Bernhard Schobinger

Milano - 11/04/2018 : 21/04/2018

Bernhard Schobinger (Zurigo, 1946) è tra i più importanti esponenti nella scena del gioiello d’arte contemporaneo. La mostra si articola intorno a una quarantina di opere esposte per la prima volta a Milano e ospitate negli spazi dello studio dell'artista Turi Simeti, aperti al pubblico per questa occasione.

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Comunicato stampa

Bernhard Schobinger (Zurigo, 1946) è tra i più importanti esponenti nella scena del gioiello d’arte contemporaneo. La mostra si articola intorno a una quarantina di opere esposte per la prima volta a Milano e ospitate negli spazi dello studio dell'artista Turi Simeti, aperti al pubblico per questa occasione.

Bernhard Schobinger sottopone il monile a un ripensamento radicale, sovvertendone i codici tradizionali fino quasi a distruggerli. Noto per il suo spirito Neo-Dada, l’artista svizzero agisce per contrasto, rompendo i canoni e sbaragliando le convenzioni. Nel fare gioielli, Schobinger fa arte

Il suo lavoro è frutto di una sperimentazione che sconfina nella scultura e in cui, audacemente, la gioielleria fa da tramite. Frutto di un dialogo tra materia e spirito, ciascun pezzo si propone come oggetto dinamico, capace di mettere in discussione valori e certezze.

In quasi cinquant'anni di lavoro, il linguaggio di Schobinger si è servito dei materiali più disparati, sia dal punto di vista della loro natura che delle origini. Foto di famiglia, colli di bottiglia, strumenti per cucire, metalli trovati nel lago di Zurigo, oggetti assemblati o riprodotti tramite calchi. Non solo materiali non nobili, ma anche contundenti, che provocano colui che si interroga sulla loro portabilità. La tensione a voler spogliare il monile del suo valore è forte, ma si tratta solo di valore materiale. Perché Schobinger restituisce invece più che mai l'antica funzione del gioiello come veicolo di messaggi codificati, memorie ed enigmi che trascendono l'oggetto e lo caricano di senso.

I pezzi in mostra a Milano testimoniano la sua continua ricerca in cui si sovrappongono diversi livelli: « concettuale, poetico, simbolico, formale e sensoriale ». Formatosi nella Zurigo delle rivolte studentesche degli anni '60 e pervaso da una forte influenza dell'arte concreta di Max Bill, quello di Schobinger è un linguaggio complesso che di visionario ha sia l'aura che la tecnica. Ogni lavoro è evocatore delle circostanze della produzione ed è portatore dello sguardo ironico dell'artista che al contempo parla di sé.

Su Bernhard Schobinger sono state pubblicate numerose monografie e le sue opere sono esposte in importanti collezioni pubbliche come il V&A Museum – Londra; Museum of Fine Arts – Boston; Museum of Fine Arts – Houston; LACM – Los Angeles; Philadelphia Museum of Art – Philadelphia; Rotasa Collection Trust – California; National Museum of Australia – Canberra; National Gallery of Victoria – Melbourne; Stedelijk Museum – Amsterdam; Stedelijk Museum – ’s- Hertogenbosch; Museum Boijmans Van Beuningen – Rotterdam; Pinakothek der Moderne, Die Neue Sammlung – Monaco; Dannerstiftung – Monaco; Musée des Arts Décoratifs, Palais du Louvre – Parigi.

La mostra di Bernhard Schobinger presso lo Studio Turi Simeti anticipa l’avvio di un nuovo progetto di Martina Simeti rivolto a forme artistiche considerate periferiche. Tale progetto si concretizzerà dalla fine del 2018 con l’apertura di uno spazio espositivo a Milano, in via Tortona, ricavato da un ex laboratorio di argenteria, dove le diverse proposte espositive si concentreranno sul lavoro di artisti internazionali che fanno riferimento al monile e altre forme 'marginali' come possibile modalità di espressione, andando a sollecitare la distinzione tra arti ‘nobili’ e arti ‘applicate’.

Apre a fine 2018 a Milano uno spazio per il gioiello...

L’idea è di Martina Simeti che aprirà il nuovo spazio a fine 2018 in Via Tortona. Con un focus sul gioiello contemporaneo ed uno sguardo aperto anche alle altre arti applicate. La neo gallerista ci racconta il progetto e la preview allo studio dell’artista Turi Simeti con la personale di Bernhard Schobinger.