Dansaekhwa

Venezia - 07/05/2015 : 15/08/2015

Curata da Yongwoo Lee e organizzata dalla Fondation Boghossian in collaborazione con Kukje Gallery, Seoul e Tina Kim Gallery, New York, Dansaekhwa è una mostra di rilievo storico. Movimento artistico fondamentale della Corea del dopoguerra, Dansaekhwa è per alcuni aspetti accostato alla tradizione occidentale del monocromo e viene alle volte tradotto come “Scuola del bianco”.

Informazioni

Comunicato stampa

Siamo lieti di presentare Dansaekhwa, come parte degli Eventi Collaterali ufficiali della 56. Esposizione Internazionale d’Arte – la Biennale di Venezia. Curata da Yongwoo Lee e organizzata dalla Fondation Boghossian in collaborazione con Kukje Gallery, Seoul e Tina Kim Gallery, New York, Dansaekhwa è una mostra di rilievo storico. Movimento artistico fondamentale della Corea del dopoguerra, Dansaekhwa è per alcuni aspetti accostato alla tradizione occidentale del monocromo e viene alle volte tradotto come “Scuola del bianco”. Ognuno degli artisti Dansaekhwa ha una filosofia unica e personale, tuttavia sono molti gli aspetti ricorrenti accomunano le loro opere

Questi includono un forte ideale estetico concentrato sull’unità tra l’artista e la natura, così come una ricerca molto raffinata nell’esecuzione del segno. Molti di questi riferimenti affondano le proprie radici nella filosofia taoista e in quella buddhista. Quest’enfasi per uno stile culturale locale venne politicizzata durante il XX secolo, quando l’identità coreana post-bellica si trovava in una condizione di mutamento radicale: è proprio in questi tempi tumultuosi che Dansaekhwa si è sviluppato, contribuendo alla formazione della storia dell’arte moderna in Corea. Nonostante sia un movimento specificamente radicato in un contesto culturale coreano, Dansaekhwa presenta delle importanti connessioni formali e concettuali con analoghi movimenti artistici in Giappone e in Occidente, tra cui: Gutai, Mono-ha ed Espressionismo Astratto.

In mostra verranno esposte le opere dei principali maestri che definirono lo sviluppo di Dansaekhwa negli anni Settanta, in modo da delineare le basi concettuali fondamentali per la comprensione di questo movimento artistico. La mostra esplora un gruppo di artisti, oggetto di un rinnovato interesse sia in Corea sia a livello internazionale, il cui lavoro di straordinaria bellezza e solido impegno politico continua ad avere una profonda influenza sull’arte contemporanea. Gli artisti partecipanti sono: Chung Chang-Sup, Chung Sang-Hwa, Ha Chong-Hyun, KIM Whanki, Kwon Young-Woo, Lee Ufan e Park Seo-Bo.

Yongwoo Lee ha organizzato questa mostra per tracciare lo sviluppo di Dansaekhwa. Se da un lato si tratta di un movimento artistico fondamentale che ha avuto influenza durevole, Dansaekhwa continua tuttora ad essere un contesto di riferimento vitale attraverso il lavoro di molti degli artisti che lo fondarono e che continuano la propria produzione artistica. Per questa ragione il curatore ha deciso di focalizzare l’attenzione sull’evoluzione del movimento nel corso di cinque decadi, dal 1960 fino ai giorni nostri. Includendo opere eseguite in periodi differenti, il curatore intende sottolineare come un certo contesto sociale in Corea abbia influenzato lo sviluppo e la ricezione pubblica di Dansaekhwa.

Per evidenziare i molti temi che sono stati associati a Dansaekhwa, tra cui l’enfasi per le composizioni monocromatiche e l’utilizzo innovativo dei materiali, il curatore ha incluso un gruppo di opere dell’artista KIM Whanki, eseguite negli anni Sessanta. Artista meno conosciuto all’estero, questa è un’opportunità unica per comprendere il ruolo decisivo che KIM Whanki ha avuto nella scena artistica coreana post-bellica, contribuendo con le proprie opere e idee allo sviluppo di Dansaekhwa.

La mostra si svolgerà lungo i tre piani di Palazzo Contarini-Polignac, lo splendido edificio cinquecentesco affacciato sul Canal Grande. Yongwoo Lee ha scelto di utilizzare questo edificio per presentare la mostra, impiegandone tutti gli spazi per contestualizzare le diverse fasi del movimento o un artista specifico. Seguendo questo criterio, il piano terra verrà dedicato a un lavoro scultoreo completamente nuovo commissionato a Lee Ufan.

La mostra esporrà opere storiche, dagli inizi di Dansaekhwa, ai lavori più recenti. Includendo un’estensione di pratiche di studio artistico che abbracciano svariate decadi, Yongwoo Lee è riuscito a delineare le idee in evoluzione e le continue tensioni del Dansaekhwa contemporaneo. In aggiunta, verrà mostrata la registrazione di un’importante conferenza su Dansaekhwa tenutasi nel Gennaio 2015, per coinvolgere il pubblico e tracciare una prospettiva storica necessaria rispetto alla nascita del movimento e al dibattito ancora in corso riguardo alla sua influenza. Accompagnata da materiale d’archivio, materiale di ricerca ed ephemera, l’esibizione è la prima presentazione accademica rigorosa di Dansaekhwa a essere tenuta fuori dalla Corea e sarà un passaggio fondamentale nell’affermazione su scala internazionale di questo movimento artistico.

Un catalogo completo verrà pubblicato per accompagnare questa mostra storica e includerà saggi critici ad opera di importanti studiosi tra cui: Yongwoo Lee, Presidente della International Biennial Association; Alexandra Munroe, Samsung Senior Curator presso il Guggenheim Museum di New York; Melissa Chiu, Direttrice presso lo Smithsonian’s Hirshhorn Museum e Sculpture Garden a Washington, D.C.; Joan Kee, Professore Associato presso la Michigan University, Ann Arbor; Doryun Chong, Curatore presso M+ Museum, Hong Kong e Jeremy Lewison, Ex-Direttore delle collezioni presso Tate.

Dr. Lee Yong Woo è stato professore di Storia dell’arte e Teoria critica presso la Korea University e ha tenuto lezioni presso numerose università negli Stati Uniti e in Europa. Nel 2004 è stato direttore artistico della Gwangju Biennale in occasione del decimo anniversario ed è stato Presidente della Gwangju Biennale Foundation dal 2008 al 2014.

La Fondazione Boghossian è un’organizzazione non-profit con sede a Bruxelles, creata nel 1992 da Robert Boghossian e dai figli Jean e Albert. Nel 2006 la fondazione ha acquisito Villa Empain per trasformarla in un centro per le arti e il dialogo interculturale tra Oriente e Occidente. Villa Empain ha aperto le porte al pubblico nel 2010: a partire da questa data ha ospitato importanti mostre d’arte, conferenze, convegni internazionali e altre attività legate alla propria mission. La fondazione finanzia inoltre progetti di natura sociale, educativa, artistica e ambientale.

Palazzo Contarini Polignac: Affacciato sul Canal Grande tra il ponte dell’Accademia e Palazzo Barbarigo, Palazzo Contarini Polignac è un esempio superlativo di architettura del primo Rinascimento. Progettato dall’architetto Giovanni Buora, la sua meravigliosa facciata in marmo richiama il classicismo toscano. I suoi interni hanno ospitato celebri salons artistici durante il XX secolo.

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Chung Chang-Sup (1927-2011)


Wandering
1965
Olio su tela
198x116.5cm
Fotografia di Sang-tae Kim
The Rachofsky Collection

L’eccezionale opera di Chung Chang-Sup è stata definita “pittura non dipinta”: l’artista modella la tradizionale carta coreana Tak dopo averla immersa nell’acqua. I pigmenti non vengono aggiunti sulla carta e le variazioni di tono che si manifestano nelle opere sono dovute alla quantità di tempo in cui la carta rimane immersa nell’acqua prima che venga applicata al supporto in tela con colla fatta a mano. L’opera di Chung Chang-Sup riflette la credenza taoista per cui l’artista è in grado di bilanciare materiale e natura in un atto unificato di creazione. A lungo considerato emblema della cultura coreana, la carta Tak è prodotta dalla corteccia del gelso e rappresenta la semplicità e l’aspra bellezza rese preziose dalla tradizione.

L’opera di Chung Chang-Sup è stata recentemente inclusa nella fondamentale mostra Korean Abstract Painting_10 Perspectives al Museo d’ Arte Moderna di Seoul (2012); in Tell Me Tell Me: Australian and Korean Art 1976-2011 presso il Museo Nazionale d’Arte della Corea e il Museo di Arte Contemporanea di Sidney (2011) e Korean Abstract Paintings 1958-2008, al Museo d’Arte di Seoul (2008). Chung Chang-Sup è stato protagonista di un’importante mostra retrospettiva al Museo Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea, Gwacheon, Corea, nel 2010 e ha preso parte alla Sharjah Biennal 12: The Past The Present The Possible (2015).


Chung Sang-Hwa (1932-)


Senza Titolo 73-7
1973
Acrilico su tela
165x115cm
Fotografia di Sang-tae Kim
In attesa di acquisizione, Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Smithsonian Institution

La ripetizione e il processo sono temi centrali nell’ opera di Chung Sang-Hwa, i cui lavori sono in grado di suscitare una potente sensazione di calma. Il lavoro di Chung Sang-Hwa è il risultato di una laboriosa tecnica che porta a un’unità profonda tra l’artista e l’opera d’arte. Il processo impiegato è il seguente: l’artista prepara una base con un primer di zinco sulla tela, dunque piega la tela seccata secondo intervalli regolari e rimuove i frammenti di pittura dalle linee spaccate, riempiendo successivamente quei vuoti con pittura acrilica. La delicata applicazione di pittura lungo le spaccature sottili conferisce loro profondità emotiva e le rende simili alle fessure capillari della pelle umana, evocando così la capacità del corpo di curarsi e rigenerarsi.
Chung Sang-Hwa è molto conosciuto non solo in Corea, ma anche in Francia e in Giappone. Le collettive più recenti a cui l’artista ha preso parte includono: Qi is Full, mostra inaugurale presso il Daegu Art Museum, Corea (2011); A Look at Contemporary Art, Artsonje Museum, Gyeongju, Korea (2009); Voyage Sentimental, Mediations Biennale, Poznan, Poland (2008); Korean Monochromism: Methods, Ideas and Spirits, Busan Museum of Art (1998). Chung è stato protagonista di una retrospettiva presso il Musée d’Art Moderne de Saint-Étienne Métropole nel 2011.



Ha Chong-Hyun (1935-)


Conjunction
1974
Olio su carta
120 x 175cm
Fotografia di Sang-tae Kim
Collezione di Leeum, Samsung Museum of Art

Ha Chong Hyun lavora con tessuti semplici come la canapa spingendo lungo il lato posteriore della tela una pittura densa. L’interesse di Ha Chong Hyun per i toni tenui della canapa emerge nelle sue opere a partire dagli anni Settanta, quando l’artista esplora coraggiosamente materiali non tradizionali come il gesso, la carta di giornale, il filo spinato e la tela di iuta utilizzata per trasportare aiuti alimentari dagli Stati Uniti dopo la Guerra di Corea. Ha Chong Hyun ha utilizzato la pittura a olio sintetizzando le tradizioni pittoriche di Oriente e Occidente. La sua tecnica di spingere la pittura attraverso il lato posteriore della tela rimane come segno di potenza, ancor più per la bellezza formale del gesto sottile che viene catturato e reso evidente adottando questa pratica.

Ha Chong Hyun ha vissuto e lavorato a Seoul sin dal conseguimento della laurea presso la Hongik University, nel 1959. Premiato con il conferimento di una laurea di dottorato ad honorem, è stato preside del College of Fine Arts di Seoul dal 1990 al 1994. Da 2001 al 2006 Ha Chong Hyun è stato il direttore del Seoul Museum of Art. L’artista ha esposto a livello nazionale e internazionale in spazi come il Gyeongnam Art Museum, Changwon, Korea (2004) e la Fondazione Mudima per l’arte contemporanea, Milano (2003); è E’ stato protagonista di una importante retrospettiva presso il Museo Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Gwacheon, Corea nel 2012.



KIM Whanki (1913-1974)


17-IV-71 #201
1971
Olio su cotone
254x202cm
(Dalla serie Where, in What Form, Shall We Meet Again)
ⓒWhanki Foundation∙Whanki Museum

KIM Whanki ha studiato in Giappone in gioventù e ha passato gran parte della sua vita lavorando e vivendo fuori dalla Corea. In quanto pittore appartenente alla prima generazione di artisti interessati all’astrattismo, KIM Whanki ha sviluppato uno stile raffinato di pittura ispirato al lirismo coreano, ottenendo riconoscimento a Parigi, New York e Seoul. Iniziando a lavorare alla fine degli anni Trenta, KIM Whanki è stata una figura pionieristica nell’ambito dell’astrattismo coreano e di conseguenza un riferimento nella scena della storia dell’arte moderna in Corea. Già negli anni Cinquanta coltiva un ricco linguaggio visivo mediante il quale raffigurare motivi naturali di montagne, fiumi e la luna. Il suo periodo di massima produttività si colloca tra il 1956 e il 1959 a Parigi. Ha successivamente soggiornato a New York e nel 1963 ha ricevuto un premio alla 7.Biennale di San Paolo. Le sue opere a partire dagli anni Cinquanta dimostrano l’evidente sensibilità coreana nell’utilizzo di un linguaggio controllato e rigoroso, mentre le opere della fine degli anni Sessanta esprimono il mondo più universale e complesso della mente, combinato a elementi formali come punti, linee e piani. KIM Whanki ha esposto in Corea e a livello internazionale, le sue opere si possono trovare nelle più famose collezioni di tutto il mondo tra cui Il Guggenheim Museum di New York, la Albright Knox Art Gallery a Buffalo, Il Museo d’Arte Contemporanea di Tokyo, Il Museo Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Seoul e il Leeum, Samsung Museum of Art a Seoul. Kim Whanki è scomparso nel 1974. Il Whanki Museum è stato fondato nel 1992 a Seoul, come luogo per esporre le sue opere e tenere viva la sua eredità artistica.



Kwon Young-Woo (1926-2013)


Untitled
1984
Gouache, inchiostro cinese su carta coreana
224x170cm
Fotografia di Sang-tae Kim
Per gentile concessione dell’artista e di Kukje Gallery

Kwon Young-Woo ha impregnato la carta - suo medium prediletto - di forti emozioni. Considerato un pioniere nello sviluppo di Dansaekhwa, le sue opere esplorano il rapporto tra i materiali tradizionali e l’espressione astratta. Durante i primi anni della sua carriera, Kwon Young-Woo ha lavorato con l’inchiostro e con la carta, cercando di creare un’armonia autentica tra i due. A partire dall’inizio degli anni Sessanta lavora esclusivamente con la carta, sfidandone la tradizionale definizione di supporto bidimensionale. Utilizzando le unghie per graffiare e strappare fogli sottili, l’artista sovrappone e incolla la carta in multipli strati laminati, creando sculture tridimensionali dinamiche ad altorilievo. Kwon Young-Woo ha inoltre sfruttato l’assorbenza della carta applicando l’inchiostro lungo i bordi strappati delle sue composizioni.
Kwon Young-Woo ha presentato mostre di rilievo alla Biennale di Tokio del 1965 e alla Biennale di San Paolo del 1973. Residente in Francia per lungo tempo, la sua prima mostra personale si tenne a Parigi presso la galleria Jacques Massol, nel 1976. Tra le altre mostre ricordiamo: International Contemporary Art, in concomitanza con le olimpiadi di Seoul del 1988 e la sua importante retrospettiva al Ho-Am Museum di Seoul, nel 1990. Kwon Young-Woo ha ricevuto per due volte l’Artist Award dal Ministero della cultura coreano per le opere: Fantasy of the Seashore (1958) e Road to an Island (1959). Nel 1998 è stato nominato artista coreano dell’anno ed è stato premiato con la Silver Crown Medal dell’Ordine del Merito Culturale (2001). Le sue opere sono presenti in numerose collezioni permanenti tra cui il National Museum of Modern and Contemporary Art di Seoul, il Leeum, Samsung Museum of Art di Seoul e il British Museum di Londra. Kwon Young-woo è scomparso nel 2013.



Lee Ufan (1936-)


From Point
1974
Olio su carta
160 × 130cm
Fotografia di Sang-tae Kim
Per gentile concessione di Kukje Gallery

Lee Ufan è artista e filosofo. Ha composto il testo fondante per la definizione di Mono-ha e numerosi contributi critici. Dopo essersi trasferito in Giappone, Lee Ufan ha viaggiato molto tra i due paesi, divenendo un tramite fondamentale tra ciò che stava accadendo in entrambi i luoghi e giocando un ruolo decisivo per la diffusione di Dansaekhwa presso il pubblico internazionale. Le sue serie From Line (Dalla Linea) e From Point (Dal Punto), avviate nei primi anni Settanta, hanno rappresentato il primo contatto dell’artista con Dansaekhwa. In queste celebri opere Lee Ufan esplora i temi del gesto e del legame tra la produzione di segno e il mezzo stesso della pittura. Questo interesse ha origine nella tradizione calligrafica che implica una ferrea disciplina del disegno e del tratto che consiste nella stesura ripetitiva di singole linee, questo spiega così la profonda investigazione dell’atto di dipingere da parte dell’artista.
Lee Ufan è stato professore presso la Tama Art University, Tokyo, dal 1973 fino al 2007. Il lavoro di Lee Ufan è stato esibito in numerose mostre personali e collettive nei più importanti musei internazionali tra cui il Royal Musée des Beaux Arts, Belgio; lo Yokohama Museum of Art; Palazzo Grassi e il MOMA di New York. Nel 2011 la retrospettiva Lee Ufan Marking Infinity è stata organizzata dal Solomon R. Guggenheim Museum, nel 2014 l’artista è stato invitato per una importante mostra di scultura presso il castello di Versailles.


Park Seo-Bo (1931-)


Ecriture(描法)No. 89-79-82-83
1983
Matita e Olio su telo di canapa
194.5 x 300cm
Fotografia di Yun Sang-Jin
Collezione Privata

Le straordinarie opere di Park Seo-Bo riflettono cinquant’anni di investigazione sul ruolo dell’artista come canale attraverso cui l’energia si manifesta in forma. Tra i più influenti artisti della moderna storia coreana, Park Seo-Bo usa la carta tradizionale coreana ed impiega gesti semplici ma drammatici che alludono a un linguaggio semplificato. Esprimendo molti dei concetti fondamentali di Dansaekhwa, Park Seo-Bo ha perseguito la concezione dell’artista come tramite. Questa profonda fede nella capacità dell’artista di fondersi con il medium riflette la pratica di Seo-Bo tesa a illustrare i pattern d’energia che compongono la coscienza, evocando quel che egli chiama ritmo corporeo.

Park Seo-Bo è stato ampiamente acclamato come illustre professore presso la Hongik University di Seoul, città della quale è diventato successivamente preside dell’Accademia di Belle Arti. Park Seo-Bo ha esposto in numerose mostre personali presso istituzioni di rilievo come il Daegue Museum of Art, Daegue, Corea (2012); Busan Museum of Art, Busan, Corea (2010); Musée d’Art Moderne de Saint-Étienne Métropole (2006-2007); Museo Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Gwacheon, Corea (1991). Il suo lavoro è stato incluso in Beginning of New Era, Museo Nazionale d’Arte Contemporanea, Corea (2009), Working with Nature: Traditional Thought in Contemporary Art from Korea presso la Tate Gallery, Liverpool nel 1992.