Antonio Peluso – Brulicame
Con “Brulicame”, Antonio Peluso esplora quella che definisce una “poetica dell’accenno”. La sua ricerca si allontana dai limiti accademici per addentrarsi in un’area grigia: uno spazio di azione e confusione dove i confini tra bello e brutto evaporano.
Comunicato stampa
Domenica 12 aprile, alle ore 11.00, il CRAC Spazio Arte di Castelnuovo Rangone inaugura “Brulicame”, la prima mostra personale nel territorio modenese di Antonio Peluso. L’esposizione, curata da Alessandro Mescoli con l’allestimento di Massimiliano Piccinini e la collaborazione di Giulia Grandi, presenta una selezione di opere realizzate con l’azione di diverse terre su tele di grande formato, secondo un principio simile all’affresco.
Con “Brulicame”, Antonio Peluso esplora quella che definisce una “poetica dell’accenno”. La sua ricerca si allontana dai limiti accademici per addentrarsi in un’area grigia: uno spazio di azione e confusione dove i confini tra bello e brutto evaporano. In questa dimensione, il brutto non è l’opposto del bello ma semplicemente un altro modo che la bellezza ha di manifestarsi.
Le tele diventano “radiografia della scena”, dove tutto si fonde lasciando aperto uno spiffero, un soffio attraverso cui passa il mondo. Non è la staticità di una fontana che l’artista cerca, ma la freschezza delle particelle d’acqua nebulizzate che si depositano sulla pelle: è una sensazione.
Il lavoro di Peluso è una pittura schietta, priva di fronzoli, che affida la narrazione alla forza dei pigmenti naturali ricavati dalle terre. La stesura, apparentemente delicata, si rivela violenta nel suo farsi, conferendo ai soggetti leggerezza ed evanescenza, pur mantenendo la loro densità.
«Quello che cerco è una fuga dalle definizioni e dai concetti stabili», spiega Antonio Peluso, «produrre qualcosa che resti in sospensione, in continuo divenire: non una forza compiuta, ma la pulsione nelle zampe di un felino poco prima di scattare per un lungo salto».
Nell’opera rimane sempre un residuo, un resto, che mantiene intatte parte delle possibilità dell'opera stessa e spinge l’osservatore in uno stato in cui i dubbi prevalgono felicemente sulle sicurezze .
<< Antonio Peluso, dice Alessandro Mescoli, sviluppa una pittura attraversata da una tensione fertile tra impeto e misura. Il gesto è energico, schietto, quasi urgente, ma si deposita in una gamma cromatica tenue, terrosa, che evoca una luminosità trattenuta, capace di vibrare senza mai eccedere. In questo equilibrio si riconosce una sensibilità che guarda alla tradizione senza citarla, filtrandola attraverso una pratica profondamente personale. Le sue rappresentazioni — scene intimiste, paesaggi interiorizzati, frammenti di ricordo — si configurano come pagine di un diario visivo. Non vi è racconto lineare, ma affiorano immagini sospese, segnate da una temporalità emotiva più che cronologica. La memoria diventa materia pittorica, e ogni tela si offre come un luogo in cui l’esperienza si sedimenta in forma essenziale. È soprattutto la luce a emergere come elemento unificante: una luce mediterranea, diffusa e calda, che non descrive ma avvolge, facendo affiorare le immagini come presenze delicate. Tale luce non è solo fenomeno ottico, ma condizione affettiva, atmosfera interiore. Decisivo è l’uso delle terre pugliesi, applicate direttamente sulla tela inumidita e fissate con colla di coniglio. Questo procedimento conferisce all’opera una qualità primaria, quasi arcaica, in cui il colore coincide con il luogo e la pittura diventa traccia concreta di appartenenza. In Peluso, dunque, gesto, luce e materia si fondono in una ricerca che restituisce alla pittura una dimensione autentica, radicata e al tempo stesso profondamente contemporanea >>.
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BIOGRAFIA
Antonio Peluso vive e lavora a Bologna. Dopo aver concluso il percorso triennale di pittura presso l’Accademia di Belle Arti a Bologna sotto la guida di Simone Pellegrini, prosegue attualmente la sua ricerca frequentando il biennio di Arti Visive nella cattedra di Luca Caccioni.