Contemporaneo

Roma - 08/10/2015 : 22/12/2015

La mostra fotografica collettiva Contemporaneo, a cura di Brunella Buscicchio e Manuela De Leonardis, espone nello spazio della galleria Doozo una selezione di 18 fotografie a colori e bianco e nero, di formato 30 x 40 cm, di sei autori, italiani e stranieri.

Informazioni

Comunicato stampa

La mostra fotografica collettiva Contemporaneo, a cura di Brunella Buscicchio e Manuela De Leonardis, espone nello spazio della galleria Doozo una selezione di 18 fotografie a colori e bianco e nero, di formato 30 x 40 cm, di sei autori, italiani e stranieri - Aniello Barone, Alessandro Bianchi, Dario Coletti, Martin Devrient, Virginia Ryan, Paola Salerno - che interpretano il Presente, proposto come tema per l'edizione 2015 del Festival Internazionale della FotoGrafia di Roma



Il Presente: l’oggi in cui viviamo, il mondo contemporaneo globalizzato, la modalità temporale del quotidiano, hic et nunc, in cui le nostre vite si dipanano. Destini individuali e storie collettive si incrociano nell'accadimento, nell'istante, coagulo quasi impercettibile nel flusso continuo del Tempo.
Osservare il presente da una prospettiva privilegiata è adoperare uno sguardo critico. Usare il passato come un grimaldello, per scardinare le certezze, può tradursi nel vivere il presente attivamente per cambiarlo. Guardare al presente attraverso l'obiettivo fotografico non come mera registrazione dell'istante e duplicazione dell'esistente, ma con la volontà di operare un cambiamento.
L'osservazione critica del reale passa attraverso la storia e le sue tracce, ma anche attraverso la geografia: la vastità del tempo storico è anche la grandezza del mondo in cui viviamo, in tutta la sua complessità.
La mostra propone una riflessione sul presente, da elaborare attraverso differenti linguaggi e stili, e anche da provenienze culturali e nazionali diverse.
Il cambiamento del presente può essere frutto di una volontà collettiva, ma può essere inteso anche come rivoluzione interiore individuale. In entrambi i casi la fotografia incide profondamente nel presente attraverso la produzione di immagini nuove, che concorrono alla costruzione del reale in un Presente gravido di segni, senso e progetto, carico di storia e con lo sguardo rivolto al futuro.

Il presente inquadrato da Paola Salerno (Catanzaro 1960, vive e lavora a La Plaine-Saint-Denis, Francia) rappresenta l’altro lato di una società sempre più precaria. Per lei Roma e la Calabria sono luoghi fisici e mentali che rappresentano un passato/presente, argomenti centrali delle sue serie fotografiche, mai del tutto concluse piuttosto concepite come “work in progress”.
Sono in mostra tre fotografie, una tenda, un barcone, una casa: luoghi in parte abbandonati al loro destino. Luoghi che un tempo sono stati abitati, o magari lo sono ancora. Attraversamenti che sollecitano un immaginario svincolato dalla tangibilità del momento, proiettato nel desiderio di trascendere il reale, rimanendo - tuttavia - consapevolmente legato a quesiti e riflessioni che s’insinuano nella tensione tra forma e contenuto.

L’architettura è protagonista anche nella serie Selling Dreams (2011-2012) di Virginia Ryan (Melbourne 1956, vive e lavora tra Grand Bassam, Costa d’Avorio e Trevi), strettamente connessa con la realtà africana. Le foto di Ryan rappresentano una mappatura semantica dei contrasti urbanistico-sociali dell’Africa occidentale, attraverso le immagini dei cartelloni pubblicitari collocate all’interno di scenari degradati.

Per Dario Coletti (Roma 1959, vive e lavora a Roma) una possibile chiave d’interpretazione del presente è l’osservazione del territorio sardo, con le sue “tragedie collettive e le grandi conquiste, i momenti storici condivisi”. Il paesaggio ha fortemente influenzato la gente del posto, imponendo “abitudini e ritmi di vita”, come sottolinea il fotografo nel lavoro delle miniere, realizzato tra il 2009 e il 2012.

Alessandro Bianchi (nato a Roma nel 1967, vive e lavora a Roma), è stato ed è testimone oculare diretto delle speranze e delle tragedie dei migranti. Nella velocità della cronaca e dei tempi compressi del réportage di agenzia, riesce a emozionarsi e riflettere sulla verità della condizione umana. Offre alla nostra riflessione i piedi nudi degli immigrati appena sbarcati, sfiniti e distesi a dormire, che sbucano dall'allegro turbinio di coperte dorate e dai colori saturi, ossimoro di vita e morte, domanda sul presente e sul (possibile?) futuro.

L'Africa è presente anche nelle fotografie di Martin Devrient (nato nel 1970 a Saalfeld, in Germania, vive e lavora a Napoli). Nei vari progetti di ricerca condotti nei viaggi in Togo, Senegal, Gambia, confluiti in portfolio fotografici, ha tematizzato la complessità del processo di modernizzazione di questi paesi.
Il Presente interpretato attraverso queste immagini è ricco di contrasti: una danzatrice è ritratta in trance, mentre entra in contatto con gli spiriti degli antenati, durante un rito animista voodoo. Vive in un villaggio del Togo dove quasi tutti possiedono cellulari e usano le app.

Per Aniello Barone (nato nel 1965 a Napoli, dove vive e lavora), partenza e approdo di un progetto di ricerca durato dieci anni sono nella sua terra, San Giovanni a Teduccio, periferia orientale e primo, storico nucleo industriale di Napoli.
Un bambino a torso nudo, con un'aquila tatuata sul petto, per somigliare agli adulti, messo a fuoco tra uno sfondo nero e una luce radente e violenta che lo investe, fa pensare a una modernità che ha bisogno di simboli sulla pelle per affermare la propria identità. Lo sguardo intenso e dolcissimo della bambina che lo accompagna ci ricorda la tenerezza dell'infanzia e scioglie la durezza di un'immagine contrastata.

«Perfino in un leggendario futuro migliore l'arte non dovrebbe rinnegare il ricordo dell'orrore accumulato; altrimenti la sua forma diverrebbe nulla». (Theodor W. Adorno, Paralipomena in Teoria estetica, 1970).