Corpi senza Organi

Modena - 18/01/2013 : 12/02/2013

Per un corretto inserimento tematico sul mese che segna l’inizio dell’anno, Cayce’s Lab sceglie il Corpo, il soggetto aurorale dell’arte. E quello che emerge da questa immagine sul corpo è il CsO, il Corpo senza Organi.

Informazioni

  • Luogo: CAYCE'S LAB
  • Indirizzo: via Carteria 26 - Modena - Emilia-Romagna
  • Quando: dal 18/01/2013 - al 12/02/2013
  • Vernissage: 18/01/2013 ore 19.30
  • Curatori: Luiza Samanda Turrini
  • Generi: collettiva, arte contemporanea
  • Orari: Tutti i pomeriggi escluso giovedì e domenica, 16-19, mercoledì 15-18, venerdì fino alle 21

Comunicato stampa

In principio era il Corpo. È il Corpo il primo denominatore di natura e cultura: domina da protagonista la storia della tecnica, grazie al super-optional del pollice opponibile, fa il buono e il cattivo tempo nella sfera delle religioni fino al Verbo fatto carne, si impone nell’arte sin dal momento della sua nascita, trentacinquemila anni fa, con le vulve graffite sulle caverne della Valle Vézerè.
Quindi, per un corretto inserimento tematico sul mese che segna l’inizio dell’anno, Cayce’s Lab sceglie il Corpo, il soggetto aurorale dell’arte. E quello che emerge da questa immagine sul corpo è il CsO


CsO? Non è la Comunità degli Stati Indipendenti del post-soviet, e non è il Consorzio dei Suonatori Indipendenti di Giovanni Lindo. Non è nemmeno una delle mille telenovele trendy con i poliziotti buoni. Ma questo forse potrebbero dirlo i dislessici o i distratti, che confondono la lettera I con la O. In ogni caso, il CsO non è un centro sociale occupato. Non è un metodo di compressione per immagini ISO. Il CsO è il Corpo senza Organi. Quando l’abbiamo sentito nominare la prima volta, siamo rimasti attoniti. Erano gli anni Novanta, e c’era il revival della Body Art, con Francesca Alfano Miglietti, Orlan e Franko B. E noi abbiamo pensato che questo concetto, questo Corpo senza Organi, fosse qualcosa di stupefacente e misterioso. Cosa può mai essere un corpo senza organi?, ci chiedevamo, presi dalla vertigine del paradosso. Negli anni Novanta ci rispondevamo a sentimento. Un Corpo senza Organi è un manichino cavo. Un simulacro. Un cyborg di Ghost in the Shell. Un’icona, di cui rimangono solo i contorni. Una carcassa amorevolmente svuotata da un Soggetto Ignoto. Ora, a gennaio 2013, Corpi Senza Organi è una collettiva di arte contemporanea organizzata per cercare di dare una risposta a questa domanda.

Giulia Tamborrino lo interpreta come guscio, con bambole vestite di abiti ottocenteschi, dagli occhi sgomenti e bistrati come quelli delle attrici del cinema muto. Luca Serio traccia un ritratto umano mobile, aereo e fluido, utilizzando la fuliggine di una candela. Enrica Berselli rappresenta creature fluttuanti, connubi trans-organici fra esseri appartenenti a phyla diversi. Francesco Bevini rappresenta una figura femminile con articolazioni cesellate come gemme e il collo lungo delle madonne manieriste. Riccardo Angelini, con le sue Entità Effimere, propone una trasfigurazione dei tradizionali emblemi del desiderio, gli organi sessuali. Camilla Scalabrini studia il nocciolo delle anatomie femminili, focalizzandosi sui polimeri della colonna vertebrale, all’interno della quale, secondo tutte le tradizioni mistiche, è contenuta la nostra longitudine energetica più potente. Francesca De Paolis presenta il reliquiario Ossicine, al cui interno si trova lo scheletro cartilagineo di un uccellino, la dirittura finale del Corpo senza Organi. Federica Poletti rappresenta un corpo femminile che perde la tradizionale opacità, per mostrare viscere, ossature, denti. Un Corpo senza Organi e degli Organi senza Corpo, come il cuore di Sylvie Borghi, amplificatore del perpetuo canto del sangue, muscolo che non si ferma mai, battendo incessantemente il ritmo dei moti del desiderio. Nikò Vitiello scinde la rappresentazione di un volto in mille piani contigui, a frattale, nella molteplicità di prospettive propria del delirio. Le Nevralgie Costanti rappresentano corpi sigillati, con i canoni estetici del sadomasochismo estremo e della scena industrial.
In ultima analisi, quello che emerge dalla collettiva Corpi Senza Organi è che né i Misteri Dolorosi di Antonin Artaud né tanto meno i Grandi Misteri Deleuziani possono essere sciolti e compresi fino in fondo.
Quello che invece possiamo cogliere è la non fissità del corpo, la sua natura malleabile di costrutto culturale. E quello che possiamo affermare è che il Corpo, con o senza Organi, è il nostro tesoro da difendere ed espandere, perché costituisce la nostra più potente arma.