Avventure di un occhio

Venezia - 25/09/2018 : 25/09/2018

L’Alliance française de Venise e Johan & Levi editore invitano alla presentazione del volume Avventure di un occhio di Philippe Costamagna.

Informazioni

Comunicato stampa

Philippe Costamagna, direttore del museo Fesch di Ajaccio, è anche detective. In questo divertente saggio edito da Johan & Levi, questo esperto di pittura italiana del Cinquecento ci svela il suo dono: attribuire la paternità ai capolavori del passato.

Ci sono gli storici dell’arte (i comuni mortali) che dedicano tutta la vita a rielaborare e approfondire la loro disciplina e altri (un pugno di esperti) che quella disciplina la creano

Sono quelli dotati di “occhio”, appunto, che mettono il proprio sterminato sapere al servizio di una missione più alta: scoprire e attribuire la paternità di questo o quel capolavoro del passato. Fra i primi e i secondi passa la stessa differenza che esiste fra un qualunque commissario di polizia e Sherlock Holmes in persona o, per dirla fuor di metafora, fra il banale ma necessario lavoro di routine e quello che invece esige la presenza di un occhio clinico. Philippe Costamagna appartiene alla seconda categoria, uno sparuto gruppo di iniziati che al suo interno racchiude figure titaniche come Berenson, Longhi o Zeri e che, in pieno XXI secolo, con buona pace di Walter Benjamin, è ancora in grado di cogliere l’aura di un’opera d’arte. Ma come si diventa “occhio”? Quali sono le doti necessarie, quale il percorso da seguire? Come tutti i mestieri eccezionali, da quello dell’investigatore a quello dell’esploratore cinquecentesco o del naso in profumeria, quello dell’occhio è un misto di talento innato e sapienza acquisita. Un dono che per esprimersi va coltivato, esercitato, messo costantemente alla prova. Ma l’estro e il sapere non bastano: per ottenere l’avallo della comunità scientifica (conditio sine qua non della sua stessa esistenza) occorre anche una buona dose di audacia e, perché no, di fortuna. Come nel caso del “Bronzino miracoloso” che dà il titolo al primo capitolo, nel quale l’autore ripercorre le fortunate circostanze che nel 2005 lo hanno portato a snidare casualmente in un museo di Nizza
una Crocefissione di Bronzino citata dal Vasari e data per dispersa fino a quel momento: una veloce gita al museo per ammazzare il tempo, un raggio di luce che entra dalla finestra e la presenza di un altro esperto a corroborare l’azzardata intuizione sono gli ingredienti fortuiti che hanno permesso al suo occhio di “vedere”, nella levigata lucentezza delle unghie del Cristo, un dettaglio inconfondibile del maestro fiorentino passato inosservato per secoli.
Dagli studi con Sylvie Béguin e presso la fondazione Longhi di Firenze alla formazione sul campo bazzicando in lungo e in largo le chiese del centro Italia, Costamagna ripercorre i momenti fondamentali della costruzione di questa singolare carriera intrecciando alla propria esperienza personale la storia dei personaggi che hanno contribuito a fondare e consolidare la storia dell’arte come disciplina. In un susseguirsi avvincente di aneddoti e informazioni dotte, vediamo dischiudersi come in un romanzo le tappe fondamentali della catalogazione, dell’attribuzione e di quella connoisseurship di cui Bernard Berenson fu, insieme a Roger Fry, il fortunato iniziatore. E così, dagli esordi pionieristici di figure oggi dimenticate come Giovanni Morelli e Giovanni Battista Cavalcaselle alla nascita del sodalizio fra esperti italiani e grandi collezionisti americani, veniamo condotti per mano nell’inaccessibile stanza dei bottoni dove si svelano sotto i nostri occhi i segreti e le insidie di una professione tanto ambita quanto misteriosa.
Dalla delicata questione del restauro al proliferare dei falsi, dall’avvento delle nuove tecnologie all’affermarsi di una tendenza sempre più spiccata a delegare alle prove e ai criteri scientifici la datazione, l’attribuzione e perfino il restauro di un’opera (con scarsi risultati e clamorosi strafalcioni acclusi), l’autore ci introduce ai ferri e ai trucchi di un mestiere in perenne equilibrio fra la necessità del rigore scientifico e le gratificazioni offerte dal mercato dell’arte e dal mondo dei collezionisti, evidenziando le trappole più comuni in cui perfino l’occhio più esperto deve evitare di incorrere. E lo fa con piglio fresco, vivace, per nulla accademico, mescolando alto e basso, passato e presente, riferimenti colti e aneddoti succosi. Il risultato è un libro sapiente a metà fra il memoir e il saggio, capace di incuriosire e appassionare il più profano o digiuno dei lettori anche grazie alla carrellata finale sulle varie declinazioni che l’occhio può assumere in ambito contemporaneo, dalla moda alla fotografia.

Philippe Costamagna (Nizza, 1959) è uno storico dell’arte specializzato in pittura italiana del Cinquecento. Dopo gli studi a Parigi (Sorbonne ed École du Louvre), ha perfezionato le sue competenze presso la Fondazione Longhi e villa I Tatti di Firenze. È autore di una monografia su Pontormo (1994). Dal 2006 è direttore del Palais Fesch Musée des Beaux-Arts di Ajaccio.

Stefania Mason è professoressa emerita di Storia dell’arte all’Università di Udine. I suoi ambiti di indagine riguardano soprattutto la cultura artistica veneta dal Quattrocento al Settecento, con particolare attenzione agli aspetti della committenza e del collezionismo. Le sue indagini più recenti si sono volte al collezionismo di dipinti a Venezia, in particolare sulla fortuna dei dipinti di Giorgione, Veronese, Tiziano e Bernardo Strozzi. Ha ideato e diretto il progetto Il collezionismo artistico a Venezia dalle origini al Settecento, curando i tre volumi (Fondazione di Venezia/Marsilio, 2007, 2008, 2009) che danno conto degli esiti delle ricerche. Al suo attivo ha un centinaio di pubblicazioni in riviste italiane ed estere, atti di convegni, cataloghi di mostre e diverse opere monografiche.

Andrea Bacchi (Trento, 1959), si è formato a Bologna con Carlo Volpe e a Roma con Federico Zeri. Docente di Storia dell’arte moderna all’Università di Bologna, dal 2014 è Direttore della Fondazione Federico Zeri. Si è occupato prima di tutto di pittura ferrarese del Rinascimento; in seguito i suoi interessi si sono concentrati sulla scultura italiana dal Cinque al Settecento. Oltre ai due repertori Scultura del ‘600 a Roma e Scultura a Venezia da Sansovino a Canova (1996 e 2000), ha pubblicato una monografia su Prospero Clemente (2001) e numerosi contributi apparsi su riviste italiane e straniere.

Carlo Orsi appartiene a una nota famiglia di antiquari milanesi. È stato presidente dell’Associazione Antiquari d’Italia ed è attualmente membro dell’Associazione Antiquari Milanesi. Dirige l’omonima galleria d’arte nel cuore di Milano, specializzata in dipinti antichi, soprattutto italiani, sculture e oggetti d’arte.