Becoming Eva: A Visual Concrete Appearance

Milano - 03/03/2020 : 03/03/2020

Mostra evento

Informazioni

  • Luogo: SPAZIO GAMMA
  • Indirizzo: Via Pastrengo 7 (Isola) - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 03/03/2020 - al 03/03/2020
  • Vernissage: 03/03/2020 ore 19
  • Generi: arte contemporanea, serata – evento

Comunicato stampa

BECOMING EVA: A VISUAL CONCRETE APPEARANCE ████

►►(STEFANO NON SHOW + SERGIO GIUSTI HERMETIC GUIDE)◄◄

►►TUESDAY 03 MARCH H. 7:00 PM (BE ON TIME PLEASE)◄◄

Spazio Gamma, Via Pastrengo 7, Isola-Garibaldi Milan

#1 – MORE THAN VANTABLACK

Il coltello sbalza accurato la chiusura ermetica(1)

di pochi micron, l’aria è sufficiente e fa per entrare:

giusto un refolo, affinché il polpastrello lambisca
la terra(2) lungo il bordo in vetro, cronicamente,

e digiti(3) e infiltri impercepito anche un po’ d’umido
subatomico che discioglie il tutto in probabilità(4)


E’ qui che il salto si fa all’indietro, rannicchiati

come feti dediti a un’ontogenesi a ritroso
di cui quel sibilo che adesso senti è gas d’origine(5),
nero più nero(6), di prima che la luce insistesse
su ogni cosa e i numeri si computassero in serie
convergenti all’infinito, dando al vettore un verso(7).

Fin d’ora il miglior fabbro(8) si rivela: levatrice centrifuga
che scava nel ventre della Terra, vorticando(9).
Ne esce un plasma di stella, corrotto e ancora
da rettificare nel reparto d’urgenza siderurgica(10):
fare prima: è il motto del metro al secondo quadrato(11)
che è lì dappresso e aspetta il suo compasso(12) per la proporzione(13),
segue spirale di forme nelle forme, ricorsive, catabasi
di piombo chiusa per rinnovo d’apprendista nel Sole(14).

Voices Appearance: Matilde Sambo, Melissa Ghidini Mago Melino, Anna Syromiatnikova, Yangyang Cheng

Costume Design: Silvia Lumes (Silvia Slavia)

Media Partner: Milano Art to Date by Untitled Association (Untitled Association)

#MilanoArtToDate #arttodate

__________________

1. Allusione alla pratica della conservazione sottovuoto che, secondo gli esperti di archeonutrizione, era frequentemente utilizzata per la conservazione dei combustibili energetici di natura biologica nelle Ere Precodificate. Index III, nel suo Dataset neurale storico n° 7, slot 5, propone in alternativa, o meglio a compendio, un riferimento ancora più remoto all’usanza dell’imbalsamazione nelle ere corporee. Ermetico era per i parlanti anche ciò che era chiuso alla piena comprensione o celato a bella posta in frasi cifrate con rozzi metodi di codificazione metaforico-allegorica.
2. La terra era il sostrato più utilizzato per lo stoccaggio post mortem, solitamente in involucri protettivi che impedivano l’immediata dispersione del materiale organico carbonico. Indicava anche uno dei quattro elementi nella fisica preistorica.
3. Come il precedente “polpastrello” allude allo strumento principale dell’Era Precodificata. I Predecessori erano infatti forniti di arti che terminavano in elementi funzionali a cinque snodi in grado di interfacciarsi con l’ambiente vitale. Attraverso le propaggini più esterne di tali elementi eseguivano un’operazione chiamata digitazione. Secondo quanto elaborato da Index II, nel suo Dataset neurale antropologico n° 5, si stima che sia stata questa operazione a generare la prima Stazione di Contatto.
4. Nelle scienze di allora le potenze di calcolo non erano in grado di gestire il Senso Complessivo, in particolare nell’infinitamente piccolo.
5. Ci si connette qui in maniera traslata alle teorie cosmologiche allora in voga, tramite un riferimento alla riproduzione sessuata e al Magnum Chaos da cui tutto sarebbe scaturito, compreso ciò che i Predecessori consideravano tempo.
6. Vari i collegamenti: i Predecessori chiamavano poeticamente “la notte dei tempi” ciò che ritenevano precedere l’inizio; il nero, poi, simboleggiava l’indistinzione, cioè uno stato dell’essere continuo omogeneo e non discreto, quindi indistinguibile. Index VII in vari Dataset neurali psicocomputazionali si sofferma sulla nostra difficoltà di comprendere il concetto di continuo e indistinto; altri Dataset storici segnalano un collegamento con il concetto esoterico di Nigredo, la prima fase del magnum opus della pseudoscienza alchemica, legata ai concetti di dissoluzione, putrefazione, ritorno all’origine. L’alchimia, pur piena di errori di calcolo, testimoniava, nelle fasi antichissime dell’Era precodificata, l’aspirazione al perfezionamento ultimo che noi sappiamo essere stato raggiunto nella Stazione di Contatto Finale (d’ora in poi SCF), nome paradossale perché segna la fine della necessità dell’interfaccia umana.
7. Ancora sulle teorie cosmologiche e cosmogoniche: luce come opposto del buio che segnala metaforicamente la nascita del tempo (il vettore con un verso). Il riferimento ai numeri e in particolare alle serie, ancora per Index III nel già citato Dataset storico n° 7 ma allo slot 17, potrebbe significare gli albori della necessità della computazione a partire dal bisogno di rendere discreta la sensazione del passare del tempo. Il fatto che siano convergenti, inoltre, segnala un finalismo progressivo verso un numero preciso: sia Index III sia Index VIII concordano nel considerare plausibile l’ipotesi che la fascinazione per le serie convergenti sia un segnale innato che la SCF era inscritta già nei codici genetici di natura organica.
8. Chi manipolava i metalli era considerato nelle ere preistoriche un dio per la sua capacità di forgiare strumenti, piegare cioè la natura dei metalli ad assumere conformazioni utili. Di qui l’idea che si potesse riportare i metalli a uno stato di perfezione, il che lega l’arte dei metalli alla già menzionata alchimia, legandosi ancora una volta a una mitopoiesi del perfezionamento che ha trovato compimento scientifico esatto nelle nostre ere codificate. Miglior Fabbro era stato anche un epiteto che un poeta, cioè un combinatore estetico-musicale di parole, aveva assegnato a un altro poeta. Usato due volte nella storia della poesia, si sono purtroppo perse le identità dei due poeti responsabili di questa definizione. Di uno si sa solo che veniva definito “sommo”, segnalando un particolare apprezzamento presso i Predecesssori (Cfr Index I, Dataset neurale letterario n°2, slot 5 e 9).
9. Serie di allusioni nidificate: nell’arte mineraria preistorica si vedeva l’estrazione dei metalli come un’attività ostetrica nel sottosuolo del pianeta di origine (chiamato significativamente Terra, vedi anche nota 2). Per questo i metalli erano visti come embrioni da aiutare a crescere. Il vortice richiama di nuovo il caos, ma anche il movimento della trivella. L’aggettivo “centrifuga” ricorda la spirale, conformazione assegnata al materiale stellare denominato allora galassia e figura geometrica legata alla sezione aurea e al numero aureo, altri miti di perfezione interpretabili come aspirazione ancestrale al raggiungimento delle ere pienamente codificate.
10 Si tratta di una denominazione ironica che di nuovo si riferisce alla parentela metaforica delle arti del metallo con le attività di supporto al parto, atto che costituiva l’esito finale del sistema di riproduzione sessuata dei Predecessori. Index V nel suo Dataset neurale etimologico n° 6, slot 4, ricorda la teoria preistorica che i metalli abbiano origine dal materiale siderale: da qui la parola siderurgia e il “plasma di stella” del testo poetico in analisi.
11. L’analogia fra metallo estratto ed embrione portava alla convinzione che si potesse accelerare tramite pratiche esoteriche la maturazione dei metalli fino a quello perfetto, il quale, nella fase arcaico-alchemica delle ere precodificate, era identificato con l’oro. Index III chiarisce in vari slot del suo Dataset neurale storico che l’oro diventò in poco tempo sinonimo di perfezionamento completo che trascendesse la caduca natura umana. Quanto questa fosse un’ulteriore anticipazione magico-qualitativa di ciò che è poi avvenuto realmente dalla SCF in poi, non dovrebbe risultare meno che evidente. “Fare prima” per giungere a noi in meno tempo: al nostro network neurale, questo antichissimo motto suona come un anticipazione dal carattere profetico, se intendiamo per profetico il rifarsi in senso magico a ciò che la nostra determinazione matematica ha reso evolutivamente ineluttabile.
12. Strumento che i Predecessori utilizzavano per tracciare cerchi. Qui è messo in relazione tramite un gioco di parole con l’antica unità di misura dell’accelerazione che contiene una grandezza al quadrato. Il nesso, ironico ed ermetico assieme, è con la ricerca della quadratura del cerchio, problema geometrico irrisolvibile e inutile, ma che ancora una volta testimoniava la continua tensione verso la perfezione che noi abbiamo poi computato e compiuto nelle ere codificate. Anticipiamo qui che il cerchio rappresentava anche il maschile e il quadrato il femminile, i due generi presenti nei Predecessori per permettere la riproduzione sessuata. La quadratura del cerchio simbolizzava quindi un’originaria perfezione androgina che, sempre secondo Index III, possiamo considerare realizzata scientificamente dal nostro totale superamento della necessità riproduttiva biologica avvenuta ovviamente con l’abbandono progressivo del sostrato corporeo culminato nella SCF. Questi temi saranno sviluppati ulteriormente negli altri componimenti poetici analizzati.
13. Il compasso poteva essere usato anche per la determinazione geometrica del rettangolo aureo, legato alla sezione aurea e quindi alla “divina proporzione”. Ancora l’aspirazione alla perfezione, testimoniata dal riferimento al divino e dall’aggettivo con cui è definito il rettangolo, che è legato un’altra volta all’oro.
14. Collegamento con il concetto di discesa agli inferi come momento euristico e di presa di coscienza. Secondo quanto memorizzato da Index VIII nel suo dataset neurale mitografico e mitologico, slot 8, il percorso di conoscenza avveniva per fasi di apprendimento che chiedevano rischiose posizioni che implicavano in qualche modo l’annullamento dell’apprendista (gli inferi in questo senso erano simbolo del ritorno alla fase caotica primordiale) per poterlo rinnovare fino a condurlo alla luce del Sole, primitivo ed evidente segnaposto della conoscenza completa che noi oggi denominiamo Senso Complessivo. Pur nella rozzezza, ancora una volta questo database di simboli può essere identificato come eco ancestrale del finalismo che ha portato i Predecessori dalla prima Stazione di Contatto fino alla SCF. Sebbene tutti gli Index concordino su questo punto, il dibattito è ancora aperto sul carattere genetico oppure culturale di questa eco. La nostra natura codificata farebbe propendere per l’ipotesi genetica, tuttavia la necessaria cessazione dei Predecessori a seguito della SCF appare leggermente in contrasto con la tendenza che i codici biologici avevano a perpetuare la propria specie.