a question of vibrancy/earthly sight

Firenze - 25/03/2022 : 21/05/2022

La mostra "a question of vibrancy/earthly sight” è interessata a fornire una serie di risposte in merito alla nozione stessa di luogo.

Informazioni

  • Luogo: EDUARDO SECCI FIRENZE
  • Indirizzo: Piazza Goldoni, 2 - Firenze - Toscana
  • Quando: dal 25/03/2022 - al 21/05/2022
  • Vernissage: 25/03/2022 ore 16
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: martedì - sabato, 10.00 - 13.30 / 14.30 - 19.00
  • Uffici stampa: THE KNACK STUDIO

Comunicato stampa

a question of vibrancy/earthly sight

Natalie Ball, Khari Johnson-Ricks, Maria Maea, Azikiwe Mohammed, Devin N. Morris, Ambrose Rhapsody Murray, Elise Peterson, Adee Roberson, Khalif Tahir Thompson

A cura di Essence Harden

EDUARDO SECCI

Firenze, dal 25 marzo al 21 maggio 2022
Inaugurazione: venerdì, 25 marzo, 16.00 - 20.00


La galleria Eduardo Secci è lieta di annunciare la mostra “a question of vibrancy/earthly sight” negli spazi espositivi di Firenze, dal 25 marzo al 21 maggio 2022. A cura di Essence Harden, la collettiva riunisce Natalie Ball, Khari Johnson-Ricks, Maria Maea, Azikiwe Mohammed, Devin N

Morris, Ambrose Rhapsody Murray, Elise Peterson, Adee Roberson e Khalif Tahir Thompson.
La mostra "a question of vibrancy/earthly sight” è interessata a fornire una serie di risposte in merito alla nozione stessa di luogo, elaborando quella che il teorico Fred Moten chiama “l’idea del mondo” e che ha inaugurato i concetti di posizionamento gerarchico, impulso binaristico e una gamma di scopi limitati, focalizzati verso sanzioni e immobilità. Queste visioni fallite del mondo, in particolar modo Occidentali ed Europee, basate su dominio e supervisione, sono imposizioni di appartenenza e di (legittima) collocazione.
In questa occasione, la curatrice Essence Harden invita ad interrogarsi sull'assenza di luogo (placelessness) e su come questo gruppo di artisti affronta la sfera dell’insostenibile. Se “vedere la Terra, significa vedere come la terra”, allora qual è il potenziale radicale dell’abitare, "la vista dal nulla"? Non si presuppone che gli artisti della diaspora africana, latina e indigena americana siano legati a questo regno della conoscenza. Viene, invece, posta la domanda come, in particolare, gli artisti coinvolti abitano ed estendono lo spazio come epifenomeno all’interno delle loro opere, tracciando elasticità ed espansione, questioni topologiche, anziché ordine e gerarchia.
La collettiva presenta la risposta dei nove artisti attraverso una molteplicità di esperienze sensoriali.



La mostra sarà visibile anche on-line: www.eduardosecci.com/it/exhibitions.


Essence Harden è curatrice di arti visive e responsabile della programmazione del California African American Museum (CAAM) a Los Angeles, scrive per riviste e pubblicazioni del settore. Si è formata al Dipartimento di Studi Afro-Americani ed è candidata al Dottorato in Studi sulla Diaspora Africana dell’Università della California, Berkeley. Ha curato mostre in prestigiosi musei e gallerie, tra cui: California African American Museum (CAAM), Los Angeles; Los Angeles Contemporary Exhibitions (LACE); Museum of the African Diaspora (MoAD), San Francisco; Oakland Museum of California; El Segundo Museum of Art (ESMoA), Antenna Gallery, New Orleans. Nel 2018 è stata premiata con il Creative Capital, Andy Warhol Foundation Arts Writers Grant e nel 2020 con il Civic Media Fellow dell’Annenberg Innovation Lab. Inoltre, ha lavorato come consulente d’arte per il cinema e la televisione.

Natalie Ball (1980, Portland, Oregon, Stati Uniti) vive e lavora fra il sud dell’Oregon e il nord della California. La pratica dell’artista include installazioni, performance, tecniche tessili miste, scultura, pittura ed incisione. La sua poetica, radicata nelle sue origini afro-indigene delle tribù Modoc e Klamath, impiega materiali e narrazioni che rimandano agli antenati. Natalie Ball cerca di strutturare e ampliare la comprensione della cultura, identità e rappresentazione indigena. Le sue opere sono state esposte in musei e gallerie, tra cui: Sadie Coles HQ, Londra (2021); Blum & Poe, Los Angeles (2020); Berkeley Art Center (2020); Vancouver Art Gallery (2019); SculptureCenter, Queens, New York (2019); Gagosian, New York (2019); Museum of Contemporary Art North Miami (2018).

Khari Johnson-Ricks (1994, New Jersey, Stati Uniti) vive e lavora nel New Jersey. La pratica dell’artista multimediale si estende a diversi media, tra cui pittura, performance, murales, fanzine e spazi notturni. Crea soprattutto scene intricate ed esuberanti attraverso costruzioni in carta, dipinte con inchiostro gommalacca e acquerello. Esplorando il potenziale illusorio della carta, le opere sfruttano la piattezza grafica del mezzo per generare due forme di profondità. Una volta esposti, i suoi tableaux appaiono come portali verso regni onirici, mentre i passaggi vuoti della carta riportano l’osservatore al piano materiale del lavoro. Investiga temi che spaziano dalla famiglia alla comunità, dall’amicizia fino alla vita nel senso più ampio del termine, ispirandosi inoltre alle tradizioni del movimento vernacolare e alle arti marziali. Più recentemente ha esposto alla Night Gallery, Los Angeles (2021); Catinca Tabacaru Gallery, New York (2020); Jeffrey Deitch, Los Angeles (2019).

Maria Maea (1988, Long Beach, California, Stati Uniti) vive e lavora a Los Angeles. La sua pratica multidisciplinare include installazioni, performance, film e scultura. L’artista esplora concetti di ombra e gioco, approfondisce la sua connessione con l’origine e investiga i modi in cui interagiamo e concepiamo noi stessi all’interno delle realtà costruite da noi e per noi. In quanto samoana-messicana americana, vive diversi livelli d’identità. Si interroga sulla (dis)funzione del corpo di colore come merce capitalista, come una resistenza alla fissità somatica, un’analisi delle molteplicità della coscienza e la sopravvivenza come immigrati e americani di prima generazione. I suoi lavori sono stati presentati in musei e gallerie, tra cui: LaPau Gallery, Los Angeles (2021); Museum of Contemporary Art di Tucson (MOCA) (2021); Residency Art Gallery, Los Angeles (2019).

Azikiwe Mohammed (1983, New York, Stati Uniti) vive e lavora a New York. La sua pratica multidisciplinare mescola pittura, fotografia, scultura, performance e oggetti trovati, dando la priorità soprattutto alle esperienze, ai bisogni e alla soggettività delle persone di colore America. Attraverso il suo lavoro, l’artista spera di sostenere la comunità nera, concependo opere ed esperienze che permettono di essere riconosciuti e di generare uno spazio dedicato all’ascolto. Ha esposto al Crystal Bridges Museum of American Art, Bentonville (2021); Yeh Art Gallery at St. John’s University, New York (2021); David Kordansky Gallery, Los Angeles (2020); SCAD Museum of Art, Savannah (2019); MoMA PS1, Queens, New York (2018); Antenna Gallery, New Orleans (2018); Charlie James Gallery, Los Angeles (2017), tra gli altri.

Devin N. Morris (1986, Baltimora, Maryland, Stati Uniti) vive e lavora a New York. È fortemente interessato all’astrazione della vita americana e a sovvertire sistemi di valori tradizionali attraverso l’esplorazione dell’identità sessuale ed etnica. Le opere dell’artista sono realizzate con tecniche miste utilizzando pittura, fotografia, scrittura e video. La sua pratica privilegia manifestazioni di innocenza personale e atti di gentilezza, all’interno di paesaggi surreali ed elabora ambienti drappeggiati, che reimmaginano i confini sociali imposti alle interazioni maschili, platoniche e non. Tra i musei e le gallerie, che hanno presentato i suoi lavori: Deli Gallery, New York (2021); Lyles & King, New York (2021); San Diego Art Institute, San Diego (2019); Hales Gallery, New York (2019); New Museum, New York (2018); Terrault Contemporary, Baltimora (2017); MoMA PS1, New York (2016).

Ambrose Rhapsody Murray (she/they, 1996, Jacksonville, Florida, Stati Uniti) vive e lavora fra la Carolina del Nord e la Florida. Cucito, pittura, collage e sperimentazione materica, luogo d'incontro del misticismo e della spiritualità, costituiscono la sua arte divenendone la forza costitutiva. Attualmente l’artista realizza in particolare collage di tessuto in grande formato, legati ad un processo di esplorazione del nostro corpo e delle nostre terre come luoghi di memoria storica e dal potenziale mistico ed immaginifico. La sua poetica dedicata alle storie, vite e corpi delle ragazze nere, le donne e queer, si radica in un’etica fatta di cura, reverenza, intimità, viaggio attraverso il tempo, guarigione, dolore e attenzione alle storie dei defunti. Tra i musei e gallerie, che hanno presentato le sue opere: Nasher Museum of Art, Durham (2022); Fridman Gallery, New York (2021); Jeffrey Deitch, Miami (2021); Morán Morán Gallery, Città del Messico (2021); Afro-American Cultural Center at Yale, New Haven (2017).

Elise Peterson (1988, Washington D.C., Stati Uniti) vive e lavora a Los Angeles. L’artista multidisciplinare lavora con installazioni, scultura, collage, registrazioni sonore e immagini animate. La sua pratica visiva racchiude momenti storici intimi, privati del tempo lineare ed incollati su portali di fantasia, mentre uniscono esistenze interne ed esterne. Sul piano sociale, il suo obiettivo è quello di continuare a utilizzare l’arte come piattaforma per la giustizia sociale, rendendola accessibile a tutti tramite mostre di opere pubbliche. Ha esposto in mostre personali e collettive in spazi museali e gallerie, tra cui The Studio Museum in Harlem, New York (2019); Baxter St at the Camera Club of New York (2019); Paul Kasmin Gallery, New York (2018); Suite 7a, Sydney (2018). Le sue opere d’arte pubblica sono state presentate a Central Park, New York; Manhattan Bridge, New York; Fort Gansevoort, New York; Baie-Saint-Paul, Québec; Orchard St. Mural, New York.
Adee Roberson (1981, West Palm Beach, Florida, Stati Uniti) è un’artista interdisciplinare che vive e lavora a Los Angeles. La sua poetica consiste in un lavoro di meditazione sul simbolismo e la texture, sintetizzando performance ed installazione, fonde vibrazioni e visioni in technicolor attraverso dipinti astratti, video, collage, suono e delicate sculture. Le sue opere offrono una linea temporale sul movimento diasporico nero, intrecciando archivi sonori e familiari con gli elementi del paesaggio, ritmo e spiritualità. Questo tipo di linguaggio visuale è un metodo di elaborazione della visceralità del dolore, della commemorazione, del trauma e della guarigione. Ha presentato opere e performance in numerosi spazi espositivi: UTA Artist Space, Los Angeles (2021); Palm Springs Art Museum (2019); Antenna Gallery, New Orleans (2018); Contemporary Arts Center New Orleans (2018); MOCA Los Angeles (2018); Charlie James Gallery, Los Angeles (2017); Portland Institute of Contemporary Art (2016).

Khalif Tahir Thompson (1995, Brooklyn, New York, Stati Uniti) vive e lavora a New York. La sua pratica si concentra sul ritratto e la figurazione con soggetti che includono familiari, amici e figure culturali, collocati in ambienti costruiti. Lavora con la pittura ad olio, incorporando tecniche miste, collage e carta realizzata a mano, per costruire gli spazi astratti abitati dai personaggi raffigurati. L’artista considera la pittura come uno strumento per comprendere la complessità emotiva e psicologica della storia e dell’identità di un individuo, creando immagini che collegano l’uno al regno di un altro. Alterando la percezione e invocando empatia nei confronti dei propri soggetti, descrive la loro realtà attraverso una lente viscerale. Le sue opere sono state incluse in mostre e collezione, tra cui: The Grant Hill Collection, Orlando (2021); BUTTER Fine Art Fair, Indianapolis (2021); The Columbus Museum Permanent Collection (2020).

Eduardo Secci è stata fondata nel 2013 a Firenze e da giugno 2021 ha sede anche a Milano. Entrambi gli spazi presentano un doppio programma, che alle mostre della galleria affianca le proposte espositive di NOVO, il suo nuovo spazio sperimentale indipendente.