Carla Cacianti – Ferite

Roma - 25/11/2015 : 02/01/2016

Ferite è una metafora della violenza inflitta (dall’uomo, dalla società o dalle donne stesse), una violenza non necessariamente fisica o verbale quanto incarnata dal piegare, adattare e costringere.

Informazioni

Comunicato stampa

Perché questa mostra in questa Giornata?
Perché la violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani fondamentali. La violenza contro le donne continua ad essere una pandemia globale. È una conseguenza della discriminazione e della persistente diseguaglianza tra uomo e donna. Ostacola il progresso in molte aree, compresa l'eliminazione della povertà. Questa violenza non è inevitabile ma persiste ancora nella mentalità proprietaria di tanti uomini verso le donne, nel nostro Paese e in molte aree del mondo



Anche l'Onu, con queste parole di Ban Ki-moon, dice che questa violenza si può sconfiggere:
"Tutti noi abbiamo un ruolo da giocare, e io vi incoraggio a fare il vostro. Se rimaniamo uniti a casa, nelle comunità, a livello nazionale ed internazionale, noi possiamo sfidare la discriminazione e l’impunità e porre fine a quelle mentalità e abitudini che incoraggiano, ignorano o tollerano la globale vergogna della violenza contro le donne e le ragazze".

La mostra FERITE, che rimarrà aperta nel Centro Luigi Di Sarro fino al 2 gennaio 2016, nasce dall’idea dell’Artista di lavorare sull’immagine delle donne. Un’immagine che sia rivelatrice del carattere controverso e insieme potente dell’universo femminile, inevitabilmente forzato in stereotipi e ruoli che ne alterano l’essenza, ma anche capace di rigenerazioni profonde e coraggiose. Ferite è dunque una metafora della violenza inflitta (dall’uomo, dalla società o dalle donne stesse), una violenza non necessariamente fisica o verbale quanto incarnata dal piegare, adattare e costringere.
La scelta della fotografia come base di partenza dei lavori è motivata dalla capacità del mezzo, tra sguardo e registrazione, di rendere l’emozione dei visi, delle bocche e degli occhi, usando la luce. Non interessa in questo caso la fotografia in termini tecnici quanto la sua capacità di essere mezzo di raccordo ideale tra sguardo e sguardo, quello delle donne e quello di chi le guarda, incontro ulteriormente potenziato dalle pieghe che l’artista fa sulle immagini creando un disegno di ombre e luci tale da filtrare e drammatizzare le figure, ma anche un oggetto-ritratto che scaturisce appunto dall’offesa dei volti.

Carla Cacianti.
Artista e visual designer. Vive e lavora a Roma. Presenta opere e installazioni in esposizioni nazionali e internazionali di arte e ricerca visiva.
Il suo percorso artistico inizia negli anni ‘70, con esperienze di vero e proprio imprinting in differenti situazioni di avanguardia. Con il Teatro Immagine di Mario Ricci, espressione tra le più significative della sperimentazione teatrale italiana ed europea di quegli anni, partecipa alla creazione di oggetti scenici per gli spettacoli Re Lear, Moby Dick e Monaco ’72, rappresentati in Italia e nelle principali capitali europee. Con il Gruppo artigiano ricerche visive è nel team che crea le immagini di Implicor/Olivetti, uno dei primi grandi sistemi multi-image projection di comunicazione audiovisiva, prodotto in Italia per la XV Triennale di Milano. Crea giocattoli d’artista, che espone nella mostra internazionale Toys by Artist.
Vivere direttamente la sperimentazione nelle arti visive, per la mise en scène come per il design è, per Carla Cacianti, vivere con particolare intensità il rapporto tra linguaggio dell'emozione e regole del progetto. Da qui lo stimolo a sviluppare una ricerca personale che non si è mai interrotta: esplorare differenze, specificità e relazioni tra i linguaggi proprii dell'espressione artistica e quelli più “normati” della comunicazione progettata.
Ha esposto sue opere in mostre di arte e di design in Italia e all’estero. Tra le mostre più recenti la partecipazione alle manifestazioni milanesi di Expo in Città: Design4Bread, Casa del Design; Shots of bread, Mediateca Santa Teresa; Rito, costume, paradosso, Spazio Oberdan.