Aldo Grittani – Il ritmo di un luogo qualunque

Bari - 15/01/2013 : 15/02/2013

Grittani prosegue la ricerca avviata nei precedenti progetti (Il senso dei luoghi in metri quadri, Il paesaggio di sempre, ecc.-), esplorando e interpretando i paesaggi periurbani, luoghi ibridi al confine tra città e campagna, attraverso un metodo di indagine sempre più preciso e sviluppando uno stile narrativo-figurativo sempre più personale ed efficace integrando il linguaggio delle immagini con quello verbale e testuale.

Informazioni

Comunicato stampa

Martedì 15 gennaio 2013 alle ore 19.00, nel suggestivo e maestoso Ex Palazzo delle Poste (Piazza Cesare Battisti, Bari), si terrà l’inaugurazione della personale di Aldo Grittani “Il ritmo di un luogo qualunque”, a cura di Adele Marini, organizzata in collaborazione con la galleria F.Project – Fiorito – Foto - Film (www.fproject.it).
Interventi sonori live a cura dei The Basement in occasione dell'apertura martedì 15 gennaio e poi a seguire venerdì 25 gennaio e venerdì 15 febbraio


Grittani prosegue la ricerca avviata nei precedenti progetti (Il senso dei luoghi in metri quadri, Il paesaggio di sempre, ecc.-), esplorando e interpretando i paesaggi periurbani, luoghi ibridi al confine tra città e campagna, attraverso un metodo di indagine sempre più preciso e sviluppando uno stile narrativo-figurativo sempre più personale ed efficace integrando il linguaggio delle immagini con quello verbale e testuale. Un appunto, inoltre, va fatto sull'allestimento, affatto casuale, che, attraverso il recupero e l'utilizzo di materiali solitamente usati nell'ambito delle coltivazioni agricole crea un suggestivo dialogo e un corto circuito di rimandi fra immagini fotografiche/testi/architettura, contenuti e contenitore.
“La mia attenzione – scrive l'autore - si è diretta su una piccola area periurbana ai margini della città nella quale vivo. Si tratta di un luogo che sarà interessato da un progetto di riqualificazione urbana che ne prevede la trasformazione. Ho percorso ed esplorato i luoghi, ho cercato di coglierne il carattere, di raccontare il loro paesaggio e la mia esperienza di attraversamento. Le immagini, le annotazioni e la mappa sono l'esito di una ricerca individuale volta a comprendere e a raccontare i luoghi, "un lavoro di esplorazione e di tessitura, raccolta di segni, esplicitazione di nessi, riconoscimento di emozioni e attribuzioni di senso" (Jedlowski, 2008).
Penso sia necessario porre attenzione ai luoghi che abitiamo, ma che non vediamo e non "pensiamo". Si tratta di paesaggi periurbani disarmonici, improvvisati, in continuo divenire, contesi. Sono luoghi nei quali le rovine e la natura stabiliscono inattese e intense relazioni. Tali dinamiche rendono affascinanti questi paesaggi, li rendono fotogenici. Lasciano spazio all’immaginazione, permettono di pensare futuri possibili.
In una società “le cui macerie non hanno più il tempo di diventare rovine” (Augé, 2004) probabilmente si deve riflettere più profondamente sul progetto dei paesaggi periurbani e su come e quando interessarli da trasformazioni. Se da un lato porre limiti alla progettualità possibile ne riduce le potenzialità e comunque scalfisce la libertà di colui che progetta, dall’altro alcuni paletti vanno fissati.
La fotografia, in questo caso, può essere uno strumento molto utile per leggere e interpretare i luoghi, per riflettere sugli stessi, per supportare con efficacia processi di coinvolgimento degli abitanti nelle decisioni relative ai luoghi stessi.
Non esclusivamente come ad uno strumento al servizio delle scienze sociali piuttosto come un'arte che a volte prova ad accostarsi al "mondo della vita" e persegue, in modo lieve, obiettivi utili per la collettività.

Nel caso dell’area che ho attraversato la presenza di un progetto di trasformazione già pronto ha affrancato la fotografia da responsabilità sociali e le ha permesso di raccontare i luoghi liberamente. L’esperienza dei luoghi è diventato quindi un processo aperto ed inatteso: non un cammino lineare ma un percorso frammentato, di soste e di ripartenze, un ritmo di aperture e di chiusure, che genera in chi lo compie cambiamento e profondità.
"Il ritmo di un luogo qualunque" potrebbe anche interpretarsi come un piccolo atto territorializzante, come il tentativo di offrire ai luoghi qualche momento di attenzione e di cura, prima del loro oblio. Depositi attrezzi diroccati, allineamenti di tufi di vecchi vigneti, vegetazione ormai secca e abbandonata, recinzioni arrugginite, detriti e macerie si mettono in posa, pronti per la loro ultima fotografia.
Sono luoghi sospesi, fermi. Sono ormai “fuori tempo” e lontani dalle dinamiche territoriali che caratterizzano i luoghi governati dall’uomo. Sono residui, Terzo Paesaggio (Gilles Clément, 2004).”