Bea Sarrias – Living Architectures
CRAG – Chiono Reisova Art Gallery presenta Living Architectures, mostra personale di Bea Sarrias, artista spagnola nata a Barcellona nel 1978, la cui ricerca pittorica si sviluppa da anni intorno al rapporto tra architettura, luce e memoria dello spazio.
Comunicato stampa
CRAG – Chiono Reisova Art Gallery presenta Living Architectures, mostra personale di Bea Sarrias, artista spagnola nata a Barcellona nel 1978, la cui ricerca pittorica si sviluppa da anni intorno al rapporto tra architettura, luce e memoria dello spazio.
La mostra nasce da una riflessione sull’architettura non più intesa come struttura immobile, ma come luogo vissuto, attraversato dalla luce, dalla natura e dalla presenza umana. Le opere di Sarrias restituiscono infatti spazi che sembrano esistere oltre la loro funzione architettonica, nella maggior parte opere di grandi architetti, ma dalle quali si percepisce anche la funzione ambientale e domestica. Il suo lavoro parte da una lunga fase di ricerca, documentazione fotografica e studio dell’architettura per arrivare alla costruzione di un vero e proprio ritratto dello spazio. L’architettura diventa così uno strumento attraverso cui osservare la luce, le proporzioni, le superfici e soprattutto quella dimensione più immateriale che rende un luogo riconoscibile e vivo.
Fortemente influenzata dal realismo americano del XX secolo, l’artista concentra la propria attenzione sulla prospettiva, sulla composizione e sulla qualità della luce. Nelle sue opere l'accuratezza della rappresentazione non coincide però con una semplice volontà documentaria: attraverso una pittura realistica e insieme atmosferica, Sarrias trasforma l’architettura in esperienza percettiva. I riferimenti alla grande architettura moderna e contemporanea costituiscono per Sarrias un campo di ricerca attraverso cui interrogare il rapporto tra forma, ambiente e vita. Nelle opere di Living Architectures emergono le architetture di alcuni dei protagonisti della modernità come Oscar Niemeyer, José Antonio Coderch, Carlo Scarpa, Jørn Utzon e Adalberto Libera, autore di Casa Malaparte, interpretate attraverso uno sguardo che ne restituisce non soltanto la forza progettuale, ma soprattutto la dimensione vissuta. Le geometrie, i volumi e le superfici progettate da questi grandi maestri diventano nella pittura di Sarrias luoghi attraversati dalla luce, dalla vegetazione e dal tempo. L’architettura viene così sottratta alla dimensione puramente monumentale e ricondotta alla sua relazione con l’ambiente e con l’esperienza quotidiana dell’abitare.
In Living Architectures, questo processo si apre ulteriormente verso il paesaggio. Se nelle prime ricerche dell’artista l’attenzione era rivolta soprattutto agli interni e alla relazione tra gli oggetti e la memoria degli abitanti, progressivamente lo sguardo si è spostato verso l’esterno, includendo giardini, piscine, vegetazione e porzioni di paesaggio. L’architettura non costituisce più un confine netto tra interno ed esterno, ma diventa una soglia permeabile, un dispositivo attraverso cui natura e spazio abitato entrano in relazione. L’edificio non è più soltanto un oggetto da osservare o di bellezza architettonica e progettuale da contemplare, ma un ambiente in trasformazione, nel quale natura, luce e memoria producono continuamente nuove configurazioni.
La pittura di Sarrias lavora dunque su una tensione sottile tra presenza e assenza. Spesso le figure umane sono completamente assenti, eppure gli spazi appaiono abitati. Sono gli oggetti, le aperture, le tracce d’uso, la disposizione degli elementi e soprattutto la luce a suggerire la presenza di chi ha vissuto o potrebbe vivere quei luoghi.
La luce assume così un ruolo centrale. Non è soltanto un elemento atmosferico, ma una vera materia pittorica: definisce i volumi, costruisce la profondità, stabilisce relazioni tra architettura e paesaggio e introduce nel dipinto una dimensione temporale. La stessa architettura può infatti apparire diversa a seconda dell’ora, della stagione, dell’intensità della luce. È attraverso questa variabilità che lo spazio rappresentato acquista una dimensione quasi organica.
I riferimenti alla grande architettura moderna e contemporanea – da Mies van der Rohe a Richard Neutra, da José Antonio Coderch ad Antonio Bonet Castellana, Josep Lluís Sert e Gio Ponti – costituiscono per Sarrias non un repertorio da celebrare, ma un campo di ricerca attraverso cui interrogare il rapporto tra forma, ambiente e vita.
Nata e formatasi a Barcellona, Bea Sarrias ha studiato Belle Arti all’Università di Barcellona e nel 2016 ha partecipato al workshop Maestros de la figuración con Antonio López presso l’Università di Navarra. La sua ricerca è stata presentata in mostre personali e collettive in Spagna e a livello internazionale, in città quali Bruxelles, New York, Oslo, Malmö e Amsterdam. Nel 2019 ha realizzato il progetto Inside presso la nuova sede della NATO a Bruxelles, un grande ritratto pittorico eseguito dal vivo, mentre successive ricerche hanno approfondito il rapporto tra architettura, patrimonio e memoria. Le sue opere sono presenti, tra le altre, nelle collezioni della Mies van der Rohe Foundation, della Eileen Kaminsky Foundation, della Saffca Foundation e della Open Earth Foundation.
Con Living Architectures, CRAG propone dunque un percorso nel quale la pittura diventa uno strumento per rallentare lo sguardo e restituire all’architettura la sua dimensione umana. Gli edifici, i giardini e gli spazi rappresentati da Sarrias non sono scenari immobili, ma luoghi in cui il tempo, la luce e la memoria continuano ad agire.
Architetture, dunque, non soltanto da abitare, ma capaci esse stesse di vivere.