Acque di maremma

Firenze - 02/12/2011 : 11/12/2011

In mostra le opere del Gruppo Eventi (Grosseto).

Informazioni

  • Luogo: PALAZZO BASTOGI
  • Indirizzo: Via Camillo Benso Conte Di Cavour 18 - Firenze - Toscana
  • Quando: dal 02/12/2011 - al 11/12/2011
  • Vernissage: 02/12/2011 ore 17
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: dal Lunedì al Venerdì 14,00 – 18,00.

Comunicato stampa

Acque di Maremma

Le acque di Maremma un tempo erano paludose e stagnanti, mentre oggi sono bonificate e salubri, in continuo movimento. Questo movimento, vitale e dilagante, sfida continuamente gli argini con la stessa energia e voglia di confrontarsi che anima il lavoro degli autori in mostra. Il gruppo di artisti che si riunisce intorno alla galleria “Eventi” di Grosseto è noto, ormai da anni, per la volontà di dialogare con il pubblico e con gli altri operatori culturali della città, rifuggendo anacronistiche velleità di rappresentare una élite creativa o una presunta “scuola maremmana”

Perché gli artisti di “Eventi” non condividono programmi o manifesti, ma un esplicito riferimento a radici culturali comuni. A tenere insieme questo gruppo è difatti una questione poetica: l’idea di poter raccontare la propria terra e la propria storia senza inibizioni, con l’intento di rivendicare una propria specificità e una propria urgenza espressiva. Per farlo, hanno scelto linguaggi eterogenei, ma in continuità con la tradizione del novecento: dalla figurazione dipinta e scolpita, alle astrazioni e ai polimaterismi da cavalletto, questo gruppo di pittori non reagisce al dilagare delle installazioni o dei marchingegni tecnologici, ai video o a quegli oggetti che troppo spesso rinunciano al senso estetico per promuovere una linea modernista e sperimentale dell'arte; al contrario, con “Acque di Maremma” si vuol tornare a proporre un senso della bellezza condiviso e comprensibile, un invito sereno alla contemplazione e all'evasione. In una realtà complessa e indecifrabile come quella odierna, in cui il mondo può sembrarci ridotto in frammenti privi di significato, in schegge sminuzzate ed esplose nel vuoto, questi artisti riescono a isolare ciò che corrisponde a una personale visione ontologica e a celebrarlo nello sforzo creativo. In altre parole, cercano la felicità rivisitando e reinterpretando ciò che li circonda, per dargli senso e ordine, e letteralmente “creano” un mondo diverso e alternativo in cui rifugiarsi per trovare riparo dall'angoscia e dal dolore. Ad esempio, attraverso la sua pittura Lafavia non persegue formalismi e innovazioni fini a sè, ma esprime, e lo fa attraverso un percorso evolutivo che dalle origini figurative icastiche si è mutato in sintesi impressionista e infine in pittura di “macchia”, prima con radici organiche e poi con esiti totalmente astrattizzanti; una pittura di macchia e materia che lega il pittore toscano alle specifiche radici culturali del suo territorio. Alla tradizione toscana è legata anche la scultura di Lazari, che modella la figura umana in forme eleganti ed essenziali, rigorose nella semplicità compositiva e nell'uso di una tecnica controllata. Il talento dell'autore grossetano, definendosi nelle pratiche di un artigianato qualificato e competente, ci suggerisce che l'arte non deve essere solo proposta concettuale e riflessione dinamica sul mondo contemporaneo, ma anche risposta all'urgenza espressiva di comunicare uno stato d'animo e al tempo stesso offerta al pubblico di uno stimolo emotivo in grado di appagare la necessità di bellezza, così come quest'ultima viene intesa da secoli. Bellezza che troviamo anche nei paesaggi silenziosi di Ardenghi, che riproducono borghi toscani deserti e abbandonati, con cieli plumbei e finestre sprangate. Una sottile malinconia, una dolente partecipazione pervade queste icone moderne, descritte con tecnica lenta e meditata. Nelle sue opere non ci sono difatti istanze d'impulso espressionista o informale, ma una materia cromatica composta in stesure piatte, quasi virtuali e artificiali, come elaborate da un software digitale. Frutto di meditazione sono anche le opere di Andrea Massaro, il cui universo creativo, come dice Alessandra Barberini, “ci introduce ed accompagna in una dimensione da vivere attraverso sensi e psiche: composizioni raffinate, frutto di grande meditazione, rigore, costante ricerca cromatica e formale, opere non solo da guardare, ma da ascoltare, toccare, ricreare nell’immaginazione fino all’estremo di un’identificazione quasi fisica con essa. Tutta la sua opera è caratterizzata da un profondo senso di di misura, di ricerca continua, spasmodica per togliere il superfluo ed arrivare all'essenza, spogliarsi di tutto per raggiungere un punto di equilibrio”. All'opposto, le opere di Antonella Giordano non tolgono il superfluo, ma lo aggiungono, sedimentando strati di realtà che creano assemblaggi inediti e irrazionali. Come dice Claudia Gennari: “L'irrazionalità sembra farla da padrone nei dipinti di Antonella Giordano. Il fato sta nelle sue scritture vorticose di colore, veloci, nervose, scattanti”.
Comunque in tutti i casi, in quelli più avanzati e in quelli meno audaci, queste opere testimoniano il bisogno di dire, attraverso le immagini, quello che spesso è taciuto dal linguaggio verbale e dai luoghi comuni visuali della pubblicità e della televisione. Ci dicono, in modo a volte disperato e a volte fiducioso, che vale la pena esplorare la realtà e raccontarla dal proprio punto di vista. Ne esce un desiderio di non arrendersi al silenzio, di credere che ci siano ancora possibilità di trasformare le proprie idee in un’esperienza concreta. Quella di “Acque di Maremma”.

Mauro Papa