Clotilde Ceriana Mayneri – Scritture Arboree

Torino - 09/03/2016 : 31/03/2016

Essenze di materie rarefatte abitano i microcosmi costruiti da Clotilde Ceriana Mayneri come dimore leggere dello sguardo, sensazioni tattili legate a materiali precari ma anche alla durata del loro respiro naturale.

Informazioni

  • Luogo: MUTABILIS
  • Indirizzo: Via Dei Mille 25/c - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 09/03/2016 - al 31/03/2016
  • Vernissage: 09/03/2016 ore 18
  • Autori: Clotilde Ceriana Mayneri
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: da martedì a venerdì 15.30-19.30 sabato 10.30-13.00/15.30-19.30 chiuso domenica e lunedì

Comunicato stampa

Scritture Arboree

Essenze di materie rarefatte abitano i microcosmi costruiti da Clotilde Ceriana Mayneri come dimore leggere dello sguardo, sensazioni tattili legate a materiali precari ma anche alla durata del loro respiro naturale. E’ soprattutto la duttilità detta carta che spinge l’artista a pensare lo spazio come un velo di luce che avvolge spessori di fragili materie, frammenti di segni vitali, tracce di realtà che la mano trasforma in scrittura interiore, sintesi tra le forme dell’inconscio e le misure del pensiero

Più che alla scultura oggettuale l’interesse di Ceriana Mayneri è rivolto alla presenza aerea della materia, alle correnti emotive che sfiorano le pieghe della carta e quant’altro viene fissato sulla superficie: fili, corde, legni, grafie, inchiostri, sedimenti del colore. L’immagine si apre alle vibrazioni del vuoto, è luogo di risonanze dove ogni reperto entra nello spazio stratificato del visibile congiungendo i molteplici sensi dello sguardo in un’unica visione.

Claudio Cerritelli
Dal catalogo “scultura in atto”
2005



Cenni biografici

Clotilde Ceriana Mayneri è nata a Torino, si è diplomata in Scultura all’Accademia Albertina di Belle Arti; ha avuto come docenti Baglioni, Chissotti, Garelli, Franco, Calandri e Guido Ballo.
Ha insegnato discipline plastiche presso il I Liceo Artistico di Torino. Espone in mostre collettive e personali dalla fine degli anni sessanta e dagli anni settanta una serie di esposizioni di scultura, soprattutto bronzi e terre cotte, in cui si legge chiara l’ammirazione per Lucio Fontana.
Inizia poi una ricerca di leggerezza, con risultati quasi bidimensionali, che procede ancora oggi, anche se si è fatta più intimista; fatta cioè di ricordi, spesso molto rielaborati.
Utilizza frammenti di materiali diversi, assemblati a creare microcosmi; talvolta è la scrittura, anche attraverso l’uso di impronte digitali colorate, talvolta sono terre, polveri, rametti e fili intrecciati, che con carte invecchiate, strappate o riciclate compongono collages.