Arturo Schwarz: La Poesia Prima di tutto

Milano - 09/02/2012 : 09/03/2012

La mostra è un percorso visivo e didattico che presenta una cronologia della grande epoca Milanese che oggi è la base della post-avanguardia. La mostra, multimediale e interattiva, contiene libri, cataloghi, fotografie, video, con materiale consultabile mediante dei monitor touch-screen.

Informazioni

  • Luogo: ARTANDGALLERY
  • Indirizzo: Via Francesco Arese 5 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 09/02/2012 - al 09/03/2012
  • Vernissage: 09/02/2012 ore 19
  • Curatori: Alan Jones
  • Generi: documentaria, fotografia, arte contemporanea, personale, new media
  • Orari: dalle 15 alle 19 domenica e lunedi esclusi
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

LA POESIA PRIMA DI TUTTO
Arturo Schwarz: Una Vita nell’Arte

A cura di Alan Jones
Progetto di Gigi Rigamonti

artandgallery, via Arese 5, Milano
9 febbraio 2012, ore 19.00
dal 10 febbraio al 9 marzo 2011, dalle 15 alle 19
domenica e lunedi esclusi


ARTURO SCHWARZ: Un Grande Milanese

Mitico gallerista, grande scrittore, ma anche grande Milanese che - come Gillo Dorfles e Giorgio Strehler - ha contribuito a fare Milano una capitale culturale nel mondo intero



Come scrittore e poeta Arturo Schwarz è rinomato come uno degli esperti in assoluto dell’Alchimia e studioso incontestato del Surrealismo.

Come gallerista, Arturo Schwarz ha riunito a Milano una ricchezza vivente di artisti oggi inimmaginabile; da Man Ray a Joan Mirò, da Hans Richter ad Arman.

Era grazie ad Arturo Schwarz a Milano – non a Parigi o a New York - che fu rilanciata la fama dei ‘readymade’ di Marcel Duchamp: la maggior influenza sull’arte della nostra epoca.


LA MOSTRA: Multimediale e interattiva

La mostra è un percorso visivo e didattico che presenta una cronologia della grande epoca Milanese che oggi è la base della post-avanguardia. La mostra, multimediale e interattiva, contiene libri, cataloghi, fotografie, video, con materiale consultabile mediante dei monitor touch-screen.

Sono previste tre SERATE con Arturo Schwarz, le tematiche saranno:

1.Duchamp e il Surrealismo, 16.02 dalle ore 19.30
2.Surrealismo tra amore e politica, 23.02 dalle ore 19.30
3.Poesia e Surrealismo , 1.03 dalle ore 19.30. L’autore leggerà una scelta di sue opere









Arturo Schwarz: Una breve bibliografia

Scrittore, gallerista ed editore, collezionista, di famiglia ebraica di origine tedesca, nato ad Alessandria d'Egitto il 3 febbraio 1924. Impegnato fin da giovanissimo nel campo della cultura e della politica con la sua libreria e la sua casa editrice (Progresso e cultura), è stato tra i fondatori della sezione egiziana della Quarta Internazionale trockista (1946). Incarcerato e poi espulso (1949) dall'Egitto per la sua attività, si è trasferito a Milano, assumendo la cittadinanza italiana. Ha donato gran parte della sua collezione di opere d'arte, capolavori di Dada e Surrealismo, ai musei di Tel Aviv e di Gerusalemme e alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma (1997). Ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti, tra cui la laurea honoris causa in filosofia dall'università di Tel Aviv (1996).
Alla sua formazione hanno contribuito le letture di Spinoza, Marx, Freud, Breton: e degli altri surrealisti. I suoi interessi si sono incentrati nello studio della cabala, dell'alchimia, dell'arte preistorica e tribale, dell'arte e delle filosofie orientali; nell'intento di verificare i suoi percorsi d'indagine, ha compiuto diversi viaggi alla ricerca delle radici del pensiero alchemico. L'incontro con Breton a Parigi (1949) e l'amicizia con M. Duchamp lo spinsero ad approfondire gli studi sul dadaismo e sul surrealismo, mentre cominciava a formare la sua collezione d'arte. Dal 1952 al 1959 si è dedicato all'attività editoriale, pubblicando scritti e documenti di storia e cultura del Novecento e collane sul romanzo e sulla poesia contemporanea.
Dal 1954 nella sua libreria milanese, trasformata nel 1961 in galleria e rimasta attiva fino al 1975, ha presentato gli esponenti più significativi delle avanguardie storiche (in particolare dadaisti e surrealisti) e del secondo dopoguerra; all'arte italiana ha dedicato anche saggi critici, con lo pseudonimo di Tristan Sauvage: Pittura italiana del dopoguerra (1957); Arte nucleare (1962). Nell'ambito dei suoi interessi sul dadaismo e sul surrealismo, ha promosso la riedizione in più esemplari di famosi ready-made - anche di alcuni perduti - di Duchamp e di Man Ray. Ha curato importanti mostre: New York Dada. Duchamp, Man Ray, Picabia (1973-74, Monaco, Städtische Galerie im Lenbachhaus; 1974, Tubinga, Kunsthalle); El espíritu Dada 1915-1925 (1980, Caracas, Museo de Arte Contemporáneo); Man Ray, carte varie e variabili (1983-84, Milano, Padiglione d'arte contemporánea); I surrealisti (1989, Milano, Palazzo Reale; 1990, Francoforte, Schirn Kunsthalle); Dada, l'arte della negazione (1994, Roma, Palazzo delle esposizioni); e ha pubblicato numerosi scritti: Marcel Duchamp (1968); The complete works of Marcel Duchamp (1969; trad. it. La sposa messa a nudo in Marcel Duchamp, anche, 1974); André Breton, Trotski e l'anarchia (1974); Man Ray, il rigore dell'immaginazione (1977); L'avventura surrealista: amore e rivoluzione, anche (1997); Cabbalà e alchimia. Saggio sugli archetipi comuni (1999). Per la Biennale di Venezia del 1986 ha curato la mostra Arte e alchimia, tematica su cui vertono molte sue pubblicazioni: L'immaginazione alchemica (1979, raccolta di saggi scritti dal 1950), L'arte dell'amore in India e Nepal. La dimensione alchemica del mito di Siva (1980), Introduzione all'alchimia indiana (1984). Si deve ancora ricordare la sua attività poetica, da Papier hygiénique (1945) e Avant que le coq ne chante (1951) a Il reale assoluto (con illustrazioni di Duchamp e Man Ray, 1964), Il reale dissoluto (con illustrazioni di César, 1973), Méta.morphoses (con illustrazioni di A. Masson, 1976).





Introduzione del curatore Alan Jones

ARTURO SCHWARZ: La Poesia Prima di tutto


Felici sono coloro la cui memoria vive nei libri saggi
che hanno composto, e non in immagini vane.
Agathas Scholasticus


E’ la stessa strada in pieno giorno quella su cui camminano fianco a fianco l’uomo saggio e il ladro. Siamo destinati ad incontrare un’enorme varietà di esseri umani nelle sale d’attesa dell’aeroporto. Sono tutti in pellegrinaggio, nuovamente in sella con Chaucer, lungo la lenta strada per Canterbury. Analogamente, come disse un poeta, la fonte non sa mai dove il fiume entra nel mare. E quindi come comprendere lo sforzo di tutta una vita di qualsiasi persona, come evocare le passioni dello spazzino o il fermento interiore del calzolaio? E ancor di più, come comprendere le molteplici conquiste di un individuo eccezionale?

Tali sono i misteri della biografia, dove troppo spesso dalla nebbia del passato, non importa quanto recente emerge la mitografia sotto forma di melodramma mattutino. La cronaca di ieri pomeriggio rappresenti, una sfida più grande che formulare una vista dall’alto della battaglia di Waterloo.

Avvicinandosi all’immensa galassia delle occupazioni di Arturo Schwarz nel corso della sua vita, la difficoltà non sta tanto nel determinare la taglia degli innumerevoli cappelli che ha indossato, ma nel collocarne l’ampia gamma delle loro forme e colori che a prima vista sembrano così disparate. Tuttavia, in un secondo momento si comincia a percepire la continuità dell’opera di vita: spazi che si allargano partendo da un unico punto prospettico: l’arte della Poesia.

Di Arturo Schwarz si può dire, con Constantin Brancusi a proposito di se stesso, "Toutes mes oeuvres datent de quinze ans...": Tutte le mie opere sono databili dall’età di quindici anni. Indignazione politica e indipendenza di spirito sono rimaste la stella polare di Arturo Schwarz dai tempi della sua adolescenza. E’ una visione politica, come quella di Dante nella Divina Commedia, basata sul convincimento che la bellezza e la felicità umana possono scaturire unicamente dalla giustizia e libertà dell’Uomo. Per niente meno di ciò, vanno in prigione i poeti.

Da molto tempo viviamo in un’epoca di specializzazione in cui tutte le attività vengono rimpicciolite in una sola funzione specifica. Ci sono ancora delle persone che si lamentano di questi limiti tecnocratici: e coloro che ricordano che una volta un notaio poteva essere un poeta e il vicino di casa un maestro di cappella. Si fanno le cose diversamente sull’Isola di Bali, dove ancora oggi la gente del popolo del quartiere si raduna ogni sera nel cortile del tempio per rievocare le armonie senza tempo con un’orchestra di Gamelan per accompagnare le danze celestiali delle proprie nipoti.

L’impegno di Arturo Schwarz è stato fin dall’inizio caratterizzato da una non-specializzazione particolarmente specifica: un cammino che rivela la propria continuità a coloro i quali hanno tentato di seguirlo nel labirinto e finché la continuità dell’itinerario sia rivelata.


La poesia come punto di partenza diffuso attraverso libri e riviste, il kiosk di comunicazione che una volta la piccola libreria rappresentava, molte delle quali si sono trasformate in libreria-galleria d’arte, come nel caso delle spesso dimenticate botteghe rinascimentali di barbiere o farmacista che servivano Firenze tanto quanto Londra dei tempi di Shakespeare, fungendo da luoghi d’incontro per musica, canzoni e filosofia. Tutte le indagini del percorso di Arturo Schwarz, sia nel passato che in tempi recenti, portano ad unica ricerca: l’enigma irrisolto dell’uomo che cammina sotto al sole.

Arturo Schwarz insiste che la sua lunga stagione di proprietario di galleria d’arte viene considerata semplicemente come una delle tante attività da lui intraprese. La specializzazione di Leonardo da Vinci consisteva nel coltivare in egual misura ognuna delle numerose branchie della sua intelligenza intuitiva. Alla stessa stregua Arturo Schwarz si stacca dall’agenda urgente della poesia per assumere il ruolo di editore e poi di gallerista, spostandosi con facilità dalla pagina stampata al muro illuminato.

La libreria di una volta fungeva da punto essenziale di distribuzione ma – come l’osteria degli artisti – anche da punto d’incontro di spiriti congeniali, dove il giovane pellegrino poteva incontrare i suoi contemporanei. Una libreria propone sui propri scaffali un inventario statico, che di tanto in tanto viene aggiornato ma che continua ad esistere nel tempo, al ritmo di vecchi volumi e nuovi arrivi. Una galleria, invece, segue cicli mensili. (Si è mai fatto caso alla coincidenza che le gallerie d’arte ed i barbieri sono entrambi chiusi di lunedì, il giorno sacro della Dea della Luna?). Le gallerie recuperano il vecchio ed espongono il nuovo in una cornice di tempo reale, come il programma stagionale di un teatro o di una rivista mensile.

Nel giugno del 1954, Milano si è alzata con l’invito "Il Segno & la Parola", un titolo che manifesta la missione della neonata Galleria Schwarz, che proclamava la sua futura sfera d’azione sullo stesso cartoncino di invito:

"Poesia - Arte - Surrealismo".

I segni provenivano dagli artisti Ugo Tolomei, Karel Appel, Asgar Jorn, Enrico Bai, Sergio Dangelo e Yves Dendal, mentre le parole erano di niente di meno che di Paul Klee, Man Ray, Antonin Artaud, André Breton, Paul Eluard, René Char. L’invito era accompagnato da un distico criptico: "Combien d'années lumières ai-je donc marché dans cette toile." (Quanti anni luce ho dunque camminato in questa tela?). Il poeta era Tristan Sauvage, pseudonimo sotto il quale Arturo Schwarz scriveva le sue poesie.

E’ altamente significativo vedere il Surrealismo che voleva formare una trinità con la poesia, l’arte, e André Breton come Santo Spirito. Gli storici della cultura in retrospettiva confondono troppo spesso la lirica effimera con l’artefatto visivo, poiché la poesia esiste nell’aria e non ha il benché minimo valore commerciale, ma le sue ali immateriali possono attraversare non secoli, ma millenni, mentre ad un oggetto d’arte fisico viene spesso attribuita la predominanza dei beni immobili. Non c’è una Sothebys per l’arte poetica: eppure Saffo, ciò che abbiamo di lei, non ha bisogno di cornici di plexiglass né Catullo di restauro. Il nome di Henri Michaux identifica oggi
un’artista visiva, non un poeta. Possedendo tutta l’adorazione per l’opera d’arte come confessato da Charles Baudelaire, sin dall’inizio Arturo Schwarz ha abbracciato il Surrealismo per ciò che era:




un movimento di poeti. Ha sempre approcciato la singola opera di arte visiva su quella base, un’opera d’arte quale veicolo di speculazione filosofica e non come un bene feticistico da comprare e vendere. Giocattoli tascabili come le monete romane, talismani che ci ricordano l’infinito.

Come tutti sanno, Marcel Duchamp è centrale nella percezione che ha guidato gli studi di Arturo Schwarz. E’ grazie a lui che i famigerati readymades di Marcel Duchamp sono stati recuperati dall’oblio della modernità leggendaria e della mera prova fotografica per riacquistare – attraverso le ricreazioni riportate nel regno fisico – tutto il loro valore di shock. Il catalogue raisonné dell’opera omnia di Marcel Duchamp, che Arturo Schwarz ha scrupolosamente messo insieme in un atto d’amore, costituisce uno dei grandi monumenti di archeologia del contemporaneo. Nei suoi numerosi volumi di prosa e di poesia lo spirito di Duchamp pervade, come la scia di profumo di miele di fiori che ancora si avverte nelle tombe dei Faraoni d’Egitto.

C’era un tempo in cui artisti giovani viaggiavano percorrendo migliaia di chilometri, chiedendo passaggi, o prendendo lentissimi treni notturni allo scopo di varcare la soglie delle rare gallerie che erano disseminate sulla cartina dell’Europa post-bellica. Come “La Tartaruga” di Plinio di Martiis a Roma, poi la galleria di Ileana Sonnabend a Paris, la Galleria Arturo Schwarz a Milano si è eretta a mo’ di faro iconoclastico. La galleria di Arturo Schwarz è stata, per i vent’anni della sua alchemica esistenza, un punto di convergenza del Vecchio dimenticato e del Nuovo sconosciuto.

Il compianto scrittore e pittore milanese Emilio Tadini ha riassunto al meglio nel Corriere della Sera: "L'Europa aveva messo in soffitta la grande avanguardia classica. Arturo Schwarz capì che il momento non era finito. Andò a cercare il dada e il surrealismo ovunque... Un uomo di cultura, uno dei pochissimi mercanti, non solo italiani ma internazionali, capace di guardare avanti".

Nel 1974, Arturo Schwarz ha annunciato senza avvertimento la chiusura della sua galleria per concentrarsi da studioso sulle sue ricerche.

Sono stato fortunato, da buon Americano, a cogliere l’ultimo atto. Il mio biglietto del treno era École de Nice - Milano Centrale, sola andata. Attraverso la Baronessa Sandra von Glasersfeld mi ero ritrovato in una vera e propria bettola del Duchampismo, Il Mercato del Sale in Via Borgonuovo, il quartier generale della poesia visiva italiana diretto da Ugo Carrega (che era tremendamente rassomigliante ad André Breton). Uno dei miei primi compiti è stato quello di tradurre in inglese il testo per una mostra di opere di Marcel Duchamp generosamente prestate a Carrega da Arturo Schwarz. Tutto questo per riaffermare che Milano – grazie al lavoro di Arturo Schwarz - era indubbiamente il punto di partenza della rivalorizzazione “post-moderna” del Duchampismo. Galleria Schwarz era la grande scuola di tutti.

Dopo aver respirato l’aria di Brera, costatando la validità della galleria d’arte privata come spazio filosofico, mi sono avventurato per le strade di New York nel novembre del 1976. Due settimane più tardi a una festa ho incontrato un compatriota anche lui appena arrivato a Manhattan. Era ossessionato dal Futurismo italiano, in modo particolare da Boccioni. Lunghe conversazioni fino a tardi la notte seguite: lui "Boccioni, Boccioni, Boccioni!" Io: "Duchamp, Duchamp, Duchamp...". Il nome del giovane artista sconosciuto era Jeff Koons.




Forse Arturo Schwarz non anticipava che il contagio si sarebbe propagato a tal punto. Ma la fonte non sa mai dove il fiume entra nel mare.