Antonietta Cavallero – Geometricamente

Informazioni Evento

Luogo
GULLI ARTE
Corso Italia 201r, Savona, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

13.00 -19.30 - chiuso il lunedì Presentazione a cura di Sandro Lorenzini

Vernissage
04/04/2026

ore 17,30

Artisti
Antonietta Cavallero
Generi
arte contemporanea, personale

Le 40 tavole dell’artista Antonietta Cavallero, sono realizzate secondo un metodo costante.

Comunicato stampa

Sabato 4 aprile , dalle ore 17.30, fino al 10 maggio 2026, s'inaugura presso la Galleria

GULLIarte, a Savona in Via Nostra Signora dell'Olmo 9,

la mostra dell'arista Antonietta Cavallero, dal titolo:

GEOMETRICAMENTE

con la presentazione di Sandro Lorenzini.

Le 40 tavole dell'artista Antonietta Cavallero, sono realizzate secondo un metodo costante.

L'impressione di ordine che caratterizza l'insieme, il senso di esattezza della figurazione, l'armonia compositiva, l'uso meticoloso del colore, l'equilibrio generale, indicano chiaramente

l'appartenenza del lavoro dell'artista alla categoria dell'arte mentale.

Antonietta Cavallero si immerge in uno stato, appunto, della mente che è razionale e si esprime in maniera logica, anziché impulsiva.

Il colore è usato in maniera timbrica e il suo rapporto con la geometria delle forme genera ritmi

musicali che, insieme all'attenzione per le progressioni numerali come la sequenza di Fibonacci, costituiscono il carattere identitario del lavoro di Cavallero. TESTO CRITICO A CURA DI SANDRO LORENZINI

Antonietta Cavallero è l’artista interprete di questa bella mostra da GULLIarte dal 4 aprile al 10 maggio 2026.

Ho detto bella mostra, sbilanciandomi subito a favore dell’artista, che ben se lo merita. Mi toccherà dunque parlare della bellezza, di che cosa questo termine possa significare sia per l’autore d’arte, che per i suoi fruitori. Potremmo ragionare per secoli, come hanno fatto i filosofi, su cosa sia la bellezza, ma forse è meglio rimanere su un terreno più pragmatico, soffermandoci sul visibile, quello cioè che Cavallero ha messo sulle tele affinché noi lo possiamo vedere, essendo la pittura, appunto, arte visiva.

Ciò che salta subito agli occhi è la presenza costante di un “metodo” nel lavoro di Antonietta Cavallero. L’impressione di ordine che ne deriva, l’esattezza delle azioni compiute, l’armonia delle composizioni, il rigore “ottico” nell’uso del colore, il giusto equilibrio nella disposizione delle parti e molti elementi ancora, ci indicano con chiarezza il campo entro il quale Cavallero opera: quello di un’arte che possiamo definire “mentale”.

Questo termine si riferisce, appunto, non tanto ai modi che portano genericamente a dei risultati, quali che siano, ma piuttosto all’immersione dell’autrice in uno stato, quello appunto della mente, che è razionale, logico, strutturato e sistematico, in cui consciamente l’artista si cala, ogni volta che si accinge a creare una nuova opera d’arte, prescindendo dal prediligere invece uno stato più orientato verso l’impulso, il gesto, la velocità, la sperimentazione immediata.

Potremmo dire che Antonietta, dovendo scegliere tra istinto e ragione, si schiera con convinzione dalla parte di quest’ultima. Un’arte mentale dunque, che muove da un’idea creativa, logica, che prende forma nella parte razionale della mente, che comporta quindi un progetto, una necessaria previsione e organizzazione delle fasi del lavoro, una preventiva definizione delle regole del gioco e la scelta della strategia con la quale giocare la partita.

Detto così, lo svilupparsi del lavoro di Antonietta potrebbe sembrare un arido, se pur funzionale, fatto organizzativo, valido per un qualsiasi tipo di progetto, che abbia anche ben poco a spartire con l’arte.

Sarà il caso di approfondire.

Abbiamo l’artista, con la sua creatività viva e sfaccettata, abbiamo il metodo di lavoro, improntato all’ordine e al ragionamento.

Ed ecco che interviene la natura, con l’abbagliante bellezza delle sue regole, quelle dei numeri, della geometria e della matematica, con le loro manifestazioni che l’artista scopre, conosce e fa proprie.

Gli accenni al figurativo di alcuni anni fa, la naturale inclinazione per il bello, gli studi accademici intrapresi, lo stupore nei confronti della creatività spontanea e pulita dei bambini – in esperienza di scuola materna, il fascino che prova per la geometria descrittiva, quello per il Futurismo (Boccioni, Balla, Depero), oltre che una ricerca costante di sperimentazione diretta, hanno portato Cavallero, durante anni di lavoro intenso, a sviluppare un linguaggio convintamente astratto, non scevro di rimandi ad emozioni suscitate dall’ammirazione per l’Astrattismo europeo del Novecento (Klee, Kandinsky, Mondrian – ma anche Klimt per l’astrazione profonda raggiunta in alcune vette decorative), hanno portato Antonietta Cavallero ad esprimere il proprio appartenere ad un mondo sicuramente collocato nel territorio dell’astrazione, tramite un linguaggio netto, efficiente e focalizzato con estrema precisione, che trova il suo ritmo nella sostanza onnipresente delle leggi dei numeri.

Scopre, come già i Suprematisti (Malevich, Lisinsky) il valore timbrico del colore ed il carattere identitario delle pure forme geometriche e costruisce un modo narrativo muto e musicale, sul filo della riscoperta della purezza delle mutazione dei colori primari, accordati con gli intervalli di progressioni numerali, quali la sequenza logica di Fibonacci.

Le superfici pittoriche sono ormai rappresentazioni di mondi in assoluto equilibrio che nell’applicazione delle ineffabili leggi della geometria producono emozioni difficilmente definibili, simili a quelle che possiamo provare ad esempio nella contemplazione di fenomeni di rifrazione cristallografica, o di visione della materia nella macrodimesione delle galassie o quella del microcosmo delle particelle elementari.

Quello che Antonietta Cavallero ci regala è un viaggio nella pittura dal fascino sottile, nella luce e nella non-luce, evanescente e astratto, profondamente percepibile, ma non misurabile, che commuove e innamora, come i colori ineffabili delle penne delle ali delle ordinatissime schiere di angeli del Beato Angelico, da Antonietta profondamente amato.

Sandro Lorenzini