Alberto Finelli – Un incontro fortunato

Milano - 19/03/2013 : 13/04/2013

“As time goes by” è infatti il titolo di un disegno e di un intarsio realizzato espressamente per questa sua mostra personale. Leitmotiv di “Casablanca”. Ma l’orologio che vi campeggia è da stazione ferroviaria, elemento altrimenti rivelatore che ci fa ricredere sulla prima impressione. Non memento mori, ma trepidazione per l’attesa di un evento propizio, forse di un incontro.

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Comunicato stampa

Nel mondo dell’arte, assurto a sistema commerciale e finanziario globale con le sue fiere e le sue borse, a chi compete oggi il compito di scoprire nuovi talenti? Spetta ancora ai galleristi, quali, nel Novecento, figure come un Ambroise Vollard o un Leo Castelli, o agli assets managers? Limitiamoci a dire che a noi il giovane Alberto Finelli è piaciuto subito, sorridente e sorpreso nello scoprire, lui, una galleria d’arte prossima al Teatro Verdi di Milano da dove se ne usciva per avervi ritirato una sua opera grafica

E ancora di più ci è piaciuto quando, con riguardo e la tranquillità consapevole di chi ha già ricevuto consensi qualificati, ha estratto dalla cartella l’acquaforte appena ritirata per mostrarcela. Infine ci è piaciuto quando ci siamo lasciati con l’intesa di rivederci al più presto nel suo studio per vedere il “resto”. Ora, parafrasando il criterio giudiziario, tre gradimenti fanno una scoperta. Confermata dalla visione in atelier delle sue opere al nero. Alla lettera: a prevalenza di nero, eleganti narrazioni senza implicazioni ermetiche. Disegni, acqueforti, intarsi di ebano e bosso, ispirati questi ultimi alle tarsie di Lorenzo Lotto. Opere che a prima vista paiono venate di precoce malinconia, di una laurenziana rassegnazione allo scorrere del Tempo che si fugge tuttavia. “As time goes by” è infatti il titolo di un disegno e di un intarsio realizzato espressamente per questa sua mostra personale. Leitmotiv di “Casablanca”. Ma l’orologio che vi campeggia è da stazione ferroviaria, elemento altrimenti rivelatore che ci fa ricredere sulla prima impressione. Non memento mori, ma trepidazione per l’attesa di un evento propizio, forse di un incontro. Sospensione dell’Ora, non il suo scorrere ineluttabile. O le due cose insieme in una ambivalente, ma non cupa, atmosfera di controluci e ombre al nero di grafite, di inchiostro calcografico o di ebano a seconda delle tecniche. Dinanzi alle quali, anche a quelle meno frequentate, il Nostro non indietreggia, al contrario alza la sfida, come fa proponendosi di realizzare, per questa mostra e insieme al padre Pietro, artista di fama, un tappeto artistico di 165x255 cm, riproducente in bianco e nero una scena alla Truffaut. (Dorino Iemmi)

Alberto Finelli (nato a Sant’Agata de Goti nel 1986) vive e lavora tra Milano e Monaco di Baviera. Laureatosi in Grafica presso l’Accademia di Belle Arti di Brera nel 2010, al momento studia Arti visive presso l’Akademie der Bildenden Künste di Monaco di Baviera. Tra le sue già numerose esposizioni ricordiamo la personale nel 2009 alla MC Gallery di New York eD a La Générale en Manufacture di Parigi nel 2011 e più recente nel 2013, insieme all’artista americano Ray Smith, alla Galleria Formentini di Milano. L’artista ha partecipato a diverse residenze internazionali, tra cui il Leipzig International Art Center di Lipsia, nel 2011, ed ha curato diverse mostre collettive, tra cui Die Spur, Subtópos e Servus! presso il Gartenhaus der Kunst di Monaco di Baviera rispettivamente nel 2010 e nel 2011.