Annabella Cuomo – C’è un Posto dietro l’Angolo dove Vivono

Roma - 18/05/2013 : 08/06/2013

La nascita della fotografia si fonda su un’ambiguità che ha a che fare con la sua doppia natura di arte meccanica: quella di essere uno strumento preciso ed infallibile come una scienza, e insieme inesatto e falso come l’arte.

Informazioni

Comunicato stampa

La nascita della fotografia si fonda su un’ambiguità che ha a che fare con la sua doppia natura di arte meccanica: quella di essere uno strumento preciso ed infallibile come una scienza, e insieme inesatto e falso come l’arte.
Dal profondo della coscienza e dagli ultimi momenti di un secolo in crisi che tutto pone a verifica, provengono fortissime le immagini di Annabella Cuomo, eclettica e impeccabile nell’esecuzione che mette in discussione la credenza per cui l’immagine fotografica sostituisce il reale


Giunta a noi dopo un lungo periodo di residenza a Rotterdam, l’artista ritrova negli album di famiglia i suoi protagonisti, che utilizza come paradigma della cultura visiva occidentale; porzioni di passato che improvvisamente si rovesciano con tutta la loro cortina di emozioni e affetti, introducono la visione d’immagini falsificate dall’intervento della grafite, sconfessando il valore reale-documentario della fotografia.
Nelle sue opere tutto è in movimento, dalle facce disfatte al dissolversi delle forme; le presenze inquadrate in cieli claustrofobici, divengono unità di misura e d’affezione che non lasciano alcuna via di fuga allo spettatore. L’atmosfera, incisa come il ricordo più indelebile, vive l’epoca in cui il ritratto d’occasione era asservito al valore etico del tempo: il grande evento, ora risolto in segni sottilissimi e neri come le stanze della memoria.
Il qui e il là perdono ogni senso e direzione e il prima e il dopo si fondono, come in sogno. Il tutto voluto, diretto e creato da una volontà filologica del ricordo, in cui i vuoti della memoria divengono il problema kierkegaardiano della necessità, per l'uomo, di ritrovare la propria autenticità ripetendo, ovvero svolgendo nuovamente, la ricerca dell'essere. Percorso che si tramuta nella liberazione di pathos e ansie vere; grafite e vita sono qui combinate in un’atmosfera, dove la memoria sa sempre di peccato.
Le opere suggeriscono i limiti per cui la mente può sviluppare i nessi logici solo fino a un determinato punto, raggiunto il quale la prova del passato deve cedere il passo all'evidenza del presente. Lì occorre compiere il salto nel mistero del tempo.
I punti di confine sono i luoghi di ritrovamenti, dove la danza iconografica della pittrice segna l'orizzonte della parola «origine»; la memoria è nell'uomo e insieme la sua storia e la sua preistoria, in lui è il labirinto, in lui è la sfinge che Annabella Cuomo interroga.
Roberto D’Onorio




La testimonianza dell’artista in mostra entrerà a far parte del ciclo di video interviste The open space portrait iniziato e curato nel 2012 da Roberto D’Onorio .
Annabella Cuomo si racconta attraverso un flusso di coscienza nell’inquadratura del proprio luogo di affezione o di rappresentanza. L’inquadratura rapita dal tecnicismo della macchina svela la verità dell’incontro con l’altro. Il risultato sarà la presentazione dell’artista in un conflitto tra desiderio e difesa, tra licenza e divieto, che si libera dal meccanismo di dipendenza che sussiste con l’immagine filtrata dall’opera.
Nell’intero progetto curato da Roberto D’Onorio, l’umore spaziale di Fontana trova nel processo di ricerca, nello scambio e confronto con l’artista, l’importanza di un nuovo modo di concepire lo spazio distaccandosi dalla tecnica di ripresa.

http://robertodonorio.wordpress.com/2013/04/28/the-open-space-portrait-2/


BIOGRAFIA
Annabella Cuomo, classe 1985, originaria di San Pietro Vernotico (Br), diplomatasi presso il Liceo Artistico di Lecce, si trasferisce a Roma. Qui frequenta l’Accademia di Belle Arti diplomandosi nel 2008. Successivamente consegue la laurea specialistica in Arti Visive e discipline dello Spettacolo.
Il 2010 è l’anno dell’esordio: concluso il Master in Fotogiornalismo presso l’ISFC di Roma, espone La Biologia non è il destino, la prima personale, presso la Galleria 291 Est di Roma. Seguiranno numerose collettive che le aprono la strada per Rotterdam, beneficiaria di una Residenza d’Artista nel 2011/2012.
Annabella Cuomo, spaziando dalla grafica alla fotografia, dalla pittura al design, riesce a rimodellare i protagonisti delle sue opere. Districandosi con maestria tra dimensioni anatomiche, mitologiche e psicanalitiche, realizza per mezzo dei suoi tratti grafici o delle sue sperimentazioni fotografiche, prestazioni quasi scientifiche. Le risultanti ibridazioni e trasfigurazioni non hanno nulla di visionario, ma si aprono un varco nello spazio reale dello spettatore per la concretezza vivida delle immagini, quali nuovi archetipi degli stati in essere dell’umanità, come spesso anche di tutti gli altri esseri viventi.


CONTRIBUTI




INTERVENTO di Rossella Della Vecchia

"C'è un posto dove vivono” … i nostri cari estinti, i sentimenti provati, le emozioni, le gioie e i dolori: fotogrammi di tempi diversi, che rincorrono ricordi spezzati, abbandonati. Ecco che Annabella Cuomo metabolizza le ceneri del vissuto, con ritorni al nero, al fisso, al silenzio dell’istante, in immagini letteralmente distillate dal tempo. È un esercizio artistico di aleatoria evocazione, in cui la memoria ritrae il senso di una storia sbiadita e trasfigurata in ologrammi, tra il desiderio di afferrarli e il rischio di annientarli.

La fotografia riesce ad anagrammare i ricordi, immortalandone il recondito, laddove la memoria non è scienza esatta ma emotiva rievocazione. Tra le sotterranee reminiscenze l’artista scava, quasi ad esserne l’archeologa, disseppellendo e riportando alla luce un’impressione pari allo sguardo attonito del protagonista-spettatore dinanzi alla propria vita. Consci della minaccia dei ricordi, avvertiamo l’oscillazione tra la vertigine dell’oblio e quella dell’eterno ritorno, che ci ancora al passato. In effetti i meandri della mente sono depositari del nostro legame con esso, in cui spesso si annida un mostro che scompare e riappare, divorando con i ricordi noi stessi: è la potenza della memoria. Il peso che spesso essa genera, nonostante l’evanescenza di un fantasma, deforma le “riscoperte” del processo cognitivo. Il ricordo è immagine. “L’immagine brucia: s’infiamma, di rimando ci consuma” (Georges Didi-Huberman).

Gravando sulla pellicola esistenziale, i ricordi sopiti nel tempo improvvisamente schiudono abissi, in cui divampa tutto ciò che è stato raccolto e conservato. Nel presente essi eludono ogni narrazione contingente, spostandosi in un indefinito fuori campo, che è al contempo la più intima e la più universale delle azioni: ripetere un’esperienza può renderla nuovamente possibile.

In questa personale Annabella Cuomo esercita una tematica e uno stile sempre più interiorizzati, fagocitazione del perturbante che non urla ma sussurra.









INTERVENTO di Roberto D’Onorio

Le immagini hanno un potere immenso, incalcolabile. Possono distruggere, salvare o raccontare un mondo.
Il “modo” artistico di Annabella Cuomo si manifesta attraverso una selezione di immagini quali strumenti di difesa; le sue opere sono consegnate come superfici in cui trovare rimandi e cercare la realtà meno visibile.
Nell’intervento grafico l’artista risolve la pulsione autobiografica e nel contempo indaga e interroga la sua stessa origine, la propria esistenza.
La manualità è un elemento che distingue l’approccio dell’artista al tecnicismo fotografico dell’immagine. Non importa se il reperto proviene da un album di famiglia o dall’archivio storico, per quanta importanza possa avere il progetto, altrettanto decisiva è la costruzione fisica della sua poetica.
Nelle opere della Cuomo il gesto legato alla sua formazione pittorica manifesta la traccia del proprio vissuto. In ogni composizione, in ogni manufatto è sempre possibile rintracciare qualcosa che appartiene alla sua soggettività e considerarlo come autoritratto, poiché rispecchia l’animo dell’autrice, il suo carattere, la sua personalità, fino ad assumere il valore di un documento psicologico privilegiato.
Il nesso fra fotografia e memoria della Cuomo vive nella ritualità della fissazione di ricordo: nel momento in cui la rimemorazione del passato avviene in un gruppo ristretto di persone, come nel caso della famiglia.
La tradizione dell’album fotografico diviene il referente più indicativo nei lavori dell’artista, poiché diventa un tramite con il passato che consente di condurre conversazioni sospese.

Estratti dal catalogo edito da Galleria 291
"C’è un posto dietro l’angolo dove vivono" di Annabella Cuomo