Claudio Abate – Sulla scena del delitto

Roma - 21/10/2011 : 30/11/2011

La Galleria André presenta una personale del fotografo Claudio Abate, curata da Elena del Drago divisa in due parti: da una parte il lavoro più celebre di Abate, la sapiente testimonianza dell’opera dei massimi artisti della seconda metà del Novecento, concentrata in particolare sulla scultura, con immagini in gran parte inedite, che raccontano questo linguaggio. Dall’altra il lavoro personale, creativo e non ancora abbastanza esplorato dell’artista.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA ANDRE'
  • Indirizzo: Via Giulia 175 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 21/10/2011 - al 30/11/2011
  • Vernissage: 21/10/2011 ore 18
  • Autori: Claudio Abate
  • Curatori: Elena del Drago
  • Generi: fotografia, personale
  • Orari: dal martedì al sabato, ore 11.00 – 13.00; 16.00 – 19.30
  • Email: info@andrearte.it

Comunicato stampa

La Galleria André presenta una personale del fotografo Claudio Abate, curata da Elena del Drago divisa in due parti: da una parte il lavoro più celebre di Abate, la sapiente testimonianza dell’opera dei massimi artisti della seconda metà del Novecento, concentrata in particolare sulla scultura, con immagini in gran parte inedite, che raccontano questo linguaggio affrontato da Beuys, Kiefer, Lüpertz, Kirkeby, Penck, Immendorff, Twombly

Dall’altra il lavoro personale, creativo e non ancora abbastanza esplorato dell’artista, con la serie denominata “Formiche”, una sequenza di immagini che testimoniano una straordinaria perizia tecnica e un’originale capacità di lettura artistica e reale attraverso la macchina fotografica.

Scrive Elena del Drago in catalogo: “Davanti all’immenso archivio di Claudio Abate, che da sessant’anni racconta le gesta artistiche più sperimentali, si è portati a porsi naturalmente alcune domande a proposito del rapporto tra l’opera d’arte e l’immagine fotografica che ha il compito di rappresentarla, del concetto di autorialità, del necessario feeling con lo spettatore….un corto circuito creato con forza dalle immagini di Abate che, senza alcun intento ideologico e con una forte comprensione del fare artistico, finisce per mostrare quanto sia fondamentale lo sguardo dell’altro, degli altri, per costruire il significato di un lavoro…è una capacità straordinaria di costruire lo spazio dell’opera, a contraddistinguere la ricerca di Abate, di isolarla nel contesto, di lavorare con le luci e con le ombre, ma soprattutto di capire con l’intuito del reporter per la notizia, dove andare a cercare. Un intuito, sviluppato attraverso un elemento fondante, quello della passione per l’arte, che segna, sin dall’inizio, la vita di Abate.
Figlio di un pittore, apre presto un suo studio, negli anni Cinquanta, e da allora vive la quotidianità della scena dell’arte – i momenti di convivialità, i luoghi di ritrovo, gli allestimenti delle mostre - che gli consentono di essere un testimone abituale, parte integrante del gruppo, tanto da poter fotografare inosservato artisti e opere, senza mediazioni, con la spontaneità creata dalla condivisione di momenti e idee. E’ così che Abate ci conduce per mano sulla scena del delitto, facendoci anche intravedere moventi e principali indiziati…”.