AnnaLaura Patanè – Sospensioni

Latina - 07/12/2011 : 23/12/2011

AnnaLaura Patanè l’ha scelta, non a caso, per dare un nome ad una sua mostra in cui ogni cosa si offre nella sua condizione di essere sospeso.

Informazioni

  • Luogo: GIA' SAI - HAKUNA MATATA
  • Indirizzo: via Lungomare n.870 - 04100 Latina - Latina - Lazio
  • Quando: dal 07/12/2011 - al 23/12/2011
  • Vernissage: 07/12/2011 ore 19.30, accompagnato da musica dal vivo
  • Autori: AnnaLaura Patanè
  • Curatori: Fabio D’Achille
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: tutti i giorni dalle 12.00 alle 15.00 e dalle 19.00 alle 24.00
  • Biglietti: ingresso libero
  • Email: eventi@madarte.it

Comunicato stampa

Le pareti della pizzeria/ristorantino “Già Sai – Hakuna Matata”, dopo la mostra della fotografa Marella Montemurro e della pittrice Veronica Venturi che ci ha accompagnato per tutto il periodo estivo saranno abbellite dalle opere dell’artista AnnaLaura Patanè curata dall’associazione culturale MAD per la rassegna “GiàMAD”, che prende il nome dalla location che ospiterà l’evento

“Sospensioni” il titolo della mostra: “sullo sfondo di quadri connotati da campiture cromatiche, nudi femminili, volti di bambini africani in primissimo piano, quasi a voler irrompere dallo spazio pittorico, oggetti sospesi con dei fili sembrano comunicarci che nulla è fisso, ma soggetto a cambiamenti, fluttuazioni, sospensioni appunto, spesso imprevedibili e dettate dal caso”.
(Laura Cianfarani)

“ Io era tra color che son sospesi (..)”
Dante, Inferno, C.II, v. 52

“Attaccato in alto, appeso, elevato da terra, con il corpo ma anche con la mente, incerto, in attesa, poco sicuro, assorto, in dubbio, ambiguo: sono innumerevoli i significati legati all’essere sospesi. In chimica la sospensione è la dispersione di particelle che non sedimentano (il che presuppone l’applicazione di una energia sotto forma di agitazione), in meccanica è il dispositivo che collega il telaio alle ruote, in diritto è una sanzione disciplinare che importa la temporanea esclusione da un impiego, in letteratura è una figura retorica che annuncia vagamente una cosa che poi si compirà effettivamente (celeberrima la definizione di Coleridge che fonda la fede poetica proprio sulla “volontaria sospensione dell’incredulità momentanea” ). E potremmo continuare a lungo perché “sospensione” è una parola che trova un larghissimo impiego nei campi più disparati. AnnaLaura Patanè l’ha scelta, non a caso, per dare un nome ad una sua mostra in cui ogni cosa si offre nella sua condizione di essere sospeso. Ad un primo sguardo non è facile comprendere il senso di opere così diverse, accostate inspiegabilmente tra loro. Eppure, ad accomunare orsetti di peluche e bottigliette di coca cola, grandi volti di bambini e giocattoli, fiori e bandiere, è il proprio status, lo stesso, identico, per tutti. Certo i prosciutti sono appesi ad una corda proprio come gli impiccati ma, probabilmente, la loro condizione ha una valenza diversa! “La poesia è un petalo che cade nel vuoto in bocca ad un leone che ruggisce” sosteneva Alda Merini: la poesia, l’arte, la condizione umana sono proprio in questo essere sospesi in un lento, lunghissimo, eterno cadere, dal fiore alle fauci spalancate. AnnaLaura deve aver riflettuto a lungo prima di scegliere di rappresentare i suoi “esseri” proprio così, pericolosamente in bilico, al limite del baratro, ad un passo dalla caduta libera: ciò nonostante, non c’è disperazione, né angoscia ma, piuttosto, quieta serenità di chi, tutto sommato, è ancora attaccato alla corda, al filo, alla speranza, alla vita. Sempre la Merini “se la mia poesia non fosse come una gruccia che tiene su uno scheletro tremante, cadrei a terra come un cadavere che l'amore ha sconfitto” . Ancora una volta l’arte è quel filo, quella gruccia, quella corda che sottrae dal precipizio, che salva, momentaneamente, dalla capitolazione inevitabile. Senza quella energia, la stessa di cui si diceva prima a proposito della chimica, la stessa che fa girare le ruote, la stessa che annuncia ciò che poi si compirà, la stessa che muoveva la volontà di Coleridge, tutto sarebbe fermo, bloccato, inutile. E quella energia non può che essere la vita, anche se, a volte, la chiamano “solo” amore”.
(Silvia Sfrecola Romani)