Carla Pistola – Portali
La mostra fa parte del progetto culturale “Portali”, promosso dal Comitato Cultura della Biblioteca Comunale “Corrado Danti” con il patrocinio del Comune di Staffolo. L’esposizione presenta una selezione di opere dedicate alla mia ricerca cromodinamica, un percorso che indaga il colore come energia viva, gesto, materia e relazione.
Comunicato stampa
Il colore che respira: considerazioni critiche sulla mia adesione al Cromodinamismo
di Alberto Moioli
Nella storia dell’arte contemporanea, emergono talvolta visioni capaci di incidere una frattura nel pensiero visivo comune, riposizionando la riflessione estetica al centro del dibattito culturale. Il Cromodinamismo si inserisce in questo orizzonte come fenomenologia pulsante del colore, come linguaggio primario che riscrive il rapporto tra artista, opera e fruitore .
Sono stato introdotto a questa esperienza artistica attraverso l’entusiasmo e la forza visionaria dell’artista Carla Pistola, la cui progettualità ha saputo trasmettere la potenza generativa di un’idea che si fonda sul “superamento della forma come rappresentazione per giungere alla forma come accadimento percettivo”. Nel suo pensiero, ho colto la spinta etica e culturale che anima questo Manifesto: un invito urgente e sincero rivolto a tutti coloro che riconoscono nel colore una sostanza viva, capace di incidere nel corpo dell’esperienza sensibile .
Il Cromodinamismo si propone come un’estetica della presenza, una poetica che rifiuta ogni artificiosa idealizzazione del reale per privilegiare la corporeità del gesto, la dinamica fisica della materia pittorica, la vibrazione percettiva che scaturisce dall’atto creativo. È una posizione che si accorda con le riflessioni più avanzate della scienza dell’estetica, laddove il concetto di forme a priori viene sostituito da quello di evento percettivo incarnato , secondo una visione in cui l’opera non è oggetto statico ma fenomeno in trasformazione.
Ogni superficie pittorica, in questa prospettiva, diventa un campo di energia, un ambiente in cui il colore agisce come vettore emotivo, non come segno imitativo. Il riferimento al vocabolario della fisica contemporanea, esplicitamente richiamato nel Manifesto nella sua versione tecno-scientifica, amplia il discorso estetico verso una dimensione epistemologica che lega arte e scienza in un nuovo paradigma sinestetico: il quadro come collisione, come campo quantico dell’emozione .
L’aderenza a questa poetica, da parte mia, nasce dalla piena condivisione di una visione che riconosce nell’opera d’arte un dispositivo esperienziale, in grado di generare conoscenza non discorsiva, ma sensibile. L’artista, in tale ottica, assume il ruolo di attivatore di dinamiche percettive, di ingegnere sensoriale, capace di costruire linguaggi che parlano al corpo prima ancora che alla mente.
L’arte del Cromodinamismo non si presta all’analisi semantica classica, ma richiede uno sguardo immersivo, un’apertura percettiva che coinvolge lo spettatore in una dinamica intima e quasi rituale. L’opera, il colore, in questo contesto viene sentita, ascoltata.
Aderire al Cromodinamismo, oggi, significa riconoscere l’urgenza di un’arte che non cerca la riproduzione del reale, ma la sua intensificazione. Significa partecipare a una visione estetica che assume la sensibilità come territorio privilegiato di conoscenza, e il colore come organismo energetico che restituisce all’arte la sua funzione primigenia: generare vita attraverso l’emozione.
In questa prospettiva, la mia adesione si configura come atto critico, ma anche come scelta culturale e filosofica. L’arte, quando vive del suo battito più sincero, non chiede spiegazioni: si impone come esperienza.
E il Cromodinamismo, in tutta la sua vitalità teorica e plastica, è esattamente questo: un’esperienza che pulsa, che interroga, che ci ricorda — con dolcezza e forza poetica — che ogni colore è una domanda, e ogni gesto pittorico una possibilità di risposta.