Bächli | Stockholder | Strafella

Milano - 20/05/2021 : 31/08/2021

Il disegno è protagonista e trait d’union fra le tre mostre personali di Silvia Bächli, Jessica Stockholder e Allyson Strafella negli spazi di Galleria Raffaella Cortese.

Informazioni

Comunicato stampa

Il disegno è protagonista e trait d’union fra le tre mostre personali di Silvia Bächli, Jessica Stockholder e Allyson Strafella negli spazi di Galleria Raffaella Cortese dal 20 maggio 2021. Il medium viene esercitato da ciascun artista differentemente, ma con il desiderio condiviso di varcare i confini del foglio di carta e superare i limiti della cornice e della bidimensionalità. Il disegno, in tutte e tre le mostre, assume una dimensione installativa ed esprime un desiderio di osmosi con lo spazio che abita



In via Stradella 4 Allyson Strafella, con cui la galleria collabora dal 2016, presenta la sua prima personale, dopo la mostra realizzata a quattro mani con Helen Mirra nel 2016, fieno fieno fieno, da cui è nato il progetto presentato dalle due artiste ad Art Basel nel 2019.

Il titolo della mostra, viveka, viene dall'antica lingua Pali. È un termine che per Strafella descrive l'esperienza dell'ultimo anno. Nonostante esistano diverse traduzioni del termine, quella con cui l'artista si immedesima si riferisce ai concetti di 'seclusion + absorption' (isolamento + assorbimento, nelle parole dello studioso buddista Gil Fronsdal). Lo scorso anno ci ha visti rifugiarci, stare a casa, e vivere soli con noi stessi a causa della pandemia. Anche se sia stato spiacevole per molti, il tempo in isolamento dal mondo è stato occasione per immergersi nella pratica – la pratica della mediazione, la pratica del disegno. Lo studio di Strafella è stato un gradito rifugio per impegnarsi in questo concetto di isolamento + assorbimento.

Negli anni la ricerca di Strafella ha abbracciato la scultura, la scrittura e il lavoro su carta. Le opere “digitate”, per cui l'artista è più nota, riescono a fondere tutte queste dimensioni in una sintesi estetica coerente e riconoscibile sin dai primi anni ‘90. Strafella applicò la ripetizione di simboli tipografici battuti a macchina – due punti, parentesi, trattini brevi e lunghi – inizialmente motivata dai prodotti del suo uso improprio della macchina da scrivere. Ha poi iniziato a digitare per produrre un risultato puramente visivo, sviluppando un proprio linguaggio in cui le parole hanno lentamente lasciato la pagina e ciò che è rimasto è il disegno.

“Nel 2003”, racconta l’artista, “ho lavorato in un’azienda agricola biologica. Guidare un trattore, segnando la terra con motivi molto simili a quelli che producevo con la macchina da scrivere, è stata un’esperienza liberatoria per la mia concezione del disegno. Dopo aver considerato, per anni, lo spazio dei miei disegni come forme di paesaggio, disegnare su venticinque acri ha avuto un significato particolare per me. Non ci sono limiti al disegno nella mia mente, ed è con questa nozione di campo espanso, letteralmente e retoricamente, che interagisco con il mondo attraverso il mio lavoro”. – Allyson Strafella, 2019.
Nell'evolversi della sua ricerca più recente, le opere di Strafella hanno trovato nuove dimensioni fisiche. Il processo di marcatura è diventato sempre più essenziale fino a scomparire del tutto. Ciò che rimane è la carta, piegata o rifilata, resa superficie solida dalla trama di colori, in tonalità che si animano nella combinazione delle opere con altri disegni, forme e condizioni nello spazio.

Le forme che si possono intravedere in molti disegni sembrano essere il risultato di un’osservazione diversa dell’ambiente circostante. In un anno che ha trasformato così profondamente il nostro rapporto con l'esterno, l'isolamento + assorbimento rappresentato da viveka si è dimostrato essenziale. 
BIOGRAFIA

Nata a Brooklyn (NY), 1969. Vive e lavora a Hudson, New York.

Allyson Strafella ha realizzato disegni attraverso l’uso della sua macchina da scrivere sin dai primi anni ‘90. Con pazienza e costanza ha sviluppato un linguaggio visivo unico e personale che disegna frasi e scrive immagini nella costante affermazione e negazione della forma. Battere a macchina è un’azione cadenzata che scandisce il passare del tempo: imprimendo la carta emergono le forme astratte che rimandano al suo intimo legame con la natura, ai paesaggi, ai campi e all’alternarsi delle stagioni.

Le opere di Strafella sono state esposte a livello internazionale; tra le mostre più recenti ricordiamo Rock me baby, CAC Centre Art Contemporain Yverdon-les-Bains, Svizzera (2020); New Typographics: Typewriter Art as Print, The Print Center, Philadelphia, Pennsylvania (2019); Allyson Strafella. wander, Sleeper, Edinburgo, Scozia (2018); Spatial Flux: Contemporary Drawings from the JoAnn Gonzalez Hickey Collection, Gregory Allicar Museum of Art, Colorado State University, Fort Collins, Colorado (2018). L’artista è presente nelle collezioni di importanti musei come il Metropolitan Museum of Art, New York; il Museum of Modern Art, New York; il Fogg Art Museum, Harvard University, Cambridge, Massachusetts; l’Hammer Museum, Los Angeles e il Yale University Art Museum, New Haven, Connecticut e altre collezioni pubbliche e private. Strafella è stata Workspace Program artist-in-residence al Dieu Donné nel 2007 e ha attivamente partecipato a programmi di residenze artistiche al MacDowell Colony, Peterborough, Inghilterra (2002); a Yaddo, Saratoga Springs, New York (2001) e alla Skowhegan School of Painting & Sculpture, Maine (1995). Tra i maggiori riconoscimenti si ricorda la Guggenheim Fellowship e il Pollock-Krasner Foundation Grant.
Via A. Stradella 1
Jessica Stockholder – What is Normal


COMUNICATO STAMPA

20 maggio – agosto 2021

Il disegno è protagonista e trait d’union fra le tre mostre personali di Silvia Bächli, Jessica Stockholder e Allyson Strafella negli spazi di Galleria Raffaella Cortese dal 20 maggio 2021. Il medium viene esercitato da ciascun artista differentemente, ma con il desiderio condiviso di varcare i confini del foglio di carta e superare i limiti della cornice e della bidimensionalità. Il disegno, in tutte e tre le mostre, assume una dimensione installativa ed esprime un desiderio di osmosi con lo spazio che abita.

Come ha suggerito Germano Celant, le opere di Jessica Stockholder “possono anche essere interpretate come una griglia strutturale che rifiuta i confini – fra materico e cromatico, rigido e morbido, artigianale e industriale –, nutrendosi invece della loro libera geografia basata sul passaggio dall’una all’altra”. L’artista americana/canadese, caposaldo della sua generazione, ha sempre decostruito e ridefinito i confini fra le discipline artistiche – scultura, pittura, disegno, collage – assemblando oggetti di uso quotidiano – mobili, sedie, tappeti, attrezzi da cucina, materiali edili – che poi unisce con colori brillanti, acidi e luminosi. Le opere di Stockholder portano a una comprensione unica delle regole di composizione, colore e forma, che insieme si reinventano per formare una sinestesia e creare simbiosi tra materia e colore. Gli oggetti e i materiali perdono la loro intrinseca funzionalità e allo stesso tempo sono fonte della molteplicità di significati che contengono.

Nella mostra Cut a rug a round square, un progetto curato da Stockholder nel 2021 per le OGR – Officine Grandi Riparazioni di Torino, ha applicato questa stessa rigorosa indagine di come oggetti, forma e convenzione si uniscono per creare significato in relazione all’allestimento della mostra e alla sua selezione di opere della Collezione d’Arte Contemporanea “la Caixa” di Barcellona e della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.

In via Stradella 1 l’artista presenta una selezione di opere della serie Corona Virus homeworks, prodotta nel 2020, anno definito da cambiamenti radicali nei tempi e negli spazi di produzione artistica. All’inizio della pandemia Covid-19 Stockholder non poteva accedere al suo studio e ha sviluppato un modo di lavorare che le era possibile dalla sua abitazione, come indicato nel titolo della serie (‘compiti a casa’). Impiegando la carta come punto di partenza fondamentale, e interagendo con i volumi consentiti dal supporto, le opere sono state realizzate piegando, cucendo, incollando e tagliando, con l’utilizzo di una varietà di materiali: carta, tessuto, pennarelli, matite, fili, tulle, lacci per scarpe e altri ancora. I lavori sono installati alle pareti come disegni, ma al tempo stesso rivendicano una dimensione scultorea. La dualità tra la generazione di immagini e la forma scultorea è propria dell’opera di Stockholder.

Anche Holding hardware (2021) è installata a parete. Lo scheletro in acciaio è imbullonato al muro mentre corde blu e arancioni raggiungono il pavimento, il muro adiacente e il soffitto; la struttura infiltra lo spazio di un ripostiglio normalmente inaccessibile e nascosto dalla vista. Il ripostiglio, fisicamente svuotato dei suoi oggetti e della sua funzione, è invece riempito da una forma colorata che non riesce a contenere. Holding hardware è legata agli Assist, una serie di lavori in cui la scultura esige sempre un supporto a cui sostenersi per stare in piedi, un appoggio, un mobile, un’automobile, un tosaerba… qualunque cosa che serva a tenere eretta la scultura. Questa dipendenza messa in primo piano dagli Assist è analoga alla necessità che i dipinti convenzionali hanno nei confronti del supporto fornito dai muri su cui sono appesi. Holding hardware è affamata dello spazio che la circonda e non esiste senza le sue varie forme di attaccamento.

Le opere in mostra continuano a esplorare questioni di margine, confine, dipendenza e autonomia che sono state al centro del lavoro di Stockholder nel tempo.


BIOGRAFIA

Jessica Stockholder è nata a Seattle nel 1959. Ora vive e lavora a Chicago.

Jessica Stockholder è una delle artiste più influenti che attualmente vive e lavora negli Stati Uniti. L’artista lavora con l’accumulazione di oggetti banali (oggetti di arredamento, sedie, tessuti, utensili da cucina, scatole di plastica, lampade). Utilizzando vernice e colori insieme agli oggetti di uso comune, la sua arte trasforma l’attenzione di chi la osserva in pura percezione, creando la possibilità di vedere sotto una luce differente spazi e oggetti comuni. La relazione alterata tra oggetti e il suo modo insolito di utilizzare il colore, sono orchestrati all’interno di una cornice sempre pittorica. Il lavoro genera differenti umori e porta avanti una narrativa astratta che può essere paragonata al flusso del suono di una sinfonia musicale. All’interno di questa struttura, e utilizzando anche uno spazio illusionistico generato dalla superficie dipinta, i lavori di Jessica lasciano spazio alla fantasia e alla finzione.

I lavori di Jessica Stockholder appartengono e sono stati esposti in molte collezioni di importanti musei americani ed europei tra cui: Centre Pompidou, Parigi (2021); OGR – Officine Grandi Riparazioni, Torino (2021); Centraal Museum, Utrecht (2019); The Contemporary Austin (2018); Art Basel | Parcours (2018); Fundación Barrié, Vigo (2012); Musee d’Art Moderne et Contemporain de Saint-Étienne Métropole (2012); The Aldrich Contemporary Art Museum, Ridgefield (2011); Palacio de Cristal, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (2010); Denver Art Center (2009); Vancouver Art Gallery (2006); GAM – Galleria d’Arte Moderna, Torino (2006); Whitney Biennal, Whitney Museum of American Art, New York (2004); Chelsea Art Museum, New York (2003); BAC – Baltic Art Center, Visby (2003); CAPC – Museé d’art contemporain de Bordeaux (2003); Kunstverein St.Gallen (2001); Dia Center for the Arts, New York (1995); Fundación “La Caixa”, Barcelona (1995); Kunsthalle Zurich (1992).
Via A. Stradella 7
Silvia Bächli – verso


COMUNICATO STAMPA

20 maggio – agosto 2021

Il disegno è protagonista e trait d’union fra le tre mostre personali di Silvia Bächli, Jessica Stockholder e Allyson Strafella negli spazi di Galleria Raffaella Cortese dal 20 maggio 2021. Il medium viene esercitato da ciascun artista differentemente, ma con il desiderio condiviso di varcare i confini del foglio di carta e superare i limiti della cornice e della bidimensionalità. Il disegno, in tutte e tre le mostre, assume una dimensione installativa ed esprime un desiderio di osmosi con lo spazio che abita.

Dopo aver trasferito per decenni la sua visione del mondo su fogli di carta bianca di dimensioni ricorrenti, testandone i bordi e le superfici, Silvia Bächli ha costruito un vocabolario di pennellate che esplorano gli infiniti gradi del nero e del bianco e che si addentrano nel mondo della specificità del colore.
Mentre i segni sulla parete hanno sempre avuto tanta importanza quanto gli spazi vuoti, in questa mostra Bächli indaga ancora più a fondo la superficie del muro che accoglie il suo linguaggio: per la prima volta in galleria e fra le prime in assoluto nella sua pratica artistica, libera i suoi disegni dalle cornici e li orchestra in nuove composizioni.
Le linee e campiture di colore più grandi sembrano oltrepassare la dimensione dei disegni e fondersi con il muro bianco. I suoi disegni sono azioni, le sue linee raccontano storie. Cosa succede quando questi si incontrano? Quali parole possono descrivere questi incontri? Quali partiture musicali potrebbero comporre?

I vistatori che si muovono nello spazio espositivo sono invitati a ricostruirlo mentre camminano e osservano i dettagli delle pennellate.
“Il mio visitatore ideale, se avesse del gesso sulle suole delle scarpe” – racconta Silvia Bächli – “definirebbe lo spazio del pavimento disegnando attraverso la stanza, come nel pattinaggio sul ghiaccio, curve e arcate, avvicinandosi a un dettaglio, roteando per poi indietreggiare e ristabilire una visione d’insieme della parete, lasciando vagare gli occhi, ancora e ancora, sempre più lontano”.
La coreografia immaginata da Bächli esiste solo nello spazio, che non solo è abitato ma viene ridisegnato dalle linee e superfici sulla carta.
Le lunghe pennellate rosse che corrono orizzontalmente sulla parete frontale della galleria ci conducono, attraverso fogli di carta, ad altri disegni definiti da spettri di colori intensi quali verdi accesi, azzurri naturali, tonalità calde e terrose, per accompagnarci verso oggetti che occupano una tipologia diversa di spazio fisico.
Cinque sculture, piccoli oggetti angolari di gesso, tagliati lungo linee erette, sono poste su un tavolo di legno chiaro ed emergono come profili di teste umane. Sono parte della produzione più recente dell’artista e sono state esposte per la prima volta nella sua personale alla Kunsthalle di Karlsruhe nel 2019: composte da superfici piatte e porose, le cui imperfette congiunzioni limitano i campi di colore, richiamano le stesse tavolozze che occupano le pareti e presetano le stesse qualità pittoriche che possiedono sulla carta.

BIOGRAFIA

Silvia Bächli è nata nel 1956 a Baden, Svizzera. Vive e lavora a Basilea.

Bächli ha sviluppato la sua tecnica di disegno lavorando su fogli di carta bianca, di diverse dimensioni e qualità, utilizzando inchiostro Indiano, carboncino, gouache o pastelli. Usando il corpo e i suoi movimenti come punto di partenza, il suo lavoro prende forma inorno a espressioni considerate parte della sfera del sensibile. In questo modo, Bächli presenta una realtà fatta di frammenti e impressioni. Il risultato non sono solo ‘momenti pittorici’; ma questi sembrano avere, una predisposizione cinematica nel catturare corpi, oggetti e i loro dettagli ma anche paesaggi, gesti, strutture e processi. Sono storie senza un inizio o una fine, ma che catturano un determinato momento.

All’artista sono state dedicate importanti mostre personali come: Interstices, LaBF15, Lione (2021); Shift, Kunsthalle Karlsruhe, Karlsruhe, Germania (2019); Situer la différence, Centre culturel suisse, Parigi (2017, con Eric Hattan); weiter.wird.Les abords, Frac Franche-Comté, Besançon (2015); Brombeeren, Pinakothek der Moderne, Monaco (2014); Far apart - close together, Kunstmuseum St. Gallen, St. Gallen, Svizzera (2012). Silvia Bächli è stata inclusa in una serie di mostre collettive tra cui: Resonating Spaces, Fondation Beyeler, Basilea (2019); Mask: In Present-Day Art, Aargauer Kunsthaus, Aarau, Svizzera (2019); To have a shelf live, Eric Hattan & Silvia Bächli, Art Basel | Parcours (2018); Drawing Now, Albertina, Vienna (2015); Biens communs I, acquisitions récentes, Mamco, Musée d‘art moderne et contemporain, Ginevra (2011); [email protected], artistes femmes dans les collections du Centre Pompidou, Centre Pompidou, Parigi (2010). Bächli ha rappresentato la Svizzera alla 53° Biennale di Venezia e le sue opere sono presenti in numerose collezioni di prestigio, incluse quelle del MoMA Museum of Modern Art, New York, il Museum für Moderne Kunst di Francoforte, il Centre Pompidou di Parigi, il Kunstmuseum di Basilea, il Kunstmuseum di St. Gallen, la Staatliche Graphische Sammlung e la Neue Pinakothek a Monaco di Baviera, Mamco, Gèneve e l’Art Institute of Chicago.