Bêka & Lemoine – Una poetica dello sguardo
Attivi in una zona di confine tra architettura, videoarte e documentario, Bêka & Lemoine hanno costruito un linguaggio originale, capace di spostare l’attenzione dall’edificio come forma compiuta alla vita che lo attraversa.
Comunicato stampa
C'è un modo di guardare l'architettura che non parte dall'edificio, ma da chi lo attraversa. È lo sguardo di Ila Bêka e Louise Lemoine, artisti e filmmaker che negli ultimi vent'anni hanno profondamente rinnovato il modo di raccontare l'architettura e la città attraverso il cinema. A loro Spazio Murat dedica Bêka & Lemoine. Una poetica dello sguardo, una rassegna che inaugura martedì 28 luglio alle 18.30 e resta aperta fino al 30 agosto.
Attivi in una zona di confine tra architettura, videoarte e documentario, Bêka & Lemoine hanno costruito un linguaggio originale, capace di spostare l'attenzione dall'edificio come forma compiuta alla vita che lo attraversa. Nei loro film l'architettura non è mai osservata soltanto come oggetto estetico o progetto da contemplare, ma come ambiente vissuto: uno spazio abitato da corpi, gesti, relazioni, abitudini, adattamenti e forme quotidiane di appropriazione. La camera guarda con uno sguardo antropologico, che indaga l'esperienza dello spazio prima dello spazio stesso.
Non sono film sull'architettura o sull'urbanistica, ma sul modo in cui i luoghi vengono vissuti attraverso il filtro soggettivo della percezione e dell'emozione. La città, fluidificata dalla camera in movimento, diventa essa stessa corpo da guardare, da ascoltare e da toccare. In questa prospettiva la città non coincide con la sua forma costruita, ma con ciò che la attraversa e la modifica continuamente dall'interno: gesti ripetuti, percorsi minimi, deviazioni, attese, aggiustamenti. Lo spazio urbano appare così come una realtà processuale, prodotta meno dal progetto e più dai modi del suo utilizzo.
Cinque nuclei sulla città
La rassegna propone uno spaccato significativo della produzione dei due autori, articolato in cinque nuclei tematici che attraversano trasversalmente la loro filmografia. Più che seguire un criterio cronologico, il percorso mette in dialogo opere realizzate in momenti diversi, facendo emergere alcune questioni centrali della loro ricerca: l'intimità dell'abitare, il rapporto con le architetture iconiche, la percezione sensibile dello spazio urbano, la città come organismo vivente e le pratiche che modificano e reinterpretano i luoghi.
Architecture Intimacy raccoglie i film che raccontano le forme dell'abitare più che gli edifici: la solitudine scelta di Yasuo Moriyama nella casa di Ryue Nishizawa (Moriyama-San), la vita collettiva del Barbican di Londra (Barbicania), l'esperimento comunitario dell'8 House di Copenaghen (The Infinite Happiness). Tre modi diversi di rispondere a una domanda semplice e radicale: può l'architettura produrre modi diversi di vivere insieme?
Most Iconic affronta alcune delle architetture più celebri del nostro tempo e ne ribalta la rappresentazione. Al posto della perfezione formale emergono la manutenzione, gli imprevisti, il lavoro invisibile, la fragilità degli edifici: la governante della casa di Rem Koolhaas (Koolhaas Houselife), le vertigini del Guggenheim di Gehry (Gehry's Vertigo), la vita quotidiana in un'opera di Herzog & de Meuron (Pomerol). L'icona lascia il posto all'esperienza.
Sguardo animale riunisce una trilogia che segna un cambiamento importante nel loro cinema: ogni città viene raccontata attraverso lo sguardo intimo di un architetto che la vive profondamente — Ryue Nishizawa a Tokyo (Tokyo Ride), Boonserm Premthada a Bangkok (Big Ears Listen With Feet), Bijoy Jain a Mumbai (The Sense of Tuning). Non guide all'architettura, ma esercizi di percezione, che invitano a sospendere lo sguardo razionale per affidarsi a una percezione più corporea e sensibile dello spazio.
Homo Urbanus / A City-matographic Odyssey compie un ulteriore passaggio: l'edificio scompare quasi del tutto e protagonista diventa la città stessa. Le metropoli — Napoli (Neapolitanus), Seoul (Seoulianus), Bogotá (Bogotanus) — vengono osservate senza narrazione né commento, seguendo i gesti ordinari dei loro abitanti. Camminare, aspettare, attraversare, sostare, lavorare: la città emerge come una coreografia spontanea di corpi e comportamenti.
Spazi di disobbedienza raccoglie infine i lavori in cui lo spazio diventa terreno di trasformazione, immaginazione e resistenza. I luoghi non coincidono mai del tutto con la funzione per cui sono stati progettati: vengono reinterpretati, occupati, reinventati attraverso desideri, aspettative e pratiche impreviste — dai bambini che si riappropriano delle strade (Spatial Disobedience) alle microeconomie dell'Avana (Esperando Soy), fino a chi reinventa il proprio modo di abitare (Selling Dreams).
Visionario. Esercizi di percezione
Ad accompagnare la rassegna, il pubblico troverà anche Visionario. Esercizi di percezione, una breve guida alla lettura dello spazio urbano pensata per prolungare fuori dalla sala alcune delle domande sollevate dai film. Non un apparato interpretativo, ma uno strumento a metà tra questionario, esercizio percettivo e invito a osservare la città con uno sguardo diverso: più attento ai gesti che alle forme, alle relazioni più che agli oggetti.
Perché, come suggerisce il cinema di Bêka & Lemoine, la città non è soltanto ciò che è stato costruito, ma ciò che continua ad accadere. Una poetica dello sguardo invita così a scoprire il loro lavoro come una pratica di attenzione: un modo per guardare l'architettura e la città non solo per ciò che sono state progettate per essere, ma per ciò che diventano attraverso la vita quotidiana di chi le abita.
Informazioni
Bêka & Lemoine. Una poetica dello sguardo A cura di Marilena Di Tursi, Antonella Mari e Antonella Marino
Organizzazione: Spazio Murat, by The Hub Bari s.r.l.
Inaugurazione: martedì 28 luglio, ore 18.30
Periodo: dal 28 luglio fino al 30 agosto 2026