De gustibus non est disputandum?

Lissone - 14/12/2013 : 26/01/2014

A latere del Premio Lissone Design, incentrato sulle tematiche connesse al Food design, viene riproposta una selezione di taglieri d’artista che gli eredi di Ico Parisi hanno donato alla città di Lissone nel 2009.

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Comunicato stampa

A latere del Premio Lissone Design, incentrato sulle tematiche connesse al Food design, viene riproposta una selezione di taglieri d’artista che gli eredi di Ico Parisi hanno donato alla città di Lissone nel 2009. L’importante e amena collezione è stata raccolta da Parisi tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta del secolo scorso. Si tratta di oltre 80 opere realizzate su tradizionali taglieri da cucina, singolari non soltanto per il supporto su cui sono realizzate ma perché costituiscono un significativo documento storico


I taglieri d’artista che Parisi ha collezionato durante la sua vita erano stati commissionati agli amici che gli facevano visita nella casa di Spurano di Ossuccio, sulle sponde del lago di Como, abitazione da lui definita “il pollaio” essendo stata ricavata dalla ristrutturazione di una rimessa di barche a cui era annesso un vecchio pollaio. La serie dei taglieri ha occupato la scala e l’ingresso di questo edificio, che aveva richiamato l’attenzione delle riviste d’architettura e di design, fino a quando la sorella di Parisi ha deciso di destinare la collezione al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone. Dalla casa di Spurano sono passati artisti, architetti, de-signer, poetici e critici, ma anche giovani creativi che erano accolti con piacere e che se ne andavano con un tagliere in mano, sollecitati dal padrone di casa a trasformalo in un’opera d’arte. Ne è nata una collezione sui generis – ma forse bisognerebbe dire “de gustibus” – che annovera interventi di Enrico Baj, Luciano Baldessari, Dadamaino, Sergio Dangelo, Gabriele De Vecchi, Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Lucio Fontana, Nato Frascà, Aldo Galli, Omar Galliani, Anaid Manoukian, Fausto Melotti, Bruno Munari, Gianfranco Pardi, Giò Ponti, Mario Radice, Mauro Reggiani, Pierre Restany, Francesco Somaini, Mauro Staccioli, Emilio Tadini, Nanda Vigo e altri ancora.
Ico Parisi (nome di battesimo Domenico Parisi), nasce a Palermo nel 1916 e muore a Como nel 1996. Personaggio di particolare rilievo nel clima culturale del Novecento, negli anni 1935-36 è attivo nello studio di Giuseppe Terragni e partecipa alla temperie che vede nascere il razionalismo italiano grazie al contributo di Pietro Lingeri, Cesare Cattaneo e, per altri versi, Alberto Sartoris, per poi trovare corrispondenza nell’attività pittorica e scultorea di un manipolo di artisti – tra cui Mario Radice, Manlio Rho, Carla Badiali, Aldo Galli e Carla Prina – che sviluppano una ricerca in ambito astratto e geometrico.
Artista poliedrico, Parisi opera come architetto e designer, guadagnandosi l’epiteto di “uomo delle utopie” in virtù delle sue idee provocatorie e ironiche, in bilico tra l’arte e l’architettura. La sua ricerca si è spesso incentrata sulla possibilità di integrare le varie discipline, coinvolgendo nei suoi progetti architettonici i più interessanti artisti dell’epo-ca. Risalgono alla fine degli anni Quaranta le sue prime costruzioni edili e la collaborazione con Fontana, Munari, Somaini e Radice nel segno della sintesi tra razionalismo e arte astratta. Nel 1968 cura la rassegna Campo Urbano a Como, alla quale partecipano Enrico Baj, Luciano Fabro e Giuseppe Chiari. Dal rapporto con Pierre Restany e Enrico Crispolti nascono invece iniziative che coin-volgono Duane Hanson, César, Chuck Close, Alberto Burri, Alik Cavaliere, Tonino Guerra, Michelangelo Antonioni, come nel caso di Operazione Arcevia Comunità Esistenziale che nel 1976 partecipa alla Biennale di Vene-zia e che tre anni dopo verrà esposta alla GNAM di Roma. Nel 1986 si tiene la prima mostra antologica a lui dedicata presso il PAC di Milano.
Dal 1995, la Pinacoteca Civica di Palazzo Volpi a Como conserva il Fondo Ico e Luisa Parisi.