Claire Fontaine – Pretend To Be Dead

Roma - 06/02/2015 : 19/03/2015

Pretend to be dead è una mostra che sviluppa su vari piani, talvolta paralleli, talvolta sovrapposti, diverse investigazioni materiali e concettuali. Il titolo si riferisce a una forma di difesa passiva che alcuni animali adottano contro i predatori e che permette loro, appunto simulando la morte, di conservare la vita. Le strategie di sopravvivenza, la violenza presente nello spazio e nei rapporti interpersonali sono il filo che collega tutte le opere.

Informazioni

  • Luogo: T293
  • Indirizzo: via Ripense 6 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 06/02/2015 - al 19/03/2015
  • Vernissage: 06/02/2015 ore 19
  • Autori: Claire Fontaine
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Martedì/Venerdì, 12 – 19, Sabato 15 – 19, o su appuntameto

Comunicato stampa

Pretend to be dead è una mostra che sviluppa su vari piani, talvolta paralleli, talvolta sovrapposti, diverse investigazioni materiali e concettuali. Il titolo si riferisce a una forma di difesa passiva che alcuni animali adottano contro i predatori e che permette loro, appunto simulando la morte, di conservare la vita. Le strategie di sopravvivenza, la violenza presente nello spazio e nei rapporti interpersonali sono il filo che collega tutte le opere



Untitled (Study for Toilet Snorkel/US patent) è un’opera ispirata dall’illustrazione di un brevetto americano del 1982 per un dispositivo che permette di sopravvivere in uno spazio invaso dal fumo respirando con una cannula l’aria che si trova nel condotto del water; è una chiara metafora di come talvolta per sopravvivere si debba cercare salvezza nei luoghi meno probabili e all’apparenza più tossici. Gli Untitled (Fresh Monochromes), monocromi dalla pittura eternamente fresca, sono realizzati con una vernice anti-invasione che non si asciuga e che si applica su muri e cancelli per marchiare il ladro o l’intruso potenziale con un segno che materializza sul suo corpo le intenzioni colpevoli. La scelta di usare questo tipo di pittura sulle tele le trasforma in oggetti potenzialmente aggressivi per lo spettatore ipotecando la domesticità che fa dei dipinti su tela le opere d’arte più semplici con cui convivere nel quotidiano. I colori delle tele sono per altro determinati dalle sole tre tinte esistenti sul mercato. Le Untitled (Begging painting) sono invece degli elaborati monocromi le cui tele sono state tirate su delle calamite piatte che con la loro forza mantengono attaccate delle monete di pochi centesimi, solidali della materia solo grazie al puro potere dell’attrazione magnetica.

Black Whale si confronta ironicamente ma con passione alla pittura di grande formato riprendendo l’immagine di una balena che adornava una vecchia edizione di Moby Dick. Lo spruzzo riprodotto sulla superficie pittorica fa eco alla liquidità di altri elementi presenti nella mostra come Untitled (M. Skinny Legs), un tubo comunemente utilizzato per la discesa delle acque piovane, dipinto nella sua parte alta con la pittura anti-invasione. La scultura si riferisce nel titolo alla canzone inglese Incy Wincy Spider che narra la storia di un ragno che si arrampica su per il tubo della grondaia, è spinto fuori dalla pioggia, ma risale quando il sole splende di nuovo. La ciclicità di questi flussi è però qui incarnata dalla violenza che si nasconde nelle intercapedini: all’interno del tubo è nascosto un coltello accessibile dalla piccola botola. Un’altra botola che non si apre poiché le sue ante sono state saldate, Untitled (Trap), è installata su un muro della galleria e materializza uno spazio esterno immaginario e inaccessibile, che ha il gusto umido delle cantine cui di solito queste porte permettono di accedere. Untitled (Money Trap) è invece una scultura che si riferisce nel titolo e nel principio a una trappola per le scimmie, si tratta di una cassaforte su cui è stato praticato un foro che permette ad una mano di introdurvisi ma non di uscire con un pugno chiuso eventualmente stringendo qualcosa. L’opera parla dei rischi dell’avidità ma anche della fragilità dei dispositivi che dovrebbero proteggerci, come la cassaforte che è unanimemente vista come un simbolo d’inespugnabilità.

Untitled (Rotary Spike, Noir Profond/ Blanc/Rouge Pouilly/Vert Ramin) è una scultura fabbricata a partire da un dispositivo di sicurezza da installare sulla sommità di muri e recinzioni per impedire ad intrusi di penetrare in una proprietà, anch’esso un elemento di difesa, comunemente utilizzato negli spazi esterni, si trova deterritorializzato nel cubo bianco dello spazio espositivo e dipinto di colori gioiosi che ne camuffano la natura e lo fanno ironicamente somigliare ad una decorazione festiva. Un altro ready-made Untitled (Parking Bay) è costituito da un arco metallico con due catene per parcheggiare i carrelli che come una triste coppia pendono vuote, ricordando la miseria degli spazi commerciali deserti. Untitled (Stalemate) è una scacchiera appesa al muro su cui i pezzi sono stati avvitati in una posizione di eterno scacco matto.

I due video Untitled (You can cut anyone) e Untitled (Why your psychology sucks) hanno per protagonista un’attrice che normalmente realizza video promozionali e pubblicitari, i loro testi riprendono fedelmente due messaggi di un discutibile guru del self-help su come sbarazzarsi delle persone tossiche e su come uscire della depressione. La filosofia che costituisce l’impalcatura di questi consigli (a metà strada tra tecniche di sopravvivenza, auto-difesa e individualismo selvaggio) è unicamente improntata al produttivismo e al darwinismo sociale ma, in modo inquietante, contiene anche alcune verità. Esiste poi una costellazione femminista all’interno dalla mostra: Untitled (We are all clitoridian women) fa parte della serie di opere intitolate We are all in cui la frase da cui l’opera prende il titolo è dipinta con uno stencil su una fedele riproduzione di una delle iconiche Marilyn di Warhol. L’opera si vuole un omaggio a Carla Lonzi che fu la prima a teorizzare in modo positivo e non patologizzante il concetto di donna clitoridea. Tre Brickbats sono tratte da tre edizioni originali dei libri della casa editrice di Lonzi, Rivolta Femminile. Le brickbats sono sculture composte di mattoni e di immagini di copertine di libri il cui dorso è stato modificato per adattarsi allo spessore del mattone – il che rende ogni libro pietrificato della stessa taglia e dello stesso peso di qualunque altro. La brickbat in inglese è un oggetto – spesso una pietra – avvolto da un messaggio di minaccia da lanciare attraverso il vetro di una finestra come ultimo minaccioso avvertimento.

Il light-box Untitled (Pubblicità, pubblicità) è una citazione ed un omaggio all’artista francese Philippe Thomas che creò nel 1987 l’agenzia per la cessione dei diritti d’autore e della firma su opere d’arte chiamata Readymades belong to everyone. Pubblicità, pubblicità è un poster concepito dall’artista come una promozione della propria sparizione in quanto autore e dell’arrivo degli acquirenti come nuovi protagonisti della storia dell’arte. Claire Fontaine presenta una riproduzione della versione originale affiancata dal suo détournement che riscrive il testo in chiave femminista e presenta l’arrivo di una singolarità femminile liberata sul piano della storia dell’arte – e della storia in generale – come unica soluzione alla soggettività ready-made che oramai ci circonda.




*Nella stessa serata si terranno le inaugurazioni delle mostre di John Henry Newton presso Frutta Gallery, via G. Pascoli 21, e di Davide Monaldi presso Studio SALES, Pizza Dante 2.





Claire Fontaine
Pretend To Be Dead
7 February - 19 March 2015
Opening 6 February 2015, 7pm
T293, Via G. M. Crescimbeni 11, Roma


Pretend to be dead is an exhibition developing on several layers, sometimes parallels, sometimes superimposed, diverse material and conceptual investigations. The title refers to a form of passive defence adopted by some animals against the predators that allows them, by simulating death, to keep their life. Survival strategies, the violence that inhabits space and personal relationships, are the red thread between all the different works.

Untitled (Study for Toilet Snorkel/US patent) is a work inspired by the illustration of an American patent from 1982 for a device that allows people to survive in a space filled with smoke, by breathing through a straw the clean air in the sewage pipes; the work is a clear metaphor for when at times survival must be found in the least appealing and apparently more toxic places. The Untitled (Fresh Monochromes), are eternally fresh paintings realized with an anti-climb paint that never dries and it is commonly applied on walls and fences to mark the thief or the potential intruder with a stain that materializes his guilty intentions on his body. The choice of using this type of paint on the canvases transforms them into potentially aggressive objects for the viewer, compromising the domesticity that makes paintings the easiest artworks to live with on a daily basis. The colours of the paintings are determined by the three colours of paint existing on the market. The Untitled (Begging paintings) are on the other hand elaborate monochromes where the canvases have been stretched over sheets of magnets, which keep through their force some cent coins attached to the surface, the small change sticks to the paintings only through the pure power of magnetic attraction.

Black Whale challenges ironically but passionately the large format in painting by quoting an image of a whale illustrating an old edition of Moby Dick. The jet reproduced on the painting echoes other liquid elements present in the exhibition like Untitled (M. Skinny Legs), a pipe commonly used for evacuating rain water, painted in its top part with anti-climb paint. The sculpture implicitly refers in its title to the Incy Wincy Spider song, that tells the story of a spider that climbs up the water spout, get washed out by the rain and then gets back up the pipe when the sun shines again. The cycle of these fluxes here is embodied by the violence concealed in the interstices: inside the pipe there is concealed knife, accessible from the small trap. Another trap that no longer opens, because its doors have been soldered together, Untitled (Trap), is installed on a gallery wall where it materializes an external, imaginary and unreachable space, with the humid scent of a basement that this type of doors usually open onto. Untitled (Money Trap) is a sculpture that refers in its title and its form to a trap for monkeys, it is a safe where a hole has been cut large enough to allow an open hand to penetrate but not a closed fist holding something to exit it. The work refers to the risks of greed but also to the fragility of the devices supposed to protect our belongings, like the safe that is a symbol of inexpugnability.

Untitled (Rotary Spike, Noir Profond/ Blanc/Rouge Pouilly/Vert Ramin) is a sculpture fabricated from a defensive device to be installed on walls or fences in order to prevent intruders and thieves to penetrate a property; it is a self defence tool destined to the outdoors spaces that is here deterritorialized inside the white cube and painted with festive colours that dissimulate its real nature and make it resemble a party decoration. Another ready-made Untitled (Parking Bay) is constituted of a metallic arch used to park shopping trolleys, with two chains sadly dangling that remind us of the specific melancholia of the deserted commercial premises. Untitled (Stalemate) is a chessboard hanging on the wall where the chess have been screwed in and frozen on an eternal position of stale mate.

The two videos Untitled (You can cut anyone) and Untitled (Why your psychology sucks) have as a protagonist an actress specialised in promotional and advertising videos for companies, here she recites texts lifted from the messages of a controversial self-help guru, revolving around how to get rid of toxic people and how to get out of depression. The philosophy that constitutes the backbone of these instructions (half way through survival techniques, self-defence and wild individualism) is only oriented towards productivity and social Darwinism, but in a troubling way, it does contain a small dose of truth. Three works form a feminist constellation inside the exhibition: Untitled (We are all clitoridian women) is part of a series of works entitled We are all where the sentence that give the title to the work is painted on top of a faithful reproduction of one of Warhol’s iconic silkscreens of Marilyn. The work is conceived as homage to Carla Lonzi that was the first one to theorize positively, outside of a pathological perspective, the concept of clitoridian woman. Three Brickbats are inspired by three original editions of books published by Lonzi’s publishing house, Rivolta Femminile. The brickbats are sculptures made of bricks and scans of book covers whose spine has been modified to match the thickness of the brick – this makes all the petrified books the exact same size and the same weight. A brickbat is generally an object – often a stone – wrapped in a message of threat that is sent through a window as a threat.

The light-box Untitled (Pubblicità, pubblicità) is a quotation and a homage to French artist Philippe Thomas who created in 1987 the agency for the cession of rights of authorship and signature of artworks called Readymades belong to everyone. Pubblicità, pubblicità is a poster conceived by the artist as a promotion of his own disappearance as an author and the arrival of the buyers as new protagonists of art history. Claire Fontaine presents the reproduction of the original version on the side of its détournement that rewrites the text in a feminist key and presents the arrival of a liberated feminine singularity on the plan of art history – and history in general – as the only antidote to the problem of the ready-made subjectivity that surrounds us.





*Opening on the same night John Henry Newton solo show at Frutta Gallery, via G. Pascoli 21, and Davide Monaldi solo show at Studio SALES, Pizza Dante 2.