Alessandro Bulgini – Hairetikos

Torino - 29/03/2012 : 14/04/2012

Hairetikos è il titolo dei lavori di Alessandro Bulgini dal 2001, l’etimo dal Greco (colui che sceglie) è usato come sorta di certificato di garanzia atto a vidimare il tentativo dell’artista di dichiararsi uomo libero. Il sottotitolo Opera viva, fa riferimento ad un termine nautico e nel contempo ad un’ intenzione.

Informazioni

Comunicato stampa

Hairetikos è il titolo dei lavori di Alessandro Bulgini dal 2001, l’etimo dal Greco (colui che sceglie) è usato come sorta di certificato di garanzia atto a vidimare il tentativo dell’artista di dichiararsi uomo libero. Il sottotitolo Opera viva, fa riferimento ad un termine nautico e nel contempo ad un’ intenzione. Sullo scafo delle barche esiste una linea che si chiama “linea di galleggiamento”, questa linea divide la barca in due parti, una emersa e una sommersa, notoriamente, per i pratici di mare, la parte sommersa si chiama “OPERA VIVA”






[ Ringrazio di pensiero e dell’invito ma non ho il tempo materiale per rispondere adeguatamente, per accumulo di impegni di scrittura, mi spiace, erri


Gentile Erri,
mi chiamo Alessandro Bulgini, sono un artista nato a Taranto, vissuto a Livorno e attualmente a Torino; ti dico questo giusto per mettere in rilievo la distanza (e non solo geografica) tra le città.
Come te, per quanto da me letto, vivo il contrasto tra il naturale richiamo al mare, essendo oltretutto uno che si è dedicato lungamente alla “pratica” della vela, e l’attrazione forte per quest’ambiente a me sconosciuto che è la montagna. Vivo in un quartiere dal nome e dai contenuti fortemente suggestivi, Barriera di Milano, un quartiere che ha visto partendo dal 1955 una lenta immigrazione, all’inizio solo quasi di pugliesi e successivamente da parte del resto del mondo. Da questo quartiere come da quasi tutta Torino si ha la fortuna di poter vedere le montagne che la circondano e devo dire che per me, non so per gli altri, abituato a vedere solo orizzonti piatti di color blu, grigio, verde, poter allungare lo sguardo fino alle cime spesso innevate è un opportunità incredibile per avere sempre presente dove rifugiarsi con la mente finalmente liberi e lontani da molto. Ti scrivo perché ultimamente mi è capitato di leggere alcune tue cose; avevo assisto anche ad una tua conferenza qui a Torino durante il salone del libro ed è inutile ti stia a dire quanto sia stato piacevole ascoltarti; ma dicevo, un libro mi ha particolarmente colpito “Sulle tracce di Nives”.
Cercherò brevemente di raccontarti delle cose che hanno a che fare con il mio percorso artistico. Anni fa tra l’altro feci un lavoro che si intitola “ HAIRETIKOS – OPERA VIVA”. Hairetikos è un titolo che adopero dal 2001 per quasi tutti i miei lavori, l’etimo dal Greco (colui che sceglie), lo uso come sorta di certificato di garanzia atto a vidimare il mio tentativo di dichiararmi uomo libero. Il secondo titolo è na’ bellezz,(come si direbbe a Napoli), perché fa riferimento ad un termine nautico e nel contempo ad una mia intenzione. Sullo scafo delle barche esiste una linea che si chiama “linea di galleggiamento”, questa linea divide la barca in due parti, una emersa e una sommersa, notoriamente, per i pratici di mare, la parte sommersa si chiama “OPERA VIVA”. E’ interessante riflettere che in questo caso la parte viva della barca sia la parte invisibile, la parte che si relaziona con gli “Abissi”.













Ti risparmio, per non dilungarmi troppo, la descrizione del lavoro vero e proprio. Ho voluto soffermarmi solo sul titolo perché da questo nasce un ulteriore lavoro che vorrei sottoporre alla tua attenzione. Nel 2007 incomincio a girare per mercatini di vario genere cercando fotografie -e non cartoline- ritraenti montagne, queste foto partono all’incirca dai primi del 900 sino ad arrivare agli anni ’70. L’idea nasce da una domanda molto semplice, perché tanta fatica è stata fatta? Attrezzature precarie e non certo efficienti come quelle di oggi, macchine fotografiche analogiche e non certo digitali dai facili scatti usa e getta, strade allora molto più impervie di ora, perché tanta fatica per poi riportare come unico ricordo tangibile foto che non ritraggono gli autori stessi del viaggio?
A queste foto, per riportarle in vita, con la possibilità che è data all’arte, ho apposto esclusivamente una linea rossa. La linea come confine tra il basso e l’alto, la linea per mettere in evidenza la vetta, la linea che diventa linea di galleggiamento, dove però le parti dell’emerso e del sommerso si invertono, l’Opera Viva che diventa quella dove le montagne toccano il cielo, sorta di chiglie immerse nel mare infinito cielo.
Mi avvalgo dell’esperienza di queste persone, dei loro ricordi, dei loro sogni, delle loro “intenzioni”.
Ho pensato nettamente che queste foto, da me recuperate è così rivitalizzate, diventino dei ritratti, non fisiognomici dei loro autori, ma ritratti appunto alla loro intenzione….
Ne ho raccolti 48 uno più bello dell’altro, uno più commovente dell’altro.
Mi fermo qui, non ne parlo ulteriormente, perché ho letto quello che hai scritto, e tu, un milione di volte, sai farlo meglio di me. Alle parole dai immagine e forza, come per me un pochino è dato fare con altri sistemi espressivi.
Fra un mese farò una mostra a Torino e mi piacerebbe, e tu dirai -grazie al cavolo- se volessi dedicare due righe, io una riga , a queste cose ritrovate. Ne sarei onorato, felice, più che altro per dare “il giusto” contributo a queste cose che altrimenti sarebbero finite nei cassetti di chissà cosa e chi.
Per ultimo, ti invio qualche immagine di queste foto, te ne mando poche per non intasarti la posta e te le invio senza averne fatto una scelta, sarebbe ingiusto nei confronti degli autori.
Ti ringrazio indipendentemente dalla tua partecipazione, già solo per l’ascolto e soprattutto per quello che hai già fatto.

Ciao Alessandro Bulgini ]…