Cristina Papi – Memento

Roma - 18/03/2013 : 05/04/2013

Cristina Papi propone una serie di foto-sculture e memory-carillons. Le opere sono "Noli me tangere", stampe su plexiglass,con interventi a traforo,assemblate a piccoli oggetti e "Arma Christi" due contenitori-reliquiari che, come cassetti della memoria,contengono ricordi di persone reali.

Informazioni

Comunicato stampa

L’ associazione aocf58-galleria BRUNO LISI, ospita la mostra “Memento” di Cristina Papi, artista con formazione eclettica, propone una serie d’opere composte da foto- sculture e memory-carillons.
Le opere presentate sono Noli me tangere, stampe su plexiglass, con interventi a traforo, assemblate a piccoli oggetti e Arma Christi due contenitori-reliquiari che, come cassetti della memoria, contengono ricordi di persone reali. Le brevi melodie completano la parte evocativa e danno un tempo al ricordo consentendo al visitatore l’interazione con le opere.
La sequenza fotografica racconta tracce dell’esistenza di familiari dell’artista in una casa ormai solo luogo della memoria

Negli spazi del ritorno onirico gli oggetti senza valore assumono una persistenza poetica ossessiva che invade anche il supporto dell’opera con interventi diversi, quasi scolpiti dalla luce e dall’ombra.
Nelle memory-carillons, alcuni elementi assurgono a dignità sacra e sono custoditi in reliquiari ambigui, circondati da cornice, come quadri del salotto buono. Anche il contenitore d’Arma Christi propone una spartizione del contenuto e racconta una storia dalla forte carica devozionale.
Gli oggetti, dato il valore simbolico che custodiscono, assumono una sacralità reale e ormai reliquie dentro e fuori dal tempo, diventano quasi uno studio antropologico che supera il valore personale per assumerne uno universale.
L’artista si concentra sul ritorno dello sguardo come flashback in cui ciò che colpisce è l’assenza del soggetto nei luoghi delle istantanee fotografiche. La mostra è un archivio reale à rebours, casi irrisolti della memoria, riflessioni sul passaggio di esistenze già vissute ma dalle possibili coniugazioni ancora aperte a titolo di speranza e con fede mistica in altre vite possibili. Lo sguardo è guidato verso una sottile malinconia, trovando “in ogni posto un luogo che testimonia l’identità di una solitudine”.