Benedetta Galli – Microscopie

Perugia - 12/09/2012 : 06/01/2013

Mostra personale

Informazioni

  • Luogo: ART STYLE GALLERY
  • Indirizzo: via Eugubina 2/b - Perugia - Umbria
  • Quando: dal 12/09/2012 - al 06/01/2013
  • Vernissage: 12/09/2012
  • Autori: Benedetta Galli
  • Curatori: Giovanna Brenci
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Patrocini: sponsor istituzionale: Comune di Perugia, Assessorato alla Cultura e alle Politiche Sociali

Comunicato stampa

DUEMILANOVECENTOCINQUANTASETTE. BENEDETTA GALLI

Introspettiva, meticolosa, paziente. Tre aggettivi che descrivono la personalità, e quindi il lavoro, di Benedetta Galli. Si, perché solo un’artista con queste caratteristiche avrebbe potuto ideare e sviluppare un tale linguaggio che esige tempo e numerosi passaggi. Una tecnica che trova i primi risultati negli assemblaggi polimaterici del 2003, modificandosi nel tempo e divenendo sempre più raffinata, quasi concettuale, per raggiungere, dal 2008, gli esiti attuali. Elemento costante è la fotografia, sperimentata nella riduzione estrema del formato e nella moltiplicazione delle copie, tanto da mimetizzarsi e rendersi invisibile ad una prima rapida visione


In merito alla tecnica, l’opera della Galli possiede diversi piani di lettura: può essere interpretata come un genere musivo contemporaneo, dove le tradizionali tessere vitree sono sostituite da “gocce” siliconiche; come fotografia sperimentale che si innesta nel polimaterismo; come pittura stessa. Una sovrapposizione di letture che l’artista riconduce sempre e comunque alla dimensione pittorica.
Ben più profonda e stratificata è invece la lettura delle opere da un punto di vista visivo. Queste, infatti, per essere esperite nella loro complessità, necessitano di un’osservazione attenta e sempre più ravvicinata, al fine di coglierne i rimandi presenti, percepiti solo come suggestioni, mai diretti modelli artistici. A distanza, infatti, le tele appaiono quadri astratti, aloni composti da colori che si fondono e digradano, quasi un omaggio al color field di Rothko. Un’impressione che svanisce nel momento in cui lo spettatore, avvicinandosi, capisce che la pittura è illusione, effetto ottico dell’interazione tra colore e luce – a sua volta richiamando il pointillisme di Seurat –, e che in realtà la superficie della tela è coperta da queste gocce colorate che formano una trama vera e propria. E allora la mente richiama un’arte rigorosa, geometrica, minimale, dove il modulo si ripete ordinatamente in uno schema che da la sensazione di espandersi all’infinito, oltre i limiti fisici del supporto. Ma si scorge ancora dell’altro, oltre il velo del silicone, qualcosa che incuriosisce e vuole essere indagato da molto vicino. Serve una lente per cogliere la classicità della figura umana, fotografata in pose plastiche, il cui significato è racchiuso e protetto come una perla. Per l’artista, la presenza della figura è uno spunto offerto al pubblico per iniziare una riflessione introspettiva, creare un dialogo silenzioso attraverso il quale, dalla conoscenza e l’apertura verso gli altri, è possibile conoscere se stessi.
Anche i titoli sono indicativi: alla cifra, scritta a lettere e riferita al numero delle fotografie presenti nella tela, segue quello che Benedetta definisce un “indizio” circa l’identità del soggetto ritratto, offrendo in tal modo una traccia per costruire una narrazione che, a sua volta, guida l’osservatore ad una personale interpretazione dell’opera.