Alberto Pasini – L’Oriente

Torino - 06/02/2014 : 29/06/2014

La mostra, curata dal professore Giuseppe Luigi Marini e realizzata in collaborazione con Arte Futura di Giuliana Godio, rappresenta il secondo appuntamento con gli “omaggi” alla pittura dell’800 e affronta il periodo orientalista del pittore emiliano.

Informazioni

Comunicato stampa

A un anno di distanza dalla mostra dedicata ad Antonio Fontanesi, la Fondazione Accorsi – Ometto ospita nelle sale del Museo una rassegna monografica intitolata ad Alberto Pasini.

L’esposizione, curata dal professore Giuseppe Luigi Marini e realizzata in collaborazione con Arte Futura di Giuliana Godio, rappresenta il secondo appuntamento con gli “omaggi” alla pittura dell’800 e affronta il periodo orientalista del pittore emiliano che nacque a Busseto, in provincia di Parma, il 3 settembre 1826 e morì a Cavoretto il 15 dicembre 1899


Accanto a una sessantina di opere , per lo più di collezionisti privati, sarà esposta per la prima volta una serie di fotografie e di disegni, appartenenti ai discendenti del pittore, testimonianza storica fondamentale per comprendere il vissuto del grande artista.

Esistono numerose analogie tra Fontanesi e Pasini: entrambi attivi nel XIX secolo, nacquero in Emilia, da famiglie economicamente disagiate, a distanza di quasi un decennio l’uno dall’altro; dopo essersi formati in accademie provinciali (in quella di Reggio, Fontanesi e di Parma, Pasini), accorsero come volontari alla prima guerra di indipendenza.
A Torino esposero alla Promotrice in numerose rassegne e si stabilirono definitivamente nella capitale sabauda, diventando piemontesi d’adozione: Fontanesi, per via della sua attività didattica presso l’Accademia Albertina, trovò casa nel 1869 in centro città; Pasini, anche per via delle sue frequentazioni con artisti pedemontani e della speciale amicizia con il collega Carlo Felice Biscarra, suo grande ammiratore, nel 1870 decise di vivere in Piemonte in una ridente villa con tenuta, a Cavoretto.
Alberto Pasini, a livello internazionale, è assai più noto di Antonio Fontanesi: le opere del bussetano sono infatti presenti in ben trentasette istituzioni museali del mondo.

Pasini, che nella prima giovinezza fu un abile litografo, si trasferì a Parigi nel 1851, dove cominciò a trarre ispirazione nei suoi paesaggi dalle novità della scuola di Barbizon. Nel 1855, riuscì ad aggregarsi alla missione diplomatica Bourée presso lo scià di Persia, compiendo un lungo viaggio nel favoloso «Oriente». Al suo ritorno a Parigi, dopo due anni, sanzionò il proprio addio alla litografia con una splendida serie di dodici vedute. Con i dipinti dedicati all’Oriente, realizzati da chi i luoghi li aveva visti e vissuti dal vero, al contrario della maggior parte dei suoi colleghi che invece lavoravano nell’orientalismo di convenzionali fantasie, acquistò rapidamente una larga notorietà, assecondata dall’abile professionalità del proprio mercante, il celebre Adolphe Goupil. Non fu che una prima esperienza, ribadita in successivi viaggi in Egitto, Sinai, Palestina, Libano e Siria durante il 1859, a Costantinopoli nel 1867 e di nuovo nel 1869. Fu proprio al secondo ritorno da Istanbul che, a Torino, Pasini trattò l’acquisto della casa di Cavoretto, che gli tornò comodo rifugio, l’anno successivo, per sfuggire al conflitto franco-prussiano e si rivelò logisticamente «strategica» per i suoi interessi parigini.
Dopo un’ultima volta a Istanbul e in Turchia nel 1873 e un successivo viaggio iniziato nel 1876, ma interrotto a Vienna, per via delle notizie sui fatti di Salonicco, Pasini rientrò in Italia, facendo tappa a Venezia: qui egli scoprì una preziosa alternativa – per colori, forme e luci – con l’amatissimo Oriente. Lo stesso accadde durante i due viaggi in Spagna – nel 1879 e nel 1883 – in compagnia del famoso orientalista Gérôme: a Cordoba e a Granada infatti il pittore rimase folgorato dalle fascinose atmosfere moresche degli edifici storici delle due città iberiche che determinarono un suo rinnovato campo di azione.
Se i Salon parigini decretarono la sua fama internazionale di sommo pittore orientalista, in realtà fu Torino che, un anno prima della morte, gli rese il più importante omaggio-riconoscimento, presentando all’Esposizione Nazionale del 1898, ben 193 studi dal vero che costituivano la personale collezione, conservata nell’atelier della villa di Cavoretto.

La mostra di Pasini si sofferma dunque sul versante «orientalista», cioè quello baricentrico della più ricca e celebrata vena del pittore, con i conseguenti corollari delle divagazioni veneziane e iberiche, legate a una consonante ispirazione. Analizzerà, quindi, il versante dell’espressione del pittore più universalmente noto, apprezzato e numericamente cospicuo dell’attività dell’autore dopo il 1855.

For the second time, the Accorsi - Ometto Foundation pays homage to the painting of Nineteenth Century, with an exhibition dedicated to Alberto Pasini (Busseto, 1826 - Cavoretto, 1899), one of the most famous Italian orientalist.
The exhibition is curated by Professor Giuseppe Luigi Marini and realized in collaboration with Arte Futura of Giuliana Godio.
Beside a sixty works, mostly from private collections, a series of photographs and drawings belonging to the descendants of the painter is exhibited for the first time: they are an historical crucial evidence for understanding the life of the great artist.
Alberto Pasini is a very well known painter and his works are present in thirty-seven museums in the world.
He was born in Emilia from a poor family, he attended the Academy of Fine Arts in Parma and he exhibited in numerous Italian expositions and Parisian Salons. Then, after a long stay in Paris, where he became famous as an Orientalist painter, in 1870 he settled in Cavoretto, near Turin.
His luck began in 1851 when he moved to Paris and was inspired by the landscape painting of the Barbizon school. In 1855, he joined the diplomatic mission Bourée among the Shah of Persia, making a long trip to the fabulous 'East' that lasted almost two years. That was the first of a long series of successive trips to Egypt, Sinai, Palestine, Lebanon, Syria and Turkey made between 1859 and 1876. In 1876 Pasini returned definitively to Italy and maked a stop in Venice: here he discovered a valuable alternative - for colors, shapes and lights - with the beloved East.
The same happened during two trips to Spain - in 1879 and in 1883 - in the company of the famous Orientalist Gérôme: in fact the painter was fascineted by the Moorish atmosphere of the historic buildings in Cordoba and Granada.
In 1898 at the National Exhibition of Turin the Piedmont city gave him a last important tribute – recognition: on that occasion he exhibited 193 studies from real, his personal collection preserved in the atelier of the Cavoretto’s villa.
Therefore Pasini's exhibition focuses on the 'Orientalist' side that is the best known, appreciated and numerically significant.