Claudio Ascenzi – Urban Cross Rope

Roma - 06/12/2012 : 16/01/2013

Un pianista che tocca i tasti di un pianoforte fa muovere un martelletto e una corda colpita comincia a vibrare. Così l’animo umano di fronte alle emozioni più pure ed elementari vibra.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA MARGUTTA
  • Indirizzo: Via Margutta 53b - Roma - Lazio
  • Quando: dal 06/12/2012 - al 16/01/2013
  • Vernissage: 06/12/2012 ore 18
  • Autori: Claudio Ascenzi
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

Urban Cross-Rope
Claudio Ascenzi: la vibrazione dell’essere
di Sabina Sterbini

Un pianista che tocca i tasti di un pianoforte fa muovere un martelletto e una corda colpita comincia a vibrare. Così l’animo umano di fronte alle emozioni più pure ed elementari vibra.
Una corda di violino se mal accordata stride e si rompe sotto la pressione dello archetto: così la nostra mente si spezza in mille pensieri quando l’accordo non c’è


Inizia così con delle considerazioni tecnico-musicali il desiderio di Ascezi di rendere visibile il suono, il canto della vita che è sempre in divenire, il grido di gioia o disperazione che ogni gola contiene, il sussurro dell’anima che rimane inascoltato, il coro di rabbia o di paura della folla davanti al dramma collettivo dell’indifferenza.
Dalla sperimentazione costante, dall’applicazione perentoria del “volli, fortissimamente volli” di Leopardi nasce e si costruisce nell’animo di Ascenzi un mondo-palcoscenico dove, in piazze immaginarie, grattaceli ipotetici incombono, si fanno presenza, “uno nessuno e centomila” anonimi uomini camminano colti in quell’attimo nel quale ognuno di noi diventa uguale all’altro, l’attimo in cui ci sentiamo tutti parte della razza umana.
E’ con pazienza certosina e con tenacia, i protagonisti della commedia della vita si fanno concreti, materici e metallici riflessi ci raccontano della durezza del vivere quotidiano e del relazionarsi in questo mondo innaturale e costruito, così come è costruita, ormai, l’immagine di ciascuno di noi, tanto uguale al “prossimo tuo” che sembra non vi siano più differenze gli uni con gli altri.
Ma forse in questo ossessivo quesito dell’artista-demiurgo platonico della società, trova spazio quella risposta che tutti vorremmo gridata: Io non sono così. Io amo. Io voglio. Io desidero. Io sento. Io ascolto. Io penso. Io sono un uomo. Io sono diverso da te. Io la penso diversamente. E allora? Cos’è che ci rende così uguali e così diversi? Cos’è che ci fa essere uniti e divisi? Cos’è che ci fa camminare tutti insieme e ognuno a suo modo? Le domande restano, aperte nella nostra mente come tagliole. La risposta è diversa per ognuno di noi poiché ognuno di noi biologicamente e spiritualmente è diverso dall’altro.
L’ego dell’uomo cresce e si espande e nello spazio le linee di forza che ci tengono uniti e che fanno di noi un tutt’uno, una folla acquiescente, dinamicamente si rompono per riformare mondi incredibili e extra-ordinari dove l’uomo questa volta solo, esprime il suo cercare il suo sperare di scavalcare quel limite che fa di lui un mortale.
Sorpassare la soglia che ci contiene, aprire il sipario della verità, perdersi in un infinito orizzonte ove il “guardo schiude” e la libertà ci coglie. Esaltati da questo respiro profondo ecco che il canto di un’arpa, o di una sirena ci rapisce nuovi Ulisse arsi dalla sete della conoscenza. Ma il serpente-schermo chiede il suo tributo e come Adamo nel paradiso terrestre l’uomo, solo o con la sua compagna, deve tornare alla realtà, scacciato dal primigenio tepore, e come Teseo aiutato dal filo di Arianna, si immerge di nuovo in questo labirinto di emozioni e solo il ricordo di quella “corda” ombelicale che dà la vita lo può salvare dalla follia.
Nel raccontare tutto questo cercare dell’essere umano, Ascenzi esalta l’individualità di ognuno di noi e ci sprona a cercare sempre in noi stessi, al di là dell’apparenza e dei limiti che ci impone la società e il vivere quotidiano.
Non più “avere” ma “essere” finalmente.
E torna il teatro a rammentarci che Amleto è uno di noi e noi, ognuno nella sua particolarità, siamo Amleti in cerca di autore.(Pirandello docet)