B. Ingrid Olson – The vases my monitors their frames

Roma - 18/09/2014 : 14/10/2014

Mostra personale

Informazioni

  • Luogo: CURA.BASEMENT
  • Indirizzo: Via Ricciotti 4 00195 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 18/09/2014 - al 14/10/2014
  • Vernissage: 18/09/2014 ore 19
  • Autori: B. Ingrid Olson
  • Curatori: Alex Ross
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

CURA. is pleased to present / è lieta di presentare


B. INGRID OLSON, Vases My Monitors Their Frames

curated by / a cura di Alex Ross

with contributions from / con contributi di
Andrew Berardini, Cecilia Canziani, Quinn Latimer

18 September – 14 October, 2014
Opening: Thursday, 18 September, 7pm

...Immagine in linea 1



B


Qualcos’altro
Tutti gli artisti continuavano a parlare del loro processo Tutti i principi attivi continuavano a parlare di tale processo
maschera o specchio o perimetro di plexiglas
Un’americana a Roma, narrazione sensibile-familiare



scriviamo & esponiamo & passiamo l’estate & (in modo latente o devastante


E un colore indistinto – non come pozze ma come onde Che si infrangono contro le cornici metalliche Piccole stampe in bianco e nero che alludono alla mano tecnologica che potrebbe afferrarle, precisione di questa Narrazione: la sua nostalgia, il suo genere, figurativo


Stagione caleidoscopica di interni di momenti Proiettati su di esso, macchia fredda, tarda estate Tutte le guerre sul pelo dell’acqua
piscina di plexiglas in cui cadiamo, donna artefatta con fotocamera che scivola attraverso il campo, rifrangendo

la Marinière non italiana ma qualsiasi Superfice possa offuscare la trama




Un’immagine stampata male mi ossessiona, ed è la ragione stessa del mio essere qui a un tavolo che altrimenti si svuota a mano a mano che l’estate si avvicina.







La stampante si è bloccata a metà – lasciandomi un’immagine dimezzata, una meccanica risposta automatica a una precedente composizione ottenuta tagliando, accostando e stratificando le immagini. Su quello che appare come un palinsesto di immagini – la riproduzione di un quadro, una linea, angoli di cornice, tutto in un roseo tono seppia che la stampante ha probabilmente ritenuto la sfumatura appropriata da dare a questo lavoro – appaiono due close-up di mani che mostrano oggetti. Tutte e due reggono quello che sembra essere un cerchio di fil di ferro. Una viene anche pizzicata da uno strumento medico altrettanto sottile, come se fosse disegnato nell’aria. La mano e il cerchio si ripresentano sullo sfondo: rifotografati, ingranditi, a suggerire che lo stato attuale di questo lavoro è temporaneo. Un gesto, temporaneamente incorniciato. Gesti. Mi trovo a cercare di aggrapparmi alle impressioni che i lavori mi offrono perché una conversazione possibile si svolga, perché se bisogna trovare un linguaggio comune è anche vero che c’è un momento prima di incontrare l’artista, prima di affrontare una pratica, in cui sei semplicemente ossessionato dalla presenza di un lavoro. È una specie di seduzione che annuncia il desiderio di vederne altri. (Una seduzione che, bisogna confessarlo, è basata sul riconoscimento di qualcosa di familiare, per la regola secondo cui siamo attratti da ciò che conosciamo. L’amore è, in fondo, una specie di pre-cognizione).





Collezionare, esporre e infine archiviare.

fare un’immagine invece di catturarla


non prendersi sempre tanto sul serio. avere il piacere di vedere una persona che non conosci nuda, dal punto di vista visivo, emotivo eccetera, e che la cosa non sia per forza uno sfruttamento innaturale. vedersi in una foto o in uno specchio e non sentirsi a disagio. vedere che la persona nella foto, nello specchio, sei proprio tu, e non una tua rappresentazione alienante.

girare l’auto verso l’orizzonte sull’asfalto che si sbriciola e continuare a guidare nella fantasmagoria dei colori del tramonto fino a raggiungere il termine della notte senza essere mai uscito di casa.






mettere in primo piano la sensazione di quel tenero svelamento e la pura libertà di non stare sulla difensiva in modo cinico e vigliacco, e non farsi limitare dal fatto di essere problematici. ammettere solo che essere ‘problematici’ è una cosa tanto diffusa che forse ‘problematico’ non è nemmeno più la parola giusta.


tirare fuori la strana medietà all’origine di un “medium.” ammettere che l’autore della fotografia e la fotografia e le cose e le persone nella fotografia e la cosa su cui è stampata la fotografia non sono davvero separati, ma si fondono in un singolo momento di percezione.



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I testi, in ordine di apparizione, sono estratti da scritti di Quinn Latimer, Cecilia Canziani e Andrew Berardini.
Illustrazione di Nino Repetto da Julius Panero, Anatomy for Interior Designers (1948).

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B. Ingrid Olson (American, 1987) vive e lavora a Chicago. Le prossime mostre includono una personale da Simone Subal Gallery, New York e una doppia personale da Cherry and Martin 2372, Los Angeles.