Angelo Colagrossi – Con i propri occhi

Roma - 09/05/2015 : 30/05/2015

La mostra presenta un percorso di circa dieci anni di lavoro dell’artista raccontato da dipinti, anche di grandi dimensioni, su tela e su carta, e terrecotte.

Informazioni

  • Luogo: PHILOBIBLON GALLERY
  • Indirizzo: 45, Via Antonio Bertoloni 00197 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 09/05/2015 - al 30/05/2015
  • Vernissage: 09/05/2015 ore 18
  • Autori: Angelo Colagrossi
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Lun-Ven 10-13; 15-18 / Sabato su appuntamento.

Comunicato stampa

CON I PROPRI OCCHI è il progetto che coinvolge i due artisti romani Angelo Colagrossi e Mauro Magni, in due grandi mostre personali, Colagrossi dal 9 al 30 maggio 2015 e Magni nel successivo mese di giugno, organizzate da Philobiblon Gallery di Via Antonio Bertoloni 45 a Roma.
Le opere presentate al pubblico in questa doppia occasione, dai dipinti alle carte, incluse le sculture in terracotta, sono il risultato delle ricerche che gli artisti hanno maturato negli ultimi anni, trovandosi a percorrere strade comuni che confluiscono nel titolo stesso del progetto: CON I PROPRI OCCHI

Le due mostre propongono, indicano e suggeriscono il racconto e la prospettiva di Colagrossi e Magni attraverso declinazioni e strutture differenti ma articolate secondo una storia comune, quella del loro amore nei confronti della pittura e del loro disagio verso la perdita d'identità.

CON I PROPRI OCCHI
ANGELO COLAGROSSI

La PHILOBIBLON GALLERY di Filippo Rotundo e Matteo Ghirighini è felice di presentare: "Con i propri occhi, Angelo Colagrossi".
La mostra presenta un percorso di circa dieci anni di lavoro dell’artista raccontato da dipinti, anche di grandi dimensioni, su tela e su carta, e terrecotte.

Per Angelo Colagrossi "l’opera d’arte è inciampo e sorpresa, scrive Sissi Aslan nel testo critico si misura sempre con la società che produce e consuma. È ambiguità della bellezza. È meraviglia e sbalordimento della confusione. È arte responsabile. Tentativo di ordine interno contro il kaos esterno. Sono presenti, sulle tele e sulle carte, di quest’ultimo decennio in particolare, forme e figure simboli e linguaggi modelli e sistemi che l’artista usa per riflettere la sua arte sul mondo. Il simbolo visivo non conosce limiti di conoscenza e riconoscibilità. Tuttalpiù per riconoscere bisogna conoscere, almeno percepire visivamente. Quando si assimila il codice tematico-visivo finalizzato alla comprensione di un’immagine allora, e solo allora, la percezione ne rivela il significato. E il problema si rivolge al discrimine tra simbolismo intenzionale e simbolismo subconscio. È esattamente la partecipazione emotiva del ricevente che innesca – può innescare – nuove letture e significati a un simbolo. L’artista immagina e anticipa. Il suo è un vivere plurale anche nella desolazione della sua solitudine. È meditazione del vivere! ... Il pittore si adopera e richiama a proprio spunto quel magma del niente e del vuoto nel quale il dripping suo personale delle colature, unica espressione in furore, ci segnala la realtà stessa. Il suo quotidiano sgocciolare colare e oggetti come capitoli di uno sdegno acre e addolorato, figlio di un’estrema necessità di salvare e di salvarsi. La pittura stessa diventa in Colagrossi il suo quotidiano salvare e salvarsi. Si fa respiro dell’esserci e testimonianza di sé, intrico e recupero, dripping contrapposto al ristagno dei mostri generati dal consumo."
Sissi Aslan, Verso La natura scalzo

E ancora " Colagrossi scrive Alberto Gianqunto nel testo critico è certo intuitivamente consapevole di questo stato di cose, ma non parte da un’idea, ma dalla pittura; e quindi, immerso nel vissuto della trasformazione caotica del suo tempo, non può che percepire tale stato, non come semplice darwiniana e naturale evoluzione, ma nella sua insensatezza, per fratture e frantumi di temporalità. Perduto il valore teologico dell’inizio del tempo, il mito resta affidato solo ad una memoria che si fa evanescente e l’utopia, ormai ideologicamente soppressa; è un tempo che, senza più significati, annulla lo spazio e il suo orizzonte figurativo: non resta che il ‘momento’, rimangono ammassi di oggetti che scorrono via, scolano giù, discarica di inutilità (bottiglie, portatili, vasi arcaici, figure), segnata solo dalla simbolicità del provvisorio, dell’inutile, dell’irrecuperabile"
Alberto Gianquinto, Senza rotta nella storia, un navigare a vista, Angelo Colagrossi