Aldo Mondino – Ottomané

Venezia - 01/06/2013 : 31/07/2013

Durante la kermesse d’arte più importante al mondo, Venezia punta due riflettori sul multiforme lavoro di Aldo Mondino che -in concomitanza della 55. Biennale Internazionale d’Arte- è presente con la personale Ottomané, nella suggestiva antica farmacia sede della Berengo Collection, e con la collettiva Glasstress, presso Palazzo Cavalli-Franchetti, la Scuola Grande Confraternita di San Teodoro e il Berengo Centre for Contemporary Art and Glass.

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Comunicato stampa

Durante la kermesse d’arte più importante al mondo, Venezia punta due riflettori sul multiforme lavoro di Aldo Mondino che -in concomitanza della 55. Biennale Internazionale d’Arte- è presente con la personale Ottomané, nella suggestiva antica farmacia sede della Berengo Collection, e con la collettiva Glasstress, presso Palazzo Cavalli-Franchetti, la Scuola Grande Confraternita di San Teodoro e il Berengo Centre for Contemporary Art and Glass



La presenza di Aldo Mondino a Venezia in occasione della Biennale d’Arte appare quasi naturale non solo per il contributo che l’artista torinese ha dato all’arte contemporanea italiana e internazionale, ma anche perché uno dei suoi temi preferiti è stato il confronto con l’Oriente di cui Venezia è sempre stata anello di congiunzione privilegiato.
Tutto il lavoro di Mondino è intessuto di rapporti con le culture dell’Est del mondo, ma anche con l’Orientalismo europeo di fine Ottocento. Nella splendida cornice della “Vecchia farmacia” della Berengo Collection -in cui sono stati sapientemente mantenuti gli arredi d’epoca in legno intarsiato, a due passi da Piazza San Marco- Ottomané, a cura di Valerio Dehó, presenta dal 2 giugno al 31 luglio una ventina di opere che illustrano questo aspetto del lavoro dell’artista torinese.

È nota la predilezione di Aldo Mondino per il meraviglioso, per un’arte sensuale e colta, sempre sorprendente e piena di coups de théâtre. Tale fascinazione per la raffinatezza viene raccontata in mostra sia dai suoi gioielli – capolavori dell’oreficeria realizzati a Valenza da suoi progetti e con la sua supervisione – sia dal lavoro Jongleur, sintesi perfetta tra il vetro di Murano e il bronzo, realizzato da Berengo Fine Art, che ricorda l’Oriente per la perfezione tecnica e il gioco dei rapporti tra i materiali.
Vi sono tracce e profumi d’Oriente nei suoi tappeti dipinti o realizzati con granaglie, semi, caffè; così come in Dumauntai, scultura in ceramica che ritrae una coppia di gemelle siamesi il cui titolo in piemontese vuol dire “diamoci un taglio”: un’ironia, certamente non politically correct, per definire i due ieratici volti femminili dai tratti orientali e dall’acconciatura in perfetto stile thai.

La mostra veneziana diventa inoltre occasione di confronto tra l’artista torinese e uno dei suoi punti di riferimento nella storia dell’arte: Edouard Manet, protagonista negli stessi giorni di una grande mostra a Palazzo Ducale. Mondino ha ripreso diverse opere di Manet, come Le philosophe, e anche suoi personaggi e temi come nell’opera geniale dal titolo Ottomané (1992) in cui in otto quadri, un vaso di fiori dell’artista francese viene da lui interpretato. L’occasione della personale di Mondino durante la Biennale diventa così motivo per confronti e rimandi tra arte moderna e contemporanea assolutamente straordinari.

Aldo Mondino ha ripreso lo spirito orientale della ricercatezza delle forme e della materia, la sensualità delle linee e del colore, il gioco del movimento con le sue famose “turcate”, in cui accanto alla gestualità della pittura che accompagna la danza dei dervisci spesso sovrapponeva elementi decorativi.
S’incontra qui un’altra caratteristica importante della sua opera: l’aver elevato ad Arte la decorazione, il mosaico, la ceramica, il vetro. Già nella celebre serie degli Iznik non solo veniva ricordata la città bizantina e poi turca di Nicea, sede di due concili importantissimi, ma venivano rappresentate anche le celebri maioliche ottomane.

È in questo ambito concettuale che s’inscrive la partecipazione di Mondino alla collettiva Glasstress evento collaterale della Biennale giunto alla sua terza edizione. Intento della mostra è quello di rivelare come gli artisti contemporanei usino il vetro quale mezzo espressivo d’eccezione. Per molto tempo, soprattutto a Venezia e Murano, il vetro è stato associato alla mera decorazione, ed è stato sottovalutato il suo utilizzo per la realizzazione di opere di grandi artisti.

A Glasstress, Mondino è presente con la scultura Angurie senza fine, una colta e, come sempre, ironica citazione della celebre "Colonna senza fine" di Bracusi, realizzata a Murano nel 2003.

Accanto a lui, tra gli altri: Ron Arad, Cai Guo-Qiang, Mona Hatoum, Joseph Kosuth, Mimmo Paladino, Tony Oursler, Joana Vasconcelos, Zhan Wang.