Diego Perrone / Manfred Pernice
La Fondazione Morra Greco inaugura due nuove mostre personali negli spazi di Palazzo Caracciolo di Avellino: “Il sole come un gatto” di Diego Perrone e “emoZone” di Manfred Pernice.
Comunicato stampa
Fondazione Morra Greco inaugura domani, giovedì 12 marzo 2026, alle ore 17:30, due nuove mostre personali negli spazi di Palazzo Caracciolo di Avellino (Largo Proprio di Avellino, 17 Napoli):
“Il sole come un gatto” di Diego Perrone
“emoZone” di Manfred Pernice.
Le due personali si inseriscono nel programma culturale della terza edizione di EDI Global Forum, in programma dal 18 al 20 marzo 2026, dedicata alla proliferazione delle immagini nell’era digitale, e rappresentano un ideale preludio alle riflessioni del Forum.
“IL SOLE COME UN GATTO” | DIEGO PERRONE
“Il sole come un gatto” è la prima mostra istituzionale a Napoli di Diego Perrone (Asti, 1970). Per l’occasione, l’artista ha concepito un progetto site-specific di nuove produzioni per i saloni al primo piano di Palazzo Caracciolo d’Avellino. La mostra spazia attraverso diversi linguaggi e medium, muovendosi liberamente all’interno di alcuni dei motivi e repertori formali della pratica ormai ultraventennale di Perrone. Dall’immagine in movimento all’installazione ambientale e sonora, dalla fotografia alla scultura, le opere in mostra consegnano un paesaggio ideale e sinestetico che sembra eseguire il ritratto di un attimo transitorio.
Un gatto cadendo dall’alto in un cortile aggiusta il suo corpo in caduta. Le zampe rannicchiate pronte per attutire il tonfo finale. La coreografia curiosa e necessaria del suo corpo è decompressa in un video in slow motion che dà il titolo alla mostra. Il soggetto, un gatto, concentra in sé una stratificazione simbolica che attraversa epoche e culture: dalla sacralità dell’antico Egitto alla proliferazione contemporanea dei reel sui social. Per la mostra diventa animot, creatura aliena e felina, mondana e cosmica, che nella sua nudità sembra diventare riflesso di alterità o autoritratto dell’artista.
Le opere di Diego Perrone assomigliano a Perelà, uomo di fumo, alimentato dalla narrazione incessante della realtà, che scende giù dal comignolo del camino e va nel mondo con la sua essenza leggera. Come in “Pendio piovoso frusta la lingua”, 2026, reiterazione di una scultura del 2010, il corpo scultoreo setoso si estende maestoso come un pavone offeso dalla cattività. “Il Codice di Perelà” è il romanzo eletto (e dimenticato) del movimento futurista: il panegirico della tecnica si dissolve in una figura invisibile. L’immagine che supera in velocità il pensiero, “frusta la lingua”.
Alla domanda “Che cos’è la poesia?” Derrida sceglie l’immagine dell’istrice, “animale gettato in strada, assoluto, solitario, chiuso a riccio su di sé”. Un gesto compiuto – quello poetico – rinunciando alla cultura ma senza perderla, “attraversando la strada” con una “dotta ignoranza”. Il tentativo poetico attraversa la strada dei grandi discorsi, rischia di esserne schiacciato. “È quella entità preverbale che, pur reclamando la parola, al contempo vi resiste”. “Il sole come un gatto” di Diego Perrone è attraversamento sotto un sole non metafisico e assoluto, ma animale, muto e insondabile, che condensa enigmaticamente, con tenerezza e ferocia, spazio e tempo nella poesia.
DIEGO PERRONE IN DIALOGO CON EDI GLOBAL FORUM – TERZA EDIZIONE
L’esposizione accoglie il tema della proliferazione delle immagini nell’era digitale, al centro della terza edizione di EDI Global Forum. L’approccio di Perrone si basa sulla creazione di paesaggi poetici con linguaggio trasversale ed eclettico, dove parola e immagine si trasformano senza soluzione di continuità in scultura, video o fotografia. La sua poetica attraversa il mondo animale, rurale e popolare, dalla tradizione storico artistica e contadina italiana a icone cult della cultura pop, generando uno sguardo post-folk sulle rovine della tradizione e sul presente digitale.
“emoZone” | MANFRED PERNICE
“emoZone” è la prima mostra istituzionale in Italia di Manfred Pernice (Hildesheim, 1963). Nei saloni al secondo piano di Palazzo Caracciolo d’Avellino una selezione di opere dalla Collezione della Fondazione Morra Greco sono presentate per la prima volta insieme. Al terzo piano della Fondazione, un nuovo progetto site-specific, concepito in dialogo con momenti dall’architettura militare di Castel Sant’Elmo, si estende attraverso tutta la lunghezza dell’ambiente espositivo. L’installazione posizionata al terzo piano dà il titolo alla mostra. Concepita come uno spazio scultoreo a carattere immersivo, “emoZone” include opere di nuova produzione accanto a corpi di lavoro da serie preesistenti come “meinfeld/anticorpi” (2023).
Tra i marchi di fabbrica di Pernice, tra cui ricordiamo serie di lavori come i “Dosen” (cans), “Stapelungen” (piles), “Casetten” (casettes), and “Barrieren” (barriers), le opere in mostra al secondo piano segnano alcuni momenti salienti all’interno della pratica artistica trentennale di Pernice. Ripercorrendo l’articolazione formale e compositiva del suo linguaggio scultoreo, brani storici come “Dresdner Stollen” (1997), o “Bianca” (2010), sono posti in dialogo con gli spazi ricchi di storia della Fondazione Morra Greco. Attraversando più di un decennio di produzione, altre installazioni, come “Restepfanne” (2002), interagiscono con il contesto istituzionale giocando con strategie di display e alterando il percorso di mostra.
Al terzo piano, partendo dall’intenzione di disturbare, con interferenze, una comfortzone, il titolo dell’installazione evoca l’idea di una zona a statuto speciale, un campo di forze che gli spettatori sono chiamati ad attraversare fisicamente ed emotivamente. “emoZone”, come altri progetti quali “… RINO (mostra con Martin Städeli nel 2011, dedicata alla figura dello scultore Marino Marini), “fiat(lux)” (mostra allo IAC Villeurbanne nel 2013, riferita al marchio di auto italiane all’omonima espressione latina), o >accrochage< (accrocchio disordinato), è una mossa linguistica che, partendo da un pretesto materiale e figurato, mette in discussione l’atto del mostrare. Intervenendo su opere esistenti (“anticorpo 1”, 2024–2026), insieme ad altre prodotte per l’occasione, “emoZone” si configura come un’area di gioco e relax che allude agli spazi commerciali di bookshop e bar all’interno dei musei. Oltre questo campo, una serie di sculture ispirate ad architetture difensive si stagliano nello spazio, riassumendo il paradosso della contemporaneità: flussi di persone, beni e valori costantemente regolati e negoziati, dietro i quali persistono pulsioni latenti di attacco e difesa. Il progetto di mostra costituisce un punto di snodo della familiarità pluridecennale dell’artista con la città partenopea e con la Fondazione, che fin dai suoi esordi ha prestato particolare attenzione al lavoro di Manfred Pernice. MANFRED PERNICE CON emoZone IN EDI GLOBAL FORUM – TERZA EDIZIONE Il lavoro di Manfred Pernice si collega al tema della terza edizione di EDI Global Forum osservando le immagini che abitano il nostro quotidiano urbano. Dissuasori in cemento, fioriere, recinzioni da cantiere, panchine e altre infrastrutture temporanee, elementi che normalmente passano inosservati, diventano segni da guardare con attenzione. Portando in primo piano ciò che resta sullo sfondo, Pernice mette in evidenza la carica ideologica e le logiche che regolano lo spazio pubblico, la regolamentazione dei flussi di beni e persone e le logiche di controllo e valorizzazione economica. DICHIARAZIONE DI MAURIZIO MORRA GRECO, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE MORRA GRECO “Con l’apertura delle mostre di Diego Perrone e Manfred Pernice, la Fondazione Morra Greco conferma il proprio impegno nel sostenere la ricerca artistica contemporanea e nel promuovere progetti capaci di attivare un dialogo internazionale a partire da Napoli. Le due esposizioni anticipano e accompagnano la terza edizione di EDI Global Forum, rafforzando il ruolo della Fondazione come piattaforma di confronto sui linguaggi del presente. In un momento storico segnato da una continua trasformazione delle immagini e dei sistemi di comunicazione, crediamo sia fondamentale offrire al pubblico strumenti critici e occasioni di esperienza diretta dell’arte. Il nostro obiettivo è continuare a costruire uno spazio aperto, inclusivo e dinamico, in cui la produzione culturale possa contribuire in modo concreto al dibattito contemporaneo e allo sviluppo del territorio”. EDI GLOBAL FORUM - TERZA EDIZIONE Dal 18 al 20 marzo 2026, Napoli ospiterà la terza edizione di EDI – Education Integration Global Forum, il principale forum internazionale dedicato all’innovazione nell’educazione museale e alla ridefinizione del ruolo delle istituzioni culturali. Tre giorni di panel, letture, sessioni interattive, workshop collaborativi e mostre nei principali luoghi culturali della città. Con il sostegno della Regione Campania e promossa dalla Fondazione Morra Greco, questa nuova edizione di EDI Global Forum riunisce una rete internazionale composta da 94 musei e professionisti della cultura provenienti da 23 Paesi. Fin dalla sua nascita, il Forum ha dialogato con alcune delle più prestigiose istituzioni al mondo — tra cui il Metropolitan Museum of Art, la National Gallery Singapore, la Tate, il Museu de Arte de São Paulo, il Museo Nacional del Prado e il Centre Pompidou — oltre a università, fondazioni, artisti. La domanda centrale di questa edizione è al tempo stesso semplice e radicale: come possiamo imparare a guardare le immagini in modo critico nell’epoca dell’intelligenza artificiale, delle “verità alternative”, dei deep fake e della disinformazione diffusa? Viviamo immersi in un flusso continuo e accelerato di contenuti visivi che riduce la capacità di attenzione e rende sempre più difficile la concentrazione prolungata. In questo contesto, i musei non possono più limitarsi a conservare ed esporre opere d’arte: devono diventare spazi di alfabetizzazione visiva e discernimento critico. EDI introduce e promuove il concetto di slow watching: non una postura nostalgica, ma un’etica condivisa tra chi produce immagini e chi le riceve, per restituire attenzione sostenuta, senso e verità a ciò che vediamo. In un mondo visivo plasmato da algoritmi selettivi e piattaforme digitali, sono oggi artisti, fotografi, registi, designer, influencer e aziende tecnologiche a costruire attivamente la percezione collettiva. Comunicare visivamente significa orientare le emozioni e influenzare l’opinione. Info: ediglobalforum.org