29/01/2012

La pittura di Catalano dà luogo ad una sintesi tra linguaggio astratto e figurativo ed è caratterizzata da un’accesa matericità cromatica e da una poliedrica “frenesia” creativa.

Informazioni

  • Luogo: TEATRO SPAZIOZERONOVE
  • Indirizzo: Via Delle Regioni 10 (04012) - Cisterna Di Latina - Lazio
  • Quando: dal 13/01/2012 - al 29/01/2012
  • Vernissage: 13/01/2012 ore 20
  • Autori: Dino Catalano
  • Curatori: Fabio D’Achille
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal giovedì alla domenica dalle 18.00 alle 20.00
  • Biglietti: COSTO BIGLIETTO SPETTACOLO TEATRALE: 10 €
  • Email: eventi@madarte.it

Comunicato stampa

ARTE: I dipinti di Dino Catalano TEATRO: “Dino. Studio su un sogno”

Prosegue la collaborazione tra MAD Rassegna d’arte contemporanea a cura di Fabio D’Achille e Teatro Spaziozeronove di Fabio Ramiccia: dopo l’esposizione fotografica di Gabriele Maschio che ha accompagnato “Primi passi sulla luna” di e con Andrea Cosentino e la mostra dello street artist Andrea Forlenza (ARK8) allestita in connubio con “An oak tree” che ha visto sul palcoscenico l’Accademia degli Artefatti, venerdì 13 gennaio nel foyer/galleria del teatro sarà possibile visionare le opere pittoriche di Dino Catalano in occasione dello spettacolo teatrale “Dino

Studio su un sogno” con Bernardo Casertano, la regia e la drammaturgia di Ersilia Lombardo e Livia Castiglioni.
La pittura di Catalano dà luogo ad una sintesi tra linguaggio astratto e figurativo ed è caratterizzata da un’accesa matericità cromatica e da una poliedrica “frenesia” creativa.
Sulla poetica artistica del “pittore per caso” Dino Catalano si riporta l’interpretazione critica di Claudio Muolo:

“Nel gioco delle associazioni verbali, una parola che istintivamente assocerei alla pittura di Dino Catalano è “primavera”, forse anche condizionato dallo spettacolo a cui assisto in questo momento dalla finestra che affaccia sui Monti Lepini: l’albero di Giuda in fiore, e così il biancospino, il pruno selvatico l’odore delicato che sale dalla zagara proprio qui sotto, cui lo stridio dei balestrucci fa da colonna sonora. La primavera rappresenta un concentrato esplosivo di vita, la vita che approfitta del momento propizio per esprimere al massimo la bellezza. È un momento magico, cinetico, preceduto dalla stasi del freddo che gela e seguito da quella del caldo che secca. Dino ama definirsi un pittore per caso, e sicuramente non è unico tra gli artisti ad aver scoperto questa vocazione quando per l’appunto un caso, violento e imprevisto, ha fatto irruzione nella successione più o meno graduale degli eventi quotidiani. È, infatti, a partire da una diagnosi medica che Dino comincia a dipingere, sedici anni fa, da autodidatta. Prima di allora alcuni tentativi giovanili ma nulla di più. Da allora l’artista, che già dai primi lavori rivela uno sconcertante controllo del disegno e un grande intuito nell’uso del colore, ha dimostrato una capacità di crescita rapidissima; di fatto pare che la primavera si compia in lui quotidianamente, come se il ciclo delle stagioni si alternasse nella sua vita più volte al giorno. Costretto a momenti d’inattività che si ripetono a intervalli periodici ravvicinati, lui reagisce vivendo all’ennesima potenza, sulla tela, i momenti propizi. Tutto è attività e movimento nei suoi quadri; dove non sono le linee a creare le fughe, lo sono le scale cromatiche, personalissime e talvolta al limite dell’azzardo. Perderlo di vista per un anno equivale a perdere di vista per cinque anni un pittore che svolge la sua attività a tempo pieno; ed è inutile aspettarsi di ritrovarlo al lavoro sullo stesso tema, perché nel frattempo lo ha portato ad esaurimento ed è passato a tutt’altro. Visitare il suo atelier è un’esperienza che lascia il segno. A parte la simpatia della persona, non solo sulle pareti ma ovunque, talvolta inverosimilmente accatastate, ci sono talmente tante tele dipinte, una tale folla di meraviglie eseguite ad olio spatolato con precisione istintiva, che uscendo ci vuole del tempo per riprendersi. L’esperienza è di quelle che disorientano: si resta a lungo segnati interiormente dall’abbuffata di immagini e colori; e siccome lo spazio per muoversi è ridotto per via della massa di tele, di cui parecchie fresche e freschissime, è impossibile non rimanere “segnati” anche fuori”. (Claudio Muolo)

“Lo spettacolo “Dino. Studio su un sogno” trae ispirazione dalla lettura di un monologo di Jan Fabre
‘’Il re del plagio”, proposta da Bernardo Casertano, vincitore del Concorso Teatrale Bando Ingiusto 2011. Il personaggio monologante è un angelo, che sogna di diventare uomo. Ed è proprio dallo studio dell’angelo, del tramite tra Dio e l’uomo che è iniziata l’indagine. Molto importante è stata la lettura de ‘’La Bibbia di Gerusalemme’’, in particolar modo l’Apocalisse. Il simbolismo di cui è pregna mi ha suggerito dei punti da cui iniziare per lo studio sul personaggio e la sua storia”. (Ersilia Lombardo)
Un angelo stufo di essere un’entità superiore, irrequieto e voglioso di umanità decide di diventare un uomo e lo fa in un teatro. Il teatro è il luogo in cui uomini scimmiottano altri uomini, imitandoli, interpretandoli ed incarnandosi. L’angelo scimmiotta, imita e incarna gli umani, nello specifico entra nella storia e nella carne di Dino, che più di tutti ha quello che lui non ha: la capacità di fallire, l’imperfezione.
Al termine della rappresentazione teatrale verrà offerto un buffet al pubblico, occasione per parlare con gli artisti al fine di esaminare il lavoro appena visto, non solo per far avvicinare il pubblico al teatro, ma per far capire meglio ai teatranti cosa desidera uno spettatore.