Bruno Pinto

Bologna - 24/04/2015 : 24/05/2015

Il MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna dedica a Bruno Pinto un focus all'interno della Collezione Permanente.

Informazioni

Comunicato stampa

Il MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna dedica a Bruno Pinto un
focus all'interno della Collezione Permanente dal 25 aprile al 24 maggio
2015.
Venerdì 24 aprile alle ore 18.00 è previsto un incontro con l'artista alla presenza di Lorenzo Sassoli de Bianchi, di Gianfranco Maraniello -
rispettivamente Presidente e Direttore dell'Istituzione Bologna Musei – e
del Magnifico Rettore dell'Università di Bologna, Ivano Dionigi.
In occasione di questo speciale evento espositivo, Lorenzo Sassoli de
Bianchi donerà al MAMbo il dipinto Il ceppo, un olio su tela del 1966,
particolarmente significativo nell'evoluzione della ricerca di Pinto



Nella sala sarà visibile, oltre all'opera citata, una selezione di lavori che
spaziano dal 1953 al 2005, collocati non casualmente nello stesso spazio che ospita I Funerali di Togliatti di Renato Guttuso, che fu uno dei maestri nelle prime fasi della formazione artistica di Pinto.

Emerge chiaramente, ripercorrendo la produzione di Bruno Pinto, la concezione della pittura come via alla conoscenza di sé e modalità di esperire la realtà arrivando a comprenderne le dinamiche più che a rappresentarle.
La costante ricerca di validi fondamenti dell'esistenza lo porta a
confrontarsi con ambiti extra artistici, dalla psicoanalisi alla filosofia,
dalla fenomenologia all'esoterismo, con uno sforzo totalizzante dell'uomo
oltre che dell'artista, fino all'ascesi e all'esperienza mistica.
È Pinto stesso a dichiarare, in un'intervista di Paolo Badini nel 2009:
“ (…) ho scelto di fare il pittore perché con la pratica della pittura
confusamente intuivo di poter comprendere il vero significato della Vita.
Per me l'arte della pittura è un lavoro di conoscenza e
autoconsapevolezza. Questa scelta mi ha anzitutto obbligato a non dare
credito a pratiche artistiche già codificate nei confronti delle quali ho
sempre avvertito un'inalienabile, insofferente avversione perché
istintivamente percepite come mortificanti le naturali disposizioni ad un
apprendimento consonante con i talenti individuali. ”
L'insofferenza verso tutto ciò che percepisce come eccessivamente
istituzionale spinge Pinto a collocarsi volutamente in una posizione aliena
al sistema che, seppur non propriamente rifiutato, viene considerato
estraneo. Di qui, l'abbandono a più riprese della pratica artistica, talvolta
fino all'isolamento dai rapporti umani.
È proprio uno di questi periodi di radicale allontanamento dalla pittura e
dal contesto sociale e urbano a segnarlo profondamente a porre le basi
per la produzione artistica successiva. Il soggiorno a “La Valle”, podere
abbandonato nei dintorni di Arezzo in cui vive tra il 1960 e il 1964, sarà
un'esperienza estrema per l'uomo e per l'artista.

Lasciata La Valle, Pinto si trasferisce a Monteveglio, nei pressi di Bologna,
su consiglio di Giuseppe Dossetti. Qui riprende a dipingere e nel 1966
produce Il ceppo, vero e proprio snodo della sua poetica.
Il punto di vista (leggermente dall'alto), la ricchezza cromatica e la
composizione del dipinto fanno sì che il soggetto appaia come sospeso,
in una visione frontale/laterale. Al contempo circonfusa e irradiante luce,
la forma contorta e scabra è apparentemente immobile ma in grado di
suscitare un senso di vertigine in chi guarda: un corpo che si fa epifania.
Nell'opera riconosciamo tratti che saranno caratteristici di tutta la pittura
di Bruno Pinto: l'intensità cromatica, il precario equilibrio delle forme in
uno spazio dinamico e instabile, la dialettica figura/sfondo.

Nell'allestimento al MAMbo, Il ceppo è affiancato da altri quattro lavori
successivi, degli anni Novanta e Duemila, che in qualche modo lo
riprendono e lo rielaborano. Ad anticiparli, non solo cronologicamente,
troviamo La prima natura morta, un dipinto del 1953 che già mostra
una matericità e una densità costruttiva che ritroveremo in seguito.
Completano il focus, visibile in Collezione fino al 24 maggio 2015, alcuni
lavori più recenti e uno slideshow con una selezione di contributi critici.

Vengono inoltre proiettati nella Sala Conferenze del museo il 24, 25 e 26
aprile alcuni estratti relativi al progetto di film in 3D Nei territori del Diavolo e Della Grazia, di Eugenio Melloni, produzione ASA Audiovisivi, che vedono protagonista l'artista. Si tratta di un lungometraggio per la televisione, il cinema, l'editoria e il Web, in 3D e 2D. Nei territori si chiede se sia ancora possibile oggi avere una visione organica della vita, interpellando tre generi cinematografici: documentario, docu-fiction, finzione. Tre i luoghi e i punti di vista sondati: il mondo del lavoro, quello dell'arte e del cinema. Eugenio Melloni ha un diploma in Regia teatrale. Come sceneggiatore cinematografico ha collaborato con Lucio Lunerti, Stefano Incerti, Wim Wenders. Per conto della Fondazione Cineteca di Bologna, coordina sul piano artistico il progetto di ricerca sperimentale Il Memofilm, a memoria di uomo.


Cenni biografici
Bruno Pinto nasce il 20 agosto 1935 a Roma.
Negli anni della formazione studia pittura, incisione e tecniche
pubblicitarie con Francesco Cretara e frequenta i corsi dell’Accademia di
Francia per poi lavorare brevemente come pubblicitario all’American
Advertising Agency. In seguito, anche grazie al consiglio di Renato
Guttuso con il quale è entrato in contatto, si dedica prioritariamente alla
pittura. Viaggia spesso e soggiorna all'estero – Londra, Parigi, il Sud della
Francia - dove stabilisce rapporti con Gino Severini, Henry Moore,
Augustus John - e frequenta il filosofo Giuseppe Giovanni Lanza del
Vasto e il nipote Manfredi, che lo ospitano presso la Communauté de
l’Arche, nel sud della Francia. All'inizio degli anni Sessanta intraprende un
processo di allontanamento dalla società capitalista vissuta come
alienante, abbandona la città e l'attività pittorica in favore di una
modalità di vita primitiva e isolata, nel podere de “La Valle”. Nel 1964
incontra Don Giuseppe Dossetti, su invito del quale si trasferisce nei pressi
dell’Abbazia di Monteveglio (Bologna), dove riprende a dipingere esponendo in personali e collettive, in Italia e all’estero. La prima mostra personale di rilievo è curata da Ludovico Ragghianti nel 1971.
Tra il 1980 e il 1982 trascorre diverso tempo a New York, ospite nello studio
dello scultore Mark di Suvero ed espone alla Sutton Gallery nel 1981.
Dopo un lungo periodo di pausa dalle mostre, nel 2003 Bruno Pinto è
protagonista di una grande esposizione a cura di Peter Weiermair proprio
alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, poi MAMbo, dal titolo Bruno
Pinto. Dopo il silenzio.
Nel 2005 la Fondazione Mazzotta di Milano gli dedica l'antologica Bruno
Pinto. Di fronte e attraverso, curata da Pietro Bellasi e Bruno Corà.
Nel 2012 dona all'Università di Bologna l'opera La Cena in Emmaus –
Discorsi a tavola (1987).