Collezione Becchetti

Roma - 19/12/2012 : 31/12/2012

Il 2012 si conclude alla First Gallery con la presentazione di una collettiva che racchiude il meglio della scena artistica italiana: la collezione Becchetti.

Informazioni

Comunicato stampa

Il 2012 si conclude alla First Gallery con la presentazione di una collettiva che racchiude il meglio della scena artistica italiana: la collezione Becchetti.
Le più significative collezioni d’arte sono a volte lo specchio perfetto di un periodo storico e di ciò che, sul fronte artistico, ha caratterizzato e condizionato dal punto di vista estetico e culturale quel determinato periodo


È avvenuto in passato con grandi collezioni private che hanno avuto il merito di condensare, e in qualche modo storicizzare, il lavoro di gruppi, movimenti e singoli artisti che meglio di altri hanno saputo interpretare lo spirito del loro tempo, lasciandone un’impronta indelebile e imperitura.
Ancora oggi, è possibile leggere il nostro passato più recente proprio attraverso la traccia lasciata da alcuni artisti nelle collezioni italiane.
La collezione Becchetti, è incontestabilmente una di quelle che, per il numero di lavori presenti al suo interno, per la vastità e rappresentatività degli artisti che la caratterizzano, e per le scelte particolarmente coraggiose e mirate dei singoli lavori scelti, è in grado di rappresentare al meglio un periodo storico dell’arte italiana recente: quello della rinascita della pittura e della scultura italiane tra gli anni Novanta del Novecento e i primi Duemila.
Ecco infatti che, al suo interno, è possibile trovare i lavori di tutti e quattro gli esponenti dell’ormai storica Officina Milanese (Giovanni Frangi, Marco Petrus, Luca Pignatelli, Velasco), con pezzi particolarmente importanti e significativi: dalla Ca’ Brutta di Petrus, al Pirellone di Velasco, al grande Treno di Luca Pignatelli, a Notte Notte di Frangi, per citare solo alcuni dei numerosi pezzi che, di ognuno di questi artisti, sono presenti all’interno della collezione.
Di Aron Demetz, Becchetti ha invece scelto il grande Divano che l’artista gardenese aveva esposto nella celebre mostra del 2003 a Venezia, avvio simbolico dell’avventura artistica della scuderia di Italian Factory.
Sempre per restare in tema di scultura, eccone poi alcune di grandi dimensioni di Giuseppe Bergomi, come Rachele con drappo, opera-simbolo della grande antologica che all’artista bresciano dedicò la sua città nel 2006.
Anche di Bernardo Siciliano, la scelta del collezionista è andata ad alcune opere particolarmente significative, come i ritratti a figura intera di Nicole, Jannelle e Jackie, presenti nella personale al Macro del 2010, senza però dimenticare alcuni dei grandi paesaggi newyorchesi che hanno caratterizzato la produzione dell’artista romano negli anni passati.
Ecco, poi, ancora, opere particolarmente significative di altri esponenti di spicco della prima, importante ondata della nuova pittura italiana degli anni Novanta, come Alessandro Papetti (Studio per nudo), Enrico Lombardi (L’occhio della sera), Aldo Damioli (Venezia-New York), Giorgio Ortona (Roma rosa), Agostino Arrivabene (Uomo volante) e Giulio Durini (Milano).
Ma un grande collezionista non si ferma agli epigoni e ai maestri. Ecco allora, tra i nomi acquisiti negli anni più recenti, gli esponenti della nuova scuola pittorica romana come Paolo Fiorentino e Mauro Reggio, o quelli della seconda ondata milanese, come Federico Guida; ed ecco, ancora, gli spettacolari paesaggi di Alessandro Busci, le grandi marine di Massimiliano Alioto, e i bellissimi interni di Mimmo Centonze; e, infine, alcuni tra i più promettenti talenti usciti dalle fila del Premio Italian Factory per la giovane pittura italiana, come Cristiano Tassinari e Desiderio Sanzi, a testimoniare una passione collezionistica che si evidenzia anche nell’attenzione ai fenomeni più nuovi e recenti dell’avventura pittorica italiana.