Different shoes

Bologna - 28/01/2017 : 05/02/2017

Evento Artistico che coinvolge sei artisti, cinque critici, che affrontano cinque tematiche presentate in cinque sedi in Bologna-Italy durante Artefiera 2017.

Informazioni

Comunicato stampa

Mostra inserita nell'Evento Artistico “DIFFERENT” che coinvolge SEI artisti, CINQUE
critici, che affrontano CINQUE tematiche, presentate in CINQUE sedi espositive a Bologna
in occasione di Artefiera 2017, per favorire UN Progetto: “L'Arte per la Ricerca",
dell'Associazione CCSVI nella Sclerosi Multipla ONLUS, teso a sostenere il “diritto dei
cittadini di avere una ricerca: libera, incondizionata, indipendente”,
“Different è tutto questo,
è tutto quello che nella differenza si distingue, è diverso e rivoluzionario”
DIFFERENT ANIMALS a cura di GIULIA QUATTRINI
L’interesse e lo sguardo sull’animale ha origini antichissime nella storia dell’uomo e così nella
storia dell’arte

Il bisogno di rappresentare e riprodurre il proprio mondo a partire da ciò che lo
circondava, fu un’esigenza che l’uomo scoprì già dal periodo Paleolitico, secondo alcune correnti
di pensiero. Le prime forme d’arte sarebbero nate, dunque, parallelamente al perfezionarsi degli
utensili di pietra, all’affermarsi del fuoco e al primo manifestarsi del culto dei morti. Nelle pitture
murali delle grotte di Altamira e di Lescaux, per citare esempi vicini a noi, si trovano, infatti, graffiti
di bisonti, tori, mucche e cavalli che sorprendono ancora l’occhio e lo sguardo dell’uomo moderno.
La rappresentazione degli animali nell’arte occidentale ha accompagnato, da allora, l’evoluzione
dell’uomo nelle diverse epoche e culture: da quella simbolico-mitologica degli antichi, all’indagine
naturalistico-scientifica presente nei bestiari medievali e poi nell’Umanesimo che raggiunse l’apice
con la scoperta del Nuovo Mondo. Le grandi esplorazioni portarono alla luce anche numerose
specie di animali fino ad allora sconosciute. Sorse, quindi, la curiosità per l’esotico che indusse
molti artisti a compiere un attento studio sulle specie animali, parallelamente al crescere
dell’interesse per le scienze naturali. Esemplari di queste scoperte vennero poi avvicinati al
pubblico attraverso i giardini zoologici e i circhi della società moderna, che divennero a loro volta
fonti di ispirazione artistica e, nella contemporaneità, di interrogativi morali. Tornando alla storia
dell’arte, dalla fine dell’Ottocento e per tutto il Novecento gli animali continuarono a ispirare le
correnti artistiche: con Chagall, Picasso, Balla, per citare alcuni dei più significativi interpreti delle
avanguardie, le rappresentazioni assunsero forme che riscoprivano con un linguaggio nuovo
significati del passato o addirittura le superavano. Tornarono ad acquisire il valore simbolico delle
passioni umane, ad esempio, vennero talvolta rappresentati come vere e proprie energie vitali, o
dinamizzati dalla corrente elettrica e cinetica, oppure ridotti alla loro forma essenziale. Questo
breve excursus, che ci guiderà fino a Different_Animals, termina con esempi di esperienze di arte
contemporanea in cui l’animale esce letteralmente dal quadro. Per citarne alcuni, nel 1969 Jannis
Kounellis “espose” dodici cavalli alla galleria romana L’Attico. Con la sua azione critica egli volle
sintetizzare il conflitto tra natura e cultura, riducendo il ruolo dell’artista a mero artefice: l’opera
d’arte si realizzava, infatti, nella partecipazione e relazione tra il pubblico e l’opera stessa. Joseph
Beuys, all’incirca negli stessi anni, cercò attraverso l’esperienza artistica di re-instaurare un
legame tra uomo e animale e, più in generale, un rapporto vero e spirituale con la natura. Durante
la performance “I like America and America likes me” l’artista rimase chiuso per diverse settimane
in una galleria assieme a un coyote vivo. In una delle sue azioni performative più conosciute,
“Come spiegare i quadri a una lepre morta” Beuys ricercò lo scambio diretto di energia tra l’uomo e
l’animale. L’animale divenne il mezzo anche della controversa poetica di Damien Hirst che,
attraverso l’esposizione di pecore, mucche, squali, integri o vivisezionati, conservati in formalina,
cercò di scuotere lo spettatore e portarlo a riflettere sulla difficoltà dell’uomo ad affrontare la morte.
Per concludere, l’arte di oggi può indagare qualcosa di nuovo dopo tutto quello che è stato detto?
Parafrasando il poeta Charles Simić, se quasi tutta la poesia ci dice cose che sappiamo già, lo
stesso può valere anche per l’arte in senso più ampio. L’attenzione potrebbe allora fermarsi sullo
sguardo e le poetiche del singolo artista. Possiamo tornare a interrogarci sul fare artistico o sul
quadro come semplice oggetto estetico, in cui l’animale, a noi così familiare, diventa veicolo di
riflessione o di straniamento. Facciamolo partendo dalla constatazione che viviamo in un universo
di immagini, per cui la velocità di fruizione ci porta a prestare sempre più scarsa o volatile attenzione
a ciò che ci circonda, e, viceversa, dalla necessità di guardare per capire e per sentire. Nelle
accoglienti pareti del “salotto” Q16 le opere degli artisti riacquistano un rapporto intimo con lo
spettatore. I “limiti” della tela o del fotogramma ci restituiscono l’opportunità di fermare lo sguardo e
di stabilire una relazione personale con le diverse espressioni. Il dialogo con le identità dei singoli
artisti, Davide Ferro, Gianni Pedullà, Massimo Romani, Leonardo Santoli, Irene Zangheri, e Luigi
Dati, ci spinge anche a sperimentare ed apprezzare un’unità fatta della forza dell’immagine e
dell’esperienza relazionale con l’arte, ma anche un’unità con la maggioranza degli esseri umani e
con il mondo naturale (e animale) nel suo insieme.