Arancia Meccanica

Casalecchio di Reno - 11/02/2015 : 12/02/2015

Il romanzo di Antony Burgess Arancia Meccanica, reso celebre dal film di Kubrick, diventa teatro musicale con le musiche di Morgan.

Informazioni

  • Luogo: PUBBLICO
  • Indirizzo: P.zza del Popolo 1 40033 - Casalecchio di Reno - Emilia-Romagna
  • Quando: dal 11/02/2015 - al 12/02/2015
  • Vernissage: 11/02/2015 ore 21
  • Generi: teatro

Comunicato stampa

ARANCIA
MECCANICA
scritto da Anthony Burgess
con (in o.a.) Alfredo Angelici, Giulio Federico Janni.
Martina Galletta, Sebastiano Gavasso, Alessio Piazza,
Daniele Russo, Paola Sambo
regia Gabriele Russo
musiche Morgan
scene Roberto Crea
luci Salvatore Palladino
costumi Chiara Aversano

Il romanzo di Antony Burgess Arancia Meccanica, reso celebre dal film di Kubrick, diventa teatro musicale con le musiche di Morgan e arriva sul palco di Pubblico. Il teatro di Casalecchio di Reno l’11 e il 12 febbraio alle ore 21



Un lavoro molto diverso dal film: quella di Gabriele Russo, regista dell’opera, è un lavoro molto dark, calato nell’ombra, con i protagonisti in abiti scuri che si muovono in una scatola nera - quasi un’installazione di arte contemporanea - che si autodistrugge nella scena finale. L’obiettivo è quello di valorizzare il tema attualissimo di una società sempre più incline al controllo delle coscienze e all’indottrinamento del pensiero unico, mantenendo quello strano linguaggio che è il Nadsat, uno slang artificiale derivato dall’inglese con numerose influenze russe, inventato dallo stesso Burgess. Per il resto la violenza, più che pulp sarà soprattutto cerebrale, presente nei Drughi come nelle parole del sacerdote e del politico. Anche le musiche di Morgan, che accompagnano il “recitar cantando” degli attori, sono una rilettura di Beethoven in forma di canzoni o di sequenze elettroniche che hanno lo scopo, come dice lo stesso musicista, “di renderle autoritarie e precise”.

Sulle motivazioni di questa scelta, Gabriele Russo dice: “Arancia meccanica rappresenta uno dei romanzi distopici meglio rappresentativi nel suo genere, non meno visionario e lungimirante di un altro classico come 1984 di Orwell con il quale, in modo non casuale, esistono diverse convergenze. A distanza di cinquantuno anni dalla prima pubblicazione del romanzo ci si rende conto di quanto Burgess avesse saputo guardare anche oltre il suo tempo, presagendo, attraverso la storia di Alex e dei suoi amici Drughi, una società sempre più incline al controllo delle coscienze e all’indottrinamento. Se negli anni sessanta quei temi stavano appena cominciando a diventare materia di argomento e riflessione, oggi siamo tutti molto più consapevoli del tentativo di controllo delle coscienze a cui noi tutti siamo sottoposti. L’opera ha favorito delle domande; la libertà di scelta è davvero così importante? E a questo proposito, l’uomo è davvero capace di scegliere? E ancora: la parola libertà significa qualcosa di preciso? E, in particolare, è meglio essere malvagi per propria scelta o essere retti e onesti grazie a un lavaggio scientifico del cervello?”



Russo si è basato, per la sua trasposizione teatrale sul testo per il teatro scritto dallo stesso Burgess, in cui al linguaggio originale e caratterizzante dei quattro drughi si alternano canzoni in versi corredate di libretto e spartito scritto dallo stesso Burgess, quasi come un testo brechtiano.

L’11 febbraio, dopo lo spettacolo
Incontro con la Compagnia
Modera Roberto Chiesi
Responsabile centro Studi Pier Paolo Pasolini – Cineteca di Bologna