Die Lichtung

Lana - 27/09/2013 : 28/09/2013

L’Essere è simile a una foresta buia e intricata, dentro la quale vaga senza poter cogliere nulla in maniera oggettiva e distaccata. Saltuariamente, tra gli alti e spessi alberi approda a un’apertura, a una «radura» (Lichtung) che gli consente di avere una visuale più ampia pur dal suo interno. Lichtung è il termine attraverso cui Martin Heidegger esprime il luogo della rivelazione e del nascondimento dell’Essere e l’impossibilità di trovare per esso una definizione determinata.

Informazioni

Comunicato stampa


La Kunsthalle Eurocenter di Lana è una piattaforma creativa, una project-room dedicata alle posizioni più interessanti della creatività contemporanea. Ospita mostre temporanee della durata di 48 ore, proposte come eventi-focus arricchiti da concerti e performance


Dopo il successo della prima stagione espositiva 2012, con le mostre di Antonio Riello, Julia Frank, Armin Blasbicher, Eusebio Terenzi



venerdì 27.09.2013 alle ore 20.00
inaugura la prima mostra prevista per il nuovo ciclo autunnale:


Die Lichtung
Fabrizio Perghem
Michele Parisi
Juri Neil

Tre artisti trentini per un progetto site-specific


a cura di Camilla Martinelli


L’Essere è simile a una foresta buia e intricata, dentro la quale vaga senza poter cogliere nulla in maniera oggettiva e distaccata. Saltuariamente, tra gli alti e spessi alberi approda a un’apertura, a una «radura» (Lichtung) che gli consente di avere una visuale più ampia pur dal suo interno. Lichtung è il termine attraverso cui Martin Heidegger esprime il luogo della rivelazione e del nascondimento dell’Essere e l’impossibilità di trovare per esso una definizione determinata.
Tra gli anni Trenta e Quaranta il filosofo tedesco abbandona la prospettiva che metteva l'Esserci al centro per collocarvi l'Essere stesso, del quale sottolinea da un lato l'inafferrabilità, l'inesauribilità, dall'altro la possibile iniziativa di rivelarsi esso stesso all'uomo. Nel 1942 polemizza anche sul concetto classico di luce vista come metafora della verità e chiarezza che ci permette di vedere le cose come sono. La prospettiva che vedeva associare la luce al concetto di verità ha accompagnato tutto il corso del pensiero occidentale; basti pensare al mito platonico della caverna, al lumen dei di Agostino, alla dialettica di Hegel come lotta vittoriosa del regno della luce contro il regno delle tenebre e, infine, alla metafora nietzscheana del sole: la luce è una metafora attraverso cui da sempre vengono pensati la verità, l’essere, Dio stesso.
Mediante un’immagine-chiave, Heidegger mette in discussione le prospettive maturate nel corso della metafisica dell'occidente, ciò per indicare che la verità non è qualcosa in piena luce, anzi, ma un effetto che proviene dal gioco fra oscurità e chiarezza.

Lichtung rinvia in tedesco alla parola Licht – luce – e al verbo lichten – diradare -. Il filosofo gioca sul doppio significato del termine, che vuol dire non solo «radura» ma anche «illuminazione». Heidegger è chiaro nel sostenere che il termine non debba essere in alcun modo associato meramente all'illuminazione fisica, reale. Egli si rifà alla fonte etimologica della parola e spiega che mentre in senso moderno il sostantivo Licht significa effettivamente luce, l'aggettivo licht significa "aperto", e che è questo il senso a cui si vuol rifare. E così anche se strettamente legata a una semantica che richiama il concetto di luce, Lichtung rimanda in realtà a uno spazio aperto e allo stesso tempo protetto, non sconfinato, non legato alla dispersione. È lo spazio libero che dal bosco sorge, il luogo dell’incontro e della compresenza di luce e oscurità, un luogo boschivo, oscuro, che è stato sfoltito e reso relativamente più accessibile alla luce. È un venire-alla-luce a partire da un’oscurità irriducibile che circonda, nasconde e protegge, un aspetto "altro" rispetto all'illuminazione, poiché a diventare importante è lo spazio deputato a ricevere la luce, non più l'illuminazione in sé, non la fonte luminosa.

Heidegger associa a questa immagine di oscurità e luce, di nascondimento e disvelamento, anche altri sensi e rimandi: il silenzio, l’eco e il suo spegnersi, il luogo di sosta a cui giungono e da cui si dipanano i sentieri, il luogo della quiete, il luogo sacro (da locus= boschetto sacro). In questa metafora troviamo fuse percezioni visive, uditive e sinestetiche ciascuna delle quali si sovrappone all’altra in una tessitura che non prevede confini precisi. La Lichtung, è così non solo un luogo, ma può essere concepita anche una disposizione nei confronti dell'opera d'arte, una sorta di svelamento legato alla luce ma che con la luce non coincide. All'essere che si rivela nella Lichtung occorre una risposta di abbandono (Gelassenheit), allora lì qualcosa accade, si percepisce.

Fabrizio Perghem, Juri Neil e Michele Parisi hanno pensato le loro opere ispirandosi alla suggestione della Lichtung heideggeriana. Le installazioni in mostra sono pensate appositamente per lo spazio espositivo, tentano di restituirci una dimensione primaria, originaria; sorgono come sprazi a cui abbandonarsi e in cui immergersi, come rivelazioni, e appunto, particolari aperture, radure, che trovano dimora nell'ampio e sconfinato spazio fisico e appartenente al senso culturale condiviso. Ci vuole una supposta attrezzatura culturale per fruire l'arte contemporanea, indubbiamente, almeno per assumere un atteggiamento di Gelassenheit ci vuole coraggio. Ma se la creatività dell'artista è mossa da un intento volto a innervare la materia d'estetica concettuale, l'oscura idea del creativo s'immette nel mondo sensibile come un elemento accessibile, in quanto aperto, illuminato ma anche protetto da un'oscurità che aiuta a definirne i margini e non lascia sconfinare all'interpretazione assoluta. Perghem, Parisi e Neil ci propongono dunque le loro radure, fornendoci l'occasione per immetterci in universi guidati dalla convinzione che l'arte debba essere sì apertura, all'interpretazione, alla fantasia, ma anche frutto di un'intenzione artistica ben precisa, e proprio in essa possa trovare i propri confini ontologici.


BIOGRAFIE artisti:


Fabrizio Perghem
Nato nel 1981 a Rovereto, a seguito del diploma conseguito presso l'Istituto d'Arte Depero di Rovereto si è laureato con una tesi in antropologia culturale presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha realizzato numerosi progetti artistici e installazioni site-specific in sedi espositive italiane ed estere: a Venezia in collaborazione con la Galleria MOdenarte in occasione del evento correlato alla 53a Biennale di Venezia (2008) e ai Magazzi del sale, Punta della Dogana (2011). Ha esposto presso lo spazio espositivo Artelier di Lugano, Svizzera (2009), realizzato un'installazione nel porto vecchio di Bari (2011) e in una cava dismessa di Ascoli Piceno (2012). Sempre nel 2012 ha esposto in Brasile a PARTE, Fiera d'arte contemporanea, Parco delle arti, San Paolo. Vive e lavora a Milano.


Michele Parisi
Nato nel 1983 a Riva del Garda, dopo il diploma presso l'Istituto d'Arte Depero di Rovereto si è laureato in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha partecipato a mostre collettive in gallerie e sedi espositive come la Galleria Vero Stoppioni, Forlì-Cesena, il Museo di Lissone, Monza, la Fondazione Zappettini di Genova e la Kunstlerhaus di Monaco di Baviera. Nel 2010 ha vinto il concorso internazionale “Centro-Periferia” ed esposto una personale presso il Teatro dei Dioscuri di Roma. L'anno successivo ha avuto luogo una personale presso la galleria Il Castello di Trento. Tra il 2012 e il 2013 ha tenuto dei workshop d'artista presso il MART di Rovereto e la Fondazione Pinacoteca Agnelli di Torino.


Juri Neil
Nato nel 1980 a Rovereto (TN), ha studiato Graphic design presso l'Istituto d'Arte Depero di Rovereto. Negli ultimi anni ha seguito workshop con artisti come Cesare Pietrogiusti e personalità come Yona Friedmann e Alberto Garutti. Nel 2011 ha sviluppato un progetto per il Museo Tridentino di Scienze Naturali, Trento, nel 2012 ha esposto in occasione della collettiva L'uomo non è una felce presso Dolomiti contemporanee, Belluno e su iniziativa dell'ex Fondazione Civica di Trento alla Galleria Bianca di Piedicastello (TN).
Vive e lavora a Patone (TN).

Mostra: Die Lichtung
Fabrizio Perghem, Michele Parisi, Juri Neil
Tre artisti trentini per un progetto site-specific

A cura di: Camilla Martinelli

Inaugurazione: 27 Settembre 2013, ore 20.00
La mostra rimane aperta sabato 28.09 dalle 11 alle 16


Musica inaugurazione: Rude O'rchestra, Dro --- (TN)


Luogo: Kunsthalle Eurocenter Lana
Via Industriale 1/5, Lana (BZ)

Comitato organizzativo: Gli artisti Arnold Mario Dall'O, Hannes Egger, Ulrich Egger.
Erwin Seppi (ES-Gallery), Camilla Martinelli (Merano Arte).

Riferimento stampa: Camilla Martinelli tel. +39 338 9332412
[email protected]


BREVE STORIA DELLA KUNSTHALLE
Il pensiero di creare un nuovo spazio espositivo per l'arte contemporanea a Lana è maturato da una riflessione portata avanti per molti anni. Nel 2012 sono state inaugurate le prime mostre, progetti che hanno riscosso molto successo di pubblico e attirato subito l'attenzione degli addetti ai lavori. Tra gli artisti che nel 2012 hanno realizzato i loro progetti ricordiamo Antonio Riello, noto artista italiano erede della corrente concettualista Sessanta-Settanta; Julia Frank, giovane artista altoatesina nata a Silandro, allieva del maestro Aron Demetz all'Accademia di Belle Arti di Carrara; Armin Blasbicher, artista, architetto e designer attivo a Bressanone, professore presso l'Università di Innsbruck e la Libera Università di Bolzano.
Lo spazio espositivo è gentilmente messo a disposizione dalla ditta Stahlbau Pichler. Partner principale della Kunsthalle è l'Assessorato alla cultura del Comune di Lana. I progetti sono realizzati grazie al sostegno della ditta Finstral e alla collaborazione di Kunst Meran Merano Arte.