Alejandro Campins – Perpetuate-dislocate-perpetuate

Roma - 25/11/2021 : 19/02/2022

Le opere veicolano un approccio personale a uno dei temi più antichi dell'arte: il trascendente.

Informazioni

Comunicato stampa

La mostra Perpetuate – dislocate – perpetuate dell'artista Alejandro Campins presenta un gruppo di dipinti a olio su tela, disegni e tempere all'uovo su legno, tutte opere rappresentative di due serie recenti: Badlands e Tibet. Le opere veicolano un approccio personale a uno dei temi più antichi dell'arte: il trascendente.

La sua azione su questi paesaggi non è quella di un osservatore tradizionale, ma piuttosto di un archeologo, un antiquario o un testimone

Il suo occhio è immerso nell'esperienza immediata dell'abitare il qui e ora, e da questo sottrae le componenti con cui costruire un canone di bellezza capace di trascendere i limiti prestabiliti del sublime, del patetico, del temibile, del sacro e del barbaro. Dietro questo particolare procedimento incanala una delle sue ossessioni primarie: la rappresentazione della verità e la verità della rappresentazione

Se Badlands ci immerge nel misticismo del Deserto Dipinto dell'Arizona, Tibet ci conduce in una delle geografie più interessanti del mondo contemporaneo: l'altopiano settentrionale dell'Himalaya, il Tibet, conosciuto come il Tetto del Mondo. Per Campins la bellezza non è un aneddoto basato sul trionfo di alcune immagini su altre, o di alcuni ricordi su altri. Bensì è un viaggio verso il centro della verità; è saper dimorare nell'ombra delle armonie più delicate della magnifica opera naturale.

- estratto da un testo di Luis Sicre

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The exhibition Perpetuate – dislocate – perpetuate by artist Alejandro Campins gathers a group of oil paintings on canvas, drawings, and egg tempera on wood; representative works of two recent series: Badlands and Tibet. The works are personal approaches to one of the oldest topics in art: transcendence.

His action on these landscapes is not one of a traditional observer, but rather of an archaeologist, an antiquarian or a witness. His eye is immersed in the immediate experience of inhabiting the here and now, and from this he subtracts the components with which to construct a canon of beauty capable of transcending arranged limits concerning the sublime, the pathetic, the fearsome, the sacred and the barbaric. Behind this particular procedure he channels one of his primary obsessions: the representation of truth and the truth of representation.

While Badlands immerses us in the mysticism of the Painted Desert of Arizona, Tibet take us into one of the most interesting geographies in the contemporary world: the northern plateau of the Himalayas, known as the Roof of the World. For Campins, beauty is not an anecdote based on the triumph of some images over others, or of some memories over others. It is a journey to the centre of truth; it is knowing how to dwell in the shadows of the most delicate harmonies of magnificent natural work.

- excerpt from the text by Luis Sicre