Cuoghi Corsello / Dado – Ailanto. Padiglione Tineo

Palermo - 14/10/2016 : 02/11/2016

L’esposizione ruota intorno a una metafora poetica che ha una ricaduta in ambito critico: il parallelismo tra una pianta invasiva non autoctona, l’ailanto, e alcuni linguaggi artistici che si sono diffusi a partire dagli anni Ottanta a oggi.

Informazioni

  • Luogo: ORTO BOTANICO
  • Indirizzo: Via Lincoln 2a - Palermo - Sicilia
  • Quando: dal 14/10/2016 - al 02/11/2016
  • Vernissage: 14/10/2016 ore 17
  • Autori: Cuoghi Corsello, Dado
  • Curatori: Fulvio Chimento
  • Generi: arte contemporanea, doppia personale
  • Orari: tutti i giorni 9-18
  • Biglietti: biglietto di ingresso all’Orto 5 euro
  • Email: fulviochimento@gmail.com
  • Patrocini: L’evento espositivo è organizzato dalla Direzione dell’Orto Botanico, in collaborazione con il Corso di Laurea in Conservazione e Restauro dei Beni culturali, nell’ambito delle manifestazioni promosse dall’Università di Palermo per celebrare i 210 anni dalla sua fondazione. All’evento espositivo è collegato il convegno dal titolo “Piante aliene e arte di strada. Esperienze a confronto”, che avrà luogo nella sala Lanza dell’Orto botanico, sabato 15 con apertura alle ore 9.30 e la partecipazione di studiosi ed esperti.

Comunicato stampa

Dal 14 ottobre al 2 novembre 2016, l’Orto Botanico dell’Università di Palermo (via Lincoln, 2) ospita la mostra di Cuoghi Corsello e Dado dal titolo AILANTO. Padiglione Tineo. La mostra viene inaugurata venerdì 14 ottobre alle ore 17 alla presenza degli artisti e del curatore Fulvio Chimento; visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 18. L’evento espositivo è organizzato dalla Direzione dell’Orto Botanico, in collaborazione con il Corso di Laurea in Conservazione e Restauro dei Beni culturali, nell’ambito delle manifestazioni promosse dall’Università di Palermo per celebrare i 210 anni dalla sua fondazione

All’evento espositivo è collegato il convegno dal titolo “Piante aliene e arte di strada. Esperienze a confronto”, che avrà luogo nella sala Lanza dell’Orto botanico, sabato 15 con apertura alle ore 9.30 e la partecipazione di studiosi ed esperti.

L’esposizione ruota intorno a una metafora poetica che ha una ricaduta in ambito critico: il parallelismo tra una pianta invasiva non autoctona, l’ailanto, e alcuni linguaggi artistici che si sono diffusi a partire dagli anni Ottanta a oggi. Il nome stesso della pianta è di per sé affascinante e si ammanta di connotati magici, taumaturgici e spirituali: in latino è definita Ailanthus altissima, mentre in italiano viene chiamata anche albero del cielo o albero del paradiso. Originaria della Cina, questa specie si è poi diffusa ovunque, principalmente negli Stati Uniti. In Europa è stata introdotta nel XVIII secolo come pianta da giardino, ma ha poi “viaggiato” ovunque: dall’Inghilterra al Mediterraneo. In Italia la sua presenza è aumentata esponenzialmente negli ultimi tre decenni (circa la stessa tempistica di diffusione del writing dagli Stati Uniti ad altri paesi in tutto il mondo) a causa del progressivo abbandono delle aree urbane e suburbane. In alcune caratteristiche dell’Ailanthus, infatti, è possibile scorgere dei legami profondi con il modo germinativo di intendere l’arte per Cuoghi Corsello, che vivono in fabbriche occupate dal 1994 al 2005, oltre a una condivisione suggestiva di habitat connessa ai luoghi in disuso e allo stesso spazio scenico del writing: treni, binari, stazioni, stabilimenti abbandonati, muri di periferia. “L’ailanto è simbolo di una diversità artistica che si pone come alternativa all’arte “ufficiale”, propensa quindi ad “ailantizzarsi”, a innestarsi e diffondersi rapidamente negli ambienti più disparati e a differenti latitudini, come il writing e altri fenomeni artistici che nascono per necessità impellente da semi spontanei” (Fulvio Chimento).

Il convegno invece vuole sensibilizzare le istituzioni e la collettività sulle trasformazioni che piante aliene come l’ailanto stanno progressivamente determinando con gravi ripercussioni sulla biodiversità, sugli ecosistemi naturali e urbani e sul paesaggio sia naturale che culturale. Il parallelismo con l’espansione di nuove forme d’arte, come il writing e l’arte di strada in genere, offrirà interessanti spunti di dibattito.
Ailanto è stata ospitata a febbraio del 2016 dalla Biblioteca d’Arte Luigi Poletti di Modena e trova ora un approdo naturale nel Padiglione Tineo a Palermo, luogo che esalta il modus operandi degli artisti coinvolti. Ailanto (Padiglione Tineo), infatti, è una mostra calibrata appositamente per questo spazio, gli artisti, infatti, hanno chiesto di poter usare materiali di recupero provenienti dall’Orto Botanico per arricchire ulteriormente l’esposizione. Il Padiglione è immaginato come opera unitaria, una “serra a cielo aperto”, luogo in cui si manifesta un’esperienza non replicabile: una mostra che “respira”. Gli artisti giocano in modo disinvolto anche con i vuoti dello spazio espositivo e con alcune polarità linguistiche: l’astrazione e la figurazione, la scultura e l’installazione, il maschile e il femminile, la catalogazione e l’improvvisazione, il segno di una matita e lo spruzzo di una bomboletta spray. L’arte viene intesa in modo totalizzante, come prossima alla trasformazione, all’abbandono e alla rinascita dopo un azzeramento. Nelle teche del padiglione sono presenti anche diverse pubblicazioni scientifiche con disegni e illustrazioni dedicati nello specifico alle piante invasive ed erbari provenienti dalle raccolte delle collezioni dell’Herbarium Mediterraneum e dalla Biblioteca di Botanica dell’Università di Palermo e tavole entomologiche messe a disposizione dal Museo Zoologico “P. Doderlein”. Tutto questo prezioso materiale dialoga con i dipinti a olio, le fotografie, i taccuini e i bozzetti su carta realizzati dagli artisti.
Se il simbolo della mostra omonima allestita a Modena era stata una sagoma in legno a grandezza naturale denominata l’Appeso, che, richiamandosi alla carta dei tarocchi, rappresentava la situazione di stallo vissuta dal writing, l’icona dell’esposizione di Palermo è il Ritratto del Dio Pan, realizzato da Cuoghi Corsello ai tempi dell’occupazione della FIAT a Bologna. Il passaggio dalla figura dell’appeso alla presenza di una divinità può essere interpretata come una possibilità, una forma di riscatto per il writing, una riscoperta della vera disciplina dei graffiti, che presenta in sé una spiccata componente spirituale, la stessa che permea le relazioni sottili esistenti tra le molteplici specie (e forme) naturali che abitano l’Orto Botanico di Palermo. Il secondo piano del Padiglione Tineo, infatti, ospita il gran proliferare di lavori originali di Dado, tavole e disegni preparatori eseguiti a mano libera, nei quali è possibile cogliere la scaltrezza di una mano che progetta in modo chiaro e allo stesso momento inventa, ri-iscrive, moltiplica ed espande. L’intervento di Dado riflette sulla natura polimorfica del writing (e delle tag!) e sulla continuità evolutiva all’interno del suo stile, albero dal tronco solido da cui si dipanano rami e foglie.
Con Ailanto la collaborazione artistica tra Cuoghi Corsello e Dado si arricchisce di nuovi capitoli, dal momento del loro primo incontro a oggi sono passati più di vent’anni, arco di tempo in cui Dado è diventato uno dei maggiori interpreti del writing, oltre a confermarsi uno dei massimi conoscitori in Italia della teoria artistica legata a questa disciplina. A Palermo ne dà prova, oltre che con i suoi mirabilanti bozzetti su carta, anche con le differenti stesure che compongono il suo trattato dal titolo Lo stile secondo Dado, una pubblicazione unica nel suo genere e di prossima pubblicazione per il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Trento. Lo stile secondo Dado assume a tutti gli effetti carattere scientifico, e si avvale degli interventi di professori di arte contemporanea, anatomia, fisica, sociologia, matematica e filosofia. La pubblicazione traduce gli stilemi del writing in qualcosa di tangibile per gli addetti ai lavori, ma anche per un pubblico più ampio, mettendo in evidenza la sintassi stessa di questa poetica e la sua continua evoluzione.

NOTE BIOGRAFICHE
Dal 1989 al 1994 Monica Cuoghi (Sermide, Mn, 1965) e Claudio Corsello (Bologna, 1964) trasformano in laboratorio creativo il seminterrato di Villa Genziana a Bologna, la casa di proprietà della madre di Claudio, dove abitano.
Questa prima esperienza di condivisione degli ambienti quotidiani in chiave artistica li porta, dal 1994 al 2005, a “conquistare” alcuni stabilimenti industriali per dare spazio alla loro arte. La prima fabbrica che abitano è il Giardino dei Bucintori, ex Magazzini Generali Raccordati della Banca del Monte, lungo la ferrovia di Bologna, dove vivono dal 1994 al 1996. Privi dei comuni comfort quotidiani, gli artisti danno inizio a un particolare stile di vita e d'arte che li caratterizzerà per tutti gli anni a venire. L’atto stesso di ridare vita a questi luoghi diviene lavoro artistico: energie inaspettate e personaggi di fantasia tornano a popolare gli ambienti abbandonati. Le fabbriche hanno la nuova funzione di abitazione e studio di Cuoghi Corsello, ma diventano anche musei per le loro opere e luogo d'incontro di giovani creativi di ogni estrazione e provenienza. Dal 1996 al 2001 si trasferiscono in una ex fabbrica di materassi, la ex Silma, da loro ribattezzata con il nome di “Cime tempestose”. Dal 2001 al 2005 vivono nell’ex concessionaria FIAT di Bologna: una superficie vastissima concepita come opera unica, con grandi installazioni ambientali ovunque. È notevole che la particolare cura dedicata a questi ambienti dismessi e la costante manutenzione dei locali da parte di Cuoghi Corsello abbia permesso nel tempo ai due artisti di garantirsi il consenso dei proprietari a fronte di quella che è un’occupazione inizialmente illegale.

Alessandro Ferri, in arte Dado, inizia a frequentare Cuoghi Corsello nei primi anni Novanta, instaurando con loro un profondo legame a livello artistico e umano, accogliendo in modo pieno e fertile il loro messaggio artistico. Il primo incontro tra loro avviene nel 1991, e, a soli due anni di distanza, Dado prende parte a una mostra di Cuoghi Corsello dal titolo Bombing Party a Cusano Milanino (Mi). Nel 1995 Dado espone per la prima volta in una galleria: Cuoghi Corsello lo invitano a partecipare alla loro personale dal titolo La Famiglia, che si svolge alla Galleria Cattelani di Baggiovara (Modena, 1995): a Dado viene affidato il compito di realizzare un’opera che interagisca concettualmente con una loro installazione. Non stupisce, dunque, che, quando nel 2000 Cuoghi Corsello partecipano alla mostra Per i 15 anni del Premio Alinovi alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, siano due giovani writers, Rusty e Dado, appunto, a eseguire manualmente l’opera di Cuoghi Corsello su una delle pareti del museo. In questa dimensione anche i ruoli possono essere interscambiabili, e così, nel 2001, è proprio Monica Cuoghi la curatrice della mostra di Rusty e di Dado presso lo Studio Ercolani di Bologna dal titolo I principi della scrittura. Tutto ciò avviene con alcuni anni d’anticipo rispetto al momento in cui le gallerie milanesi e il mercato dell’arte scopriranno il valore commerciale delle opere legate all’arte di strada.

CUOGHI CORSELLO
Monica Cuoghi nasce a Sermide (Mn) nel 1965, Claudio Corsello nasce a Bologna nel 1964; vivono e lavorano nel capoluogo emiliano. Si conoscono frequentando l’Accademia di Belle Arti di Bologna, nel 1986. Dopo alcuni anni di condivisione e sperimentazione dell’arte nell’interazione di varie discipline – musica, video, performance, disegno, scultura, installazione – decidono di presentarsi con un unico nome. Lavorando alle sculture che chiamano “selettori”, acquisiscono nozioni di elettromeccanica, idraulica ed elettronica, conoscenze fondamentali per allestire dal 1994 le grandi fabbriche che occupano vivendo la quotidianità come una performance continua. Espongono e partecipano a eventi personali e collettivi in numerose gallerie d’arte, musei e luoghi anomali. Tra le loro opere pubbliche esposte è possibile visionare: Cadaveri squisiti, installazione di disegni al neon al museo MACRO di Roma; Suf S:Sofi a, panchina di legno per il parco fluviale del Comune di Santa Sofia (Fc); L’albero Blù, dipinto a spray sul muro dell’ex teatro Contavalli a Bologna; Le tag più grandi del mondo, dipinto nel piazzale della Fondazione Teseco a Pisa. Tra i personaggi creati da Cuoghi Corsello che donano vitalità ai muri delle città italiane ricordiamo Pea Brein, CaneK8 e Petronilla, mentre altri soggetti, che portano i nomi di Kit, Cocaina, Bello, Suf e Nonno Degrado, nascono appositamente per la fotografia, la scultura, la grafica e i social network. Il 26 aprile 2012 Cuoghi Corsello hanno celebrato i loro primi ventisei anni di lavoro con la mostra dal titolo 26, presso la Galleria Guido Costa Projects di Torino.

DADO
Alessandro Ferri, in arte Dado, nasce nel 1975 a Bologna, dove vive e lavora. Viene invitato come relatore ad alcuni seminari organizzati in ambito istituzionale dall’Accademia di Belle Arti di Bologna, dall’Università di Padova, dall’Università di Venezia, dal Museo d’Arte Moderna Bologna, dall’Università di Trento. È tra gli organizzatori di Frontiers, progetto di arte pubblica nato in collaborazione tra il MAMbo e il Comune di Bologna. Tra le sue esposizioni ricordiamo: Dado. Sinopie di un writer, Musée de l’OHM, all’interno del Museo Civico Medioevale di Bologna, a cura di Fulvio Chimento (2014); Equazione Impossibile, Museo d’Arte della città di Ravenna, a cura di Daniele Torcellini, Ravenna (2013); La Tour 13, progetto ideato e coordinato dalla Galerie Itinerrance e Christian Omodeo di Le Grand Jeu, Parigi (2013); Biennale di Venezia, a cura di Vittorio Sgarbi, Venezia (2011); Biennale d’Arte di Nanjiing, And_Writer a cura di Z. Tong, W. Rhee ed E. Battiston (2011); Scala Mercalli, a cura di G. Marziani, Roma (2008); al PAC di Milano partecipa alla collettiva Street Art Sweet Art a cura di A. Riva, Milano (2007).