Annie Lapin – Ideal Idyl Idol

Napoli - 20/10/2011 : 30/11/2011

L’artista propone una pittura che si riallaccia alla tradizione del paesaggismo romantico vista però con il piglio critico proprio di chi è figlio del proprio tempo e può analizzare la storia dell’arte con un distacco tale da consentirgli giudizi autonomi.

Informazioni

  • Luogo: ANNARUMMA
  • Indirizzo: Via del Parco Margherita 43 80121 - Napoli - Campania
  • Quando: dal 20/10/2011 - al 30/11/2011
  • Vernissage: 20/10/2011 ore 19.30
  • Autori: Annie Lapin
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

“Quello che vediamo nel cielo, e quello che troviamo nella profondità di noi stessi […] – e l’uno scintillando al di là del nostro potere, l’altro vivendo al di qua della nostra espressione – finiscono per produrre una sorta di relazione tra l’attenzione che dirigiamo verso ciò che è più lontano e la nostra attenzione più intima”. Così si esprimeva Paul Valèry a proposito del sublime romantico, lo stesso su cui riflette Annie Lapin (Washington 1978, vive e lavora a Los Angeles) nei dipinti presentati dalla galleria annarumma in occasione della sua prima personale europea intitolata “Ideal Idyl Idol”



L’artista propone una pittura che si riallaccia alla tradizione del paesaggismo romantico vista però con il piglio critico proprio di chi è figlio del proprio tempo e può analizzare la storia dell’arte con un distacco tale da consentirgli giudizi autonomi. La tradizione panteista del paesaggio tedesco, infatti, cede il passo ad una riflessione critica sulla natura di idolo “dell’oggetto paesaggio” quale bene avente un valore ideale e culturale legato ad una visione mitica della natura, nonché ad un mercato e alle sue pulsioni di accumulo e possesso.

Anche la tecnica si discosta dalla tradizione, per una pennellata espressiva molto diversa dalla secchezza cromatica di Füssli o dalla delicatezza rivelata della pittura di William Blake. Ad essa l’artista statunitense concede la responsabilità di scompaginare lo spazio di paesaggi realizzati con sveltezza, quasi cancellandoli, dove ciò che sembra alludere all’oro del sole, che imbiondisce il fogliame di un bosco, esplode senza foglie. Le tracce di questa natura soltanto evocata, introducono un disturbo nell’equilibrio visivo della percezione, quello sgomento istintivo che sempre morde la ragione dinnanzi a ciò che non può essere descritto, orientato, padroneggiato.