A occhi chiusi

Treviso - 14/06/2014 : 24/08/2014

Al Museo di Casa Robegan va di scena il progetto espositivo A occhi chiusi promosso dalla Fondazione Fabbri e dal Comune di Treviso all'interno della quarta edizione del festival F4 / un'idea di Fotografia.

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Comunicato stampa

Al Museo di Casa Robegan va di scena il progetto espositivo A occhi chiusi promosso dalla Fondazione Fabbri e dal Comune di Treviso all'interno della quarta edizione del festival F4 / un'idea di Fotografia. Curato da Carlo Sala, presenta i tre interventi personali di Simone Bergantini, Fabio Sandri e Davide Tranchina, autori che hanno assunto un ruolo di primo piano tra le ricerche sperimentali fotografiche contemporanee in Italia


Tradizionalmente la fotografia ha alimentato un rapporto dialettico con la realtà che al giorno d'oggi si è accentuato a livello di massa con la fotografia digitale amplificata dai social network, con il fenomeno dei "selfie" realizzati in modo semplice ed immediato. Al contrario ci sono delle ricerche autoriali che formalmente e concettualmente si basano su tempi dilatati e il bisogno di progettare l'immagine. Il titolo del percorso allude a quei lavori che non ritraggono la realtà in modo diretto, bensì sono il frutto di creazioni mediate e riflessive. Tutti e tre gli artisti parlano dell'uomo nella sua essenza attraverso i suoi segni intangibili e la percezione che ha delle cose senza cadere in alcuna forma di ritrattismo.
Simone Bergantini con la serie Addiction ci parla di una nuova forma di socialità globale che si esprime attraverso i tablet; i suoi lavori, quasi dei grandi monocromi neri, sono le tracce delle impronte lasciate dalle mani sui dispositivi touch screen. L'uomo non è rappresentato nelle sue fattezze visibili, ma attraverso queste impronte organiche che rimandano a segni e suggestioni antiche, forse archetipali, che strutturano una sorta di inconscio virtuale collettivo.
Anche Fabio Sandri porta in scena l'uomo nei lavori intitolati Autoritratti di tempi lunghi: una serie di fotografie processuali generate precedentemente dagli stessi fruitori. Il visitatore poteva mettersi in rapporto con una videocamera che inviava in diretta la sua immagine su della carta fotosensibile per creare un autoritratto: a seconda di quanto tempo la persona rimaneva ferma si generava una creazione dilatata in cui rapportarsi con sé stessi sostenendo la propria immagine. Oltre a questa serie è presente anche l'installazione Verticalità, dove la gente potrà abbassarsi e provare il dispositivo fotografico.
L'intervento di Davide Tranchina introduce la serie 40 notti a Montecristo, frutto di una residenza eccezionale in quest'isola praticamente inaccessibile: vi ha realizzato dei paesaggi che sono luoghi irraggiungibili, un altrove al confine tra realtà e sogno. Le immagini nate da quella esperienza mescolano momenti di realtà in apparenza inverosimile ad altri costruiti, che sembrano veri. Non è importante se queste siano o meno fittizie perché in fin dei conti sono paesaggi dell'anima, in cui non vi è una descrizione puntuale di un paesaggio ma la trasmissione di un ricordo di quello che è stato.
L'opera di questi tre artisti ci mostra un aspetto della fotografia non interessato ad una visione oggettiva, ma che al contrario vuol mettere al centro l'uomo con le sue percezioni per creare una realtà "altra".