Christian Tasso – Quindici Percento

Milano - 20/01/2016 : 13/02/2016

Christian Tasso è un giovane artista fotografo che ha ideato e svolto un progetto fotografico incentrato sulla disabilità nel mondo: “QuindiciPercento”.

Informazioni

Comunicato stampa

Christian Tasso è un giovane artista fotografo che ha ideato e svolto un progetto fotografico incentrato sulla disabilità nel mondo : “QuindiciPercento”. Il lavoro, iniziato nel 2015, continuerà nell’arco dei prossimi anni. L’intento dell’autore è quello di raccontare la vita di persone con disabilità, tessendo una rete di storie globali. Tasso racconta storie di persone e delle comunità nelle quali vivono, con l’intento di mostrare come le varie comunità leggano e si rapportino con la disabilità

La prima parte del progetto, realizzata in Ecuador, Romania e Nepal, è attualmente presentata in un libro a tiratura limitata e in una mostra itinerante, volti a creare un dibattito e una sensibilizzazione nell’opinione pubblica sui diritti delle persone disabili in differenti contesti sociali e culturali.

* Questa mostra nasce da un progetto con un forte risvolto di solidarietà che inizia dall'incontro di Christian Tasso con la famiglia Barbini.
A Venezia , dove Christian ha scelto di vivere e dove Gherardo e Titti Barbini sono nati e vissuti in gioventù, si sono incontrati e hanno deciso di unire i loro progetti , espressione della volontà di portare speranza e conforto a chi lotta per la normalità.
Il centro delle sue storie è la resilienza, la reazione che ogni essere umano attua per raggiungere una condizione di normalità La resilienza è il leit motiv della ricerca del giovane fotografo, che fissa nell'obbiettivo la forza di vivere con un handicap, in situazioni di estremo disagio .
Questa è anche la missione di ALMaUST, Associazione Lombarda per la Malattia da Ustione -Onlus, che Gherardo e Titti Barbini vogliono sostenere attraverso la mostra del giovane Christian. Alla Onlus, fondata dal Dottor Vincenzo Rapisarda - Direttore della Struttura Complessa Chirurgia Plastica e Centro per grandi ustionati dell'Ospedale Niguarda di Milano- sarà quindi devoluto parte del ricavato.

* “Inizia in Italia questo viaggio per inseguire un’idea nata in Sahara Occidentale. Nel 2009, su mandato di una ONG italiana, andai a guardare le stelle nel mezzo del deserto. Vissi per mesi nei campi profughi Saharawi: migliaia di tende che formano varie città dall’orizzonte rovente e sconfinato, a sud dell’Algeria; tetti di stoffa a coprire migliaia di anime che aspettano di tornare verso una casa che non c’è più.
Dovevo raccogliere le storie di chi non può fronteggiare la difficile normalità delle dune a causa di qualche problema che il proprio corpo causava. Ragazze e ragazzi non vedenti, con paralisi celebrale infantile, ritardi mentali o impossibilitati nel muoversi; le loro storie divennero la mia vita e per lunghe giornate, impegnato nel racconto, cercai le immagini necessarie a denunciare la loro condizione di esistenza, fatta di battaglie molto spesso perse. Da quei campi illuminati dalla polvere iniziarono ad affiorare tante domande, e nacque l’idea di ricercare su larga scala le tracce di milioni di esistenze, di quel quindici percento di persone che tutti i giorni affrontano difficoltà a me distanti.
Quello che avete in mano è il racconto di come questo lavoro sta iniziando, tre paesi, tra di loro distanti, non solo fisicamente ma anche culturalmente. E’ il racconto di tante vite incrociate lungo la strada, che tuttora proseguono a testa alta, nella routine della quotidianità. Senza la pretesa di raggiungere una conclusione, le storie qui riportate sono dei racconti che andranno a comporre una narrazione più grande, estesa nel tempo.
Lo shock del Sahara ha colpito una parte più giovane di me, quella più legata alla denuncia. Il controllo militare, la condizione umana, la sofferenza hanno preso il sopravvento dando agli sguardi della gente la profondità di una ferita che non si rimargina. Per questo quelle immagini non fanno parte di questo libro. Ora il mio intento è mostrare altro, vorrei comporre un inno all’essere umano, a quella fetta di umanità che va avanti nonostante le barriere, una fetta grande il quindici percento.
Il mio nuovo capitolo è altrove, in cerca dell’altro. Non ci saranno eroi e non ci saranno vittime in questo libro. Ho cercato l’intimità, la normalità in quella che il mondo considera anormalità. Gli arcobaleni che gli uomini costruiscono dopo una tempesta che ha portato via qualcosa che sembrava indispensabile. Le persone che ho incontrato mi hanno dimostrato che una gamba può bastare per vivere la propria vita serenamente, che il senno non esiste e se sì è meglio perderlo, che un terremoto può portare via tutto ma non la dignità.”
Christian Tasso


* L’associazione ALMaUST onlus nata per mano del Dott. Vincenzo Rapisarda primario del Centro Ustionati dell’Ospedale Niguarda Milano.
ALMAUST sostiene la cura degli ustionati nei paesi in condizioni socioeconomiche disagiate e promuove l'applicazione clinica della ricerca medica nel settore delle ustioni.

* Che cosa chiediamo oggi alla fotografia? Nel corso del tempo le abbiamo chiesto tante cose diverse: all’inizio della sua storia le abbiamo domandato di farci vedere Paesi lontani e sconosciuti, di ritrarre volti mai prima raccontati, di informarci di quanto succedeva, poi di documentare, di emozionarci, di commuoverci, di denunciare, e a volte persino di cambiare lo stato delle cose.
Oggi, in un mondo offuscato da miliardi di intangibili rappresentazioni di noi, le chiediamo una sola cosa: di essere se stessa, vera fotografia, realizzata da chi è consapevole del suo immutato potenziale. Strumento sempre e più che mai capace di raccontarci il mondo, di introdurci in realtà sconosciute, di svelarci gioie o drammi lontani. Christian Tasso le chiede una cosa piccola ed enorme, cioè di accompagnarlo nei suoi viaggi, di essere il mezzo che gli consente di vedere, di imparare, di condividere con chi incontra e con chi vedrà poi il suo lavoro. Così ha fatto e così continuerà a fare. Ha scelto la strada che si definisce dell’impegno, di viaggiare e lavorare a fianco di “quella fetta di umanità che va avanti nonostante le barriere”, come lui stesso scrive, tra uomini e donne che hanno storie strazianti, coraggio eccezionale e una capacità di vivere che diventa una lezione di speranza.
Giovanna Calvenzi