Andrea Tesauri – N° 37

Milano - 11/12/2014 : 16/01/2015

Superfici simili a cieli attraversati da bizzarre striature, e poi trame, tessiture luminescenti, corrose, smangiate dal tempo… Strane forme geometriche, pieghe, anfratti, dettagli colorati simili a quelli analizzati da un entomologo. Lo sguardo di Andrea Tesauri penetra fino a profondità geologiche, pur mantenendo una sensualità tattile.

Informazioni

  • Luogo: THE FORMAT GALLERY
  • Indirizzo: Via Pestalozzi 10 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 11/12/2014 - al 16/01/2015
  • Vernissage: 11/12/2014 ore 18
  • Autori: Andrea Tesauri
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal martedi al venerdì ore 15 / 20 o su appuntamento

Comunicato stampa

Cosicché, spetta ai fotografi, gli archeologi della superficie, di “seguire, con la loro macchina,
le tracce degli oggetti silenziosi e di estrarre dall’ abbondanza infinita un pezzo d’esistenza,
un frammento che, staccato dal disordine, diventa nuovo, puro, mai visto”.
Georges Didi-Huberman

Superfici simili a cieli attraversati da bizzarre striature, e poi trame, tessiture luminescenti, corrose, smangiate dal tempo… Strane forme geometriche, pieghe, anfratti, dettagli colorati simili a quelli analizzati da un entomologo. Lo sguardo di Andrea Tesauri penetra fino a profondità geologiche, pur mantenendo una sensualità tattile

Si spinge sempre più vicino, sempre più all’interno, fino a creare un mondo di immagini che abitano il quasi microscopico e trasfigurano i particolari aprendoli al nostro immaginario. Ma che cosa mostrano in realtà le sue immagini? Solo dettagli di scarpe. Scarpe lise, scolorite, bucate, a volte un po’ fashion, a volte un po’ trash, di certo usate e poi abbandonate con il carico delle loro storie, con il ricordo dei passi che ci hanno portato lungo le strade del mondo e dei nostri piedi che le hanno trasformate giorno dopo giorno.
Racconta l’autore stesso: “Scarpe sconosciute di persone sconosciute. Trovate ai mercatini, alla Caritas, per strada. Le osservo e mi sembra di essere in una stanza, circondato da decine di persone. Decine di storie diverse che mai potrò conoscere se non dai loro tagli, dalle loro ferite. Le loro cicatrici. Che cosa vuol dire andare in profondità? Tento di ricordare una frase di Karl Kraus: ‘Più si guarda da vicino una parola, e più essa vi guarderà da lontano’. Lo stesso forse vale per le immagini”.
Tesauri si abbandona incondizionatamente alle cose, guarda i particolari, dove, come ha scritto Warburg si nasconde il “buon Dio”: osserva questi scarti della storia, questi oggetti dove la vita delle persone hanno lasciato tracce, segni, pieghe. Il suo sguardo si avvicina a un’intimità quasi tattile che rende i suoi dettagli simili a presenze misteriose, intense, assurde. Egli crea così immagini “intensificate”, che donano alle vecchie scarpe abbandonate una nuova forza espressiva, a volte dotata di una perturbante stranezza o di una vivacità quasi pop. Come un incantatore trasforma un umile frammento di realtà in qualcosa di mai visto, ma senza sfruttare scorci sorprendenti e audaci. Il suo è uno sguardo della prossimità che si avvicina alla tessitura delle cose per guardarle con occhi nuovi, capace di scoprire il meraviglioso nelle tracce della nostra vita impresse negli oggetti che ci hanno accompagnato in silenzio giorno dopo giorno.

Andrea Tesauri vive e lavora a Reggio Emilia.