Astratto&Concreto

Acqui Terme - 09/02/2013 : 09/03/2013

Il percorso della pittura astratta italiana, che si snoda nei decenni non attraverso una linea del tutto continua ma nello stesso tempo neanche con strappi troppo violenti, transita attraverso diverse e diversificate esperienze tutte comunque legate dal comune intento di evidenziare la dicotomia tra la realtà e la sensibilità emotiva degli artisti espressa con un linguaggio autonomo e privo di riferimenti reali.

Informazioni

  • Luogo: GLOBART
  • Indirizzo: Via Aureliano Galeazzo, 38 15011 - Acqui Terme - Piemonte
  • Quando: dal 09/02/2013 - al 09/03/2013
  • Vernissage: 09/02/2013 ore 18
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: il sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19.30 e gli altri giorni su appuntamento

Comunicato stampa

Se da un punto di vista grammaticale non è sempre facile distinguere il concreto dall’astratto, visto il diverso significato di certi vocaboli della lingua italiana (si pensi ad esempio al concetto del termine capace per un recipiente e capace per una persona), ancora più sottile è la differenza tra l’astrattismo e l’arte concreta.
Intendendo per astrattismo la ricerca della forma pura tramite colori e forme geometriche e definendo con altri termini le altre esperienze non figurative come espressionismo astratto, informale, eccetera, è quasi impercettibile la differenza tra l’astratto geometrico e la proposta, nel dopoguerra, del MAC (Movimento Arte Concreta)


L’Astrattismo, nato nei primi anni del ‘900 dalla scelta degli artisti di negare la rappresentazione figurativa per esaltare i propri sentimenti attraverso forme, linee e colori in composizioni geometriche, si propone come il rifiuto della realtà anche se da essa a volte prende ispirazione, mentre l’Arte concreta attinge a forme, linee e colori elaborati dalla personale immaginazione dell’artista anziché dai processi di astrazione delle immagini della natura e lontana da ogni significato simbolico.
Il percorso della pittura astratta italiana, che si snoda nei decenni non attraverso una linea del tutto continua ma nello stesso tempo neanche con strappi troppo violenti, transita attraverso diverse e diversificate esperienze tutte comunque legate dal comune intento di evidenziare la dicotomia tra la realtà e la sensibilità emotiva degli artisti espressa con un linguaggio autonomo e privo di riferimenti reali.
Ne sono la prova le opere in mostra realizzate da alcuni grandi protagonisti dell’astrattismo italiano e del MAC, tra i quali spiccano nomi come: Enrico Bordoni, tra i primi ad aderire al MAC, nel 1951 presente alla mostra Arte astratta e concreta in Italia alla GAM di Roma con opere a campiture strettamente compatte e spesso geometricamente spigolose; Attanasio Soldati, fondatore con Dorfles, Monnet e Munari del Movimento Arte Concreta nel 1947 a Milano già all’inizio degli anni Trenta aveva iniziato ad elaborare, indagando le potenzialità espressive della forma e del colore, opere di un rigoroso astrattismo geometrico; Piero Dorazio che da quando nel 1947 con Accardi, Attardi, Consagra, Guerrini, Perilli, Sanfilippo e Turcato da vita al gruppo Forma 1 prosegue la sua intensa attività pittorica in una costante ricerca sul colore, rompendo le superfici geometriche in tessuti ordinati ricchi di segni quasi a voler modellare e filtrare la luce; Carla Accardi sempre legata alle problematiche dello sviluppo dell’intreccio con un rincorrersi quasi automatico del segno dapprima monocromatico e poi con una vasta gamma di colori; Achille Perilli che, dalle opere della fine degli anni quaranta orientate contemporaneamente verso la geometrizzazione e il contenuto simbolico-cromatico a quelle più recenti, quando le sue figure irregolari ed inverosimili giocano sull’ambiguità prospettica, ha quasi sempre rivolto la sua attività pittorica ad una rappresentazione astratta; Giulio Turcato tra i fondatori dell’Art Club a Roma rimane costantemente impegnato sul fronte dell’astrattismo con opere che testimoniano la tensione tra forma e colore e la ricerca di nuovi orizzonti spazio temporali; Albino Galvano fondatore con Biglione, Levi Montalcini, Parisot, Rama e Scroppo del gruppo torinese del MAC anche in questo periodo di ricerca senza rinunciare a rimanere dentro alla pittura associa l’immagine ad un oggetto, anche se non alla sua sostanza dove le sagome, fini a se stesse, sono un pretesto per dipingere; Bruno Munari ,grafico, designer, pittore, scultore, dopo le esperienze astratte degli anni Trenta affronta le ricerche visive con opere anche tridimensionali fino agli enigmatici positivi-negativi dove lo spettatore sceglie tra la forma in primo piano o quella di fondo. Luigi Veronesi, protagonista della stagione astrattista italiana degli anni Trenta (aderisce nel 1934 al gruppo parigino Abstraction-Creation), nel secondo dopoguerra, aderendo al MAC, ha continuato le sue ricerche in ambito astratto-geometrico con iniziative molto personali come le trasposizioni cromatiche di partiture musicali o le sperimentazioni fotografiche del fotogramma astratto; Gualtiero Nativi, firmatario del Manifesto dell’Astrattismo Classico nel 1950, con dipinti caratterizzati da un’intensa vibrazione e da un utilizzo del colore nelle più diverse sfumature cromatiche, rimane tra i maggiori protagonisti dell’astrattismo fiorentino del dopoguerra.
Sono inoltre presenti in questo spaccato dell’arte astratta contemporanea proposto dalla Globart Gallery, le opere di altri artisti con esperienze geometriche come Enrico Sirello, Rocco Borella, Carlo Nangeroni, Renato Spagnoli, Eugenio Carmi, Nicola Carrino.