Alessandro Cidda – La città del tempo

Roma - 15/07/2014 : 07/09/2014

Cidda è un fotografo romano cresciuto in una famiglia di artigiani legati alla manualità e al materiale in termini indissolubili.

Informazioni

Comunicato stampa

LA CITTÀ DEL TEMPO
Cidda è un fotografo romano cresciuto in una famiglia di artigiani legati alla manualità e al materiale in termini indissolubili. Nati tutti in una città palcoscenico, nel senso alto del termine, dove il cinema ha riprodotto la storia migliaia di volte e dove il più grande studio del mondo, Cinecittà, ha ospitato le più grandi produzioni, i più grandi attori, i più grandi artigiani

I quali, dietro le quinte, hanno realizzato scenografie da sogno, con le mani, con l’intelligenza, con la creatività e, a volte, con l’arte di ridare vita al mito, da sempre traccia simbolica dei significati reali e filosofici delle esperienze e delle relazioni umane.
L’autore ha scavato nel laboratorio di scultura Cinears della famiglia De Angelis (all’interno di Cinecittà) e ha scovato statue e riproduzioni, calchi in gesso, pezzi di scenografia usati da Fellini, Scorsese, Pasolini, Zeffirelli e tutti gli altri grandi registi, per ridare dignità di arte e specchio del tempo a questi “oggetti” meravigliosi che hanno prodotto suggestioni e sogni ripercorrendo il tempo e i suoi segni. Le immagini del laboratorio Cinears e delle sue statue, sono il frutto delle visioni di Cidda da bambino, quando sognava che lo schermo potesse svanire per lasciare posto alle gesta gloriose e agli amori impossibili che venivano trasmessi.
Proprio la trasmissione è il suo compito: questa mostra ha l’intento di trasmettere a romani e viaggiatori, alcuni messaggi senza tempo. Roma città eterna, l’uomo al centro del mondo, lo sport come valore di aggregazione, lo scavo archeologico come ripristino delle radici, la fotografia come dispositivo di lettura del tempo. Il proprio e quello del mondo.
Con “La Città del Tempo” di Alessandro Cidda si inaugura, in questo luogo incantato, un ciclo di mostre e progetti di indagine culturale attraverso la fotografia, mezzo contemporaneo di approfondimento visivo dei fenomeni del passato, del presente e del futuro che, dall’800, mette in relazione l’individuo, la società, le scienze e l’arte.
La fotografia indaga i bisogni dell’uomo, i suoi desideri inespressi e inesprimibili per altre vie; in altre parole, è filosofia visiva. Ferma l’immagine che contiene l’indagine e consente all’osservatore, quindi, una riflessione lunga e profonda su quello che sta guardando, suggerendogli di vedere ben oltre quello che gli viene descritto.
Il ciclo è ospitato in uno spazio archeologico, mentale, espositivo e di studio, che, dopo anni di scavo e lavori di ripristino, ha riportato alla luce secoli di storia.
Lo Stadio Domiziano era l’unico stadio in muratura, costruito dall’omonimo imperatore per dedicarlo agli sport non violenti. I resti dell’opera sono esattamente sotto Piazza Navona che ha poi ricalcato, poco più in alto, la pianta dello stadio. Oggi lo Stadio torna ad aggregare romani e viaggiatori intorno ai temi della cultura e dell’arte; partendo dalla visita ai favolosi resti dello Stadio, si passa per un percorso fotografico che accompagna da un’epoca lontana fino al presente, in un unicum di emozioni di sensi e immagini di senso che raccolgono, in un luogo magico e umano allo stesso tempo, la storia di una città e di tutte le città del mondo.
Una storia senza tempo in cui il tempo è protagonista della storia.

Francesco Cascino